Opinioni

La trasparenza (solo apparente) delle aliquote Irpef a scaglioni

La principale imposta italiana non è efficiente né equa e la base imponibile deve essere allargata

di Alessandro Santoro

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(REUTERS)

La principale imposta italiana non è efficiente né equa e la base imponibile deve essere allargata


4' di lettura

Il governo ha opportunamente scelto di rinviare a un’apposita legge delega il compito di una riforma organica del sistema fiscale, o quantomeno di alcune sue componenti fondamentali. La scelta è giusta perché obiettivi, approcci e strumenti di una vera riforma richiedono di essere condivisi da un punto di vista tecnico e politico. Se si può essere tutti d’accordo sulla necessità che le imposte siano efficienti, eque (in senso verticale e orizzontale), semplici e trasparenti, bisogna anche essere consapevoli del fatto che, in presenza di un vincolo di bilancio, non tutti questi obiettivi possono essere perseguiti nella stessa misura. Ne segue che la scelta dell’approccio diviene fondamentale.

Per chiarire i termini del problema, si pensi all’Irpef, la principale imposta italiana, pagata da 40 milioni di contribuenti, e quella più di ogni altra afflitta da problemi di inefficienza, iniquità e scarsa trasparenza. Se si parte dalla necessità di ridare all’imposta profili di equità verticale e orizzontale e di riduzione dei disincentivi alla partecipazione al mercato del lavoro regolare appare evidente che un approccio basato su un allargamento della base imponibile con contestuale riduzione delle aliquote effettive, sia medie sia marginali, soprattutto sui redditi da lavoro dipendente e autonomo di livello medio e basso, sarebbe quello preferibile. Questo implica riportare l’Irpef, nei limiti in cui questa operazione è ancor oggi ragionevole e fattibile, alla sua funzione originaria di imposta progressiva sui redditi della persona, siano essi da lavoro o da capitale, riassorbendo in tutto o in parte i regimi sostitutivi e gli innumerevoli meccanismi di erosione della base imponibile che si sono stratificati e sovrapposti negli anni.

Se, invece, si ritenesse prioritario completare la trasformazione dell’imposta sui redditi in senso compiutamente duale per garantire l’efficienza nell’allocazione del capitale e la competitività, allora tutti i redditi da capitale (imputati ed effettivi) dovrebbero essere tassati a un’aliquota proporzionale unica e uguale alla più bassa aliquota effettiva applicata ai redditi da lavoro. Questo implicherebbe che l’azione redistributiva dell’imposta personale sarebbe limitata alla tassazione dei redditi da lavoro e agli extraprofitti (i profitti ottenuti in eccedenza rispetto al normale tasso di rendimento del capitale investito).

Per quanto diversi, questi due approcci hanno in comune l’idea che l’Irpef debba tornare a essere un’imposta che svolge pochi ma essenziali compiti, e che altre finalità, come quella di incentivo a certi settori o di premio a determinati impieghi del reddito, siano invece secondari ed eventuali. Da questo segue che entrambi gli approcci sono compatibili con una revisione delle detrazioni non strutturali (diverse da quelle per tipi di reddito e per carichi familiari). Similmente, entrambi gli approcci sono coerenti con l’introduzione dell’assegno universale in sostituzione delle detrazioni Irpef per figli a carico e dell’assegno al nucleo familiare, salvo verificarne il disposto combinato degli impatti distributivi.

Una volta scelto l’approccio di fondo, quella degli strumenti è conseguente. Se si adotta la strada dell’allargamento della base imponibile, i regimi sostitutivi dovrebbero essere mantenuti solo se giustificati da particolari ragioni di efficienza o di equità. Tutte le risorse aggiuntive che il riassorbimento di questi regimi garantisce andrebbero destinate alla riduzione delle aliquote effettive sui redditi da lavoro dipendente e autonomo, e, in particolare, ai livelli a cui è noto che l’offerta di lavoro regolare tenda a risentire di livelli elevati delle aliquote. Se, invece, si adotta la strada della dualità integrale, tutte le diverse aliquote presenti nei regimi sostitutivi di tassazione dei redditi da capitale, finanziario e immobiliare, andrebbero allineate allo stesso livello.

Last but (certainly) not least si pone la questione della trasparenza. Sia un’imposta personale con ampia base imponibile che un’imposta che tassi i soli redditi da lavoro può utilizzare diverse forme tecniche di progressività, ovvero quella per scaglioni, per detrazioni e deduzioni, per classi o continua “alla tedesca”. Generalmente tutte queste forme di progressività garantiscono che l’aliquota media cresca in modo pressoché continuo al crescere del reddito e non è neppure difficile riprodurre lo stesso andamento dell’aliquota media utilizzando due diverse forme tecniche di progressività. Tuttavia, l’aliquota marginale, ovvero la quota di reddito che verrebbe assorbita dall’imposta se si guadagnasse un euro in più, cambia in modo discontinuo nei sistemi a scaglioni e per classi, mentre cambia in modo continuo nei sistemi “alla tedesca”. Questa differenza è rilevante perché l’aliquota marginale è quella determinante per la scelta se partecipare o meno al mercato del lavoro ovvero se dichiarare o meno le ore aggiuntive di lavoro o il reddito ottenuto da una commessa in più. I sistemi per scaglioni e per classi sono apparentemente più trasparenti, perché dovrebbe bastare conoscere lo scaglione di appartenenza per capire qual è l’aliquota marginale applicabile. Tuttavia, essendo gli scaglioni e le connesse aliquote generalmente comuni per tipologie di reddito che hanno caratteristiche diverse, i sistemi a scaglioni normalmente richiedono l’utilizzo di detrazioni aggiuntive, dette appunto detrazioni per tipo di reddito. L’utilizzo di queste detrazioni rende l’aliquota marginale effettiva ben diversa rispetto a quella apparente, e l’imposta è quindi molto meno trasparente di quel che sembra.

Inoltre, nell’attuale Irpef, una volta che il contribuente calcola la sua aliquota marginale effettiva scopre dei valori molto più alti rispetto a quelli dell’aliquota marginale formale. Contribuenti con un reddito molto simile prima delle imposte possono quindi avere redditi molto diversi dopo le imposte. Il sistema alla tedesca, essendo basato su funzioni continue di imposta differenziate per tipi di reddito, assorbe le detrazioni per tipi di reddito e garantisce, quindi, la continuità dell’aliquota marginale.

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