caso HUAWEI

La tregua scritta sull’acqua tra Stati Uniti e Cina

di Riccardo Barlaam


Perché gli Usa (e altri Paesi) hanno paura di Huawei

3' di lettura

Sabato 1° dicembre mentre a Buenos Aires Donald Trump e il leader cinese Xi decidono un cessate il fuoco di 90 giorni sulla war trade, a 12mila chilometri di distanza, in Canada, viene arrestata Meng (Sabrina) Wanzhou, cfo ed erede del fondatore di Huawei, uno dei campioni dell'industria tecnologica cinese.
Da un lato dell’America si decide la tregua tra le due superpotenze. Mentre dall’altro estremo del continente si pongono già le basi per riaprire il conflitto.

I mercati hanno ripreso subito a ballare dopo un primo giorno di “festa”. Martedì 4 dicembre a Wall Street gli indici hanno perso oltre il 3 per cento, peggiore seduta da ottobre. Per la confusione sulla tregua, in seguito ai due tweet di Trump che annunciano la disponibilità di Pechino a “ridurre o eliminare” i dazi del 40% sulle auto prodotte in Usa ed esportate in Cina. I cinesi non confermano la notizia. Ad aggravare la situazione poche ore dopo le dichiarazioni del consigliere economico di Trump, Larry Kudlow che cerca di glissare sul tema con i giornalisti e alla fine ammette di non saperne niente: alla cena argentina di dazi non si è proprio parlato, quello del presidente è un auspicio.

La fragile tregua raggiunta da Stati Uniti e Cina è resa ancora più debole dal fatto che non c'è un comunicato congiunto dopo l'incontro. Tutto è vago, così come gli impegni e le rassicurazioni. Che non convincono gli investitori.

Ora l’arresto della manager cinese fa salire a uno stato superiore il livello di ostilità.

Per Pechino è difficile comprendere il significato dell'arresto del cfo di Huawei. Sabrina Meng è la figlia del fondatore ed è una delle manager più influenti nell'hi-tech del paese. Il Canada, che ha appena portato a casa il nuovo accordo commerciale tripartito con Stati Uniti e Messico, non vuole prendersi le responsabilità ma anche cerca di tenersi buono l'alleato vicino di casa. C’era un ordine di arresto internazionale “per accuse non specificate”, verrà aperto il procedimento per l'estradizione della cittadina cinese: è la linea un po’ pilatesca seguita dal primo ministro Justin Trudeau per giustificare l'insolito arresto nella pacifica terra canadese.

L’ambasciata cinese in Canada ad Ottawa protesta con forza per l’arresto. Parla di “violazione dei diritti di cittadinanza”, chiede a Stati Uniti e ai vicini canadesi di rivedere le accuse e liberare al più presto Meng. Gli Stati Uniti parlano di violazione delle sanzioni contro l’Iran. Huawei in quanto società cinese con attività negli Stati Uniti sarebbe soggetta alla giurisdizione americana, quindi anche alle sanzioni decise dagli Usa.

Le accuse a Huawei sembrano un pretesto per una partita più grande. Huawei è la società numero due al mondo negli smartphone. In alcuni mercati, come quello indiano, ha superato il leader Samsung per numero di telefoni venduti. Ed è all’avanguardia nelle reti wireless 5G e nell'intelligenza artificiale. Ad agosto Trump ha emesso un ordine per vietare l'utilizzo nelle reti militari del Pentagono dei dispositivi 5G di Huawei con i quali verrebbero, secondo la Casa Bianca, spiati gli americani. Nelle catene americane come Best-Buy da allora sono scomparsi gli smartphone Huawei. Dopo l’ordine esecutivo Usa anche alleati come Australia e Nuova Zelanda hanno vietato l’uso di reti 5g Huawei e la Gran Bretagna deciderà a breve. Una guerra tecnologica all'interno della più ampia guerra fredda commerciale. I mercati hanno ripreso a muoversi nelle acque tormentate dell'incertezza. La tregua argentina tra Stati Uniti e Cina in queste ore sembra scritta sull'acqua.

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