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La tridimensionalità è presente e futuro

di Paola Pierotti

3' di lettura

Artigianale e industriale, popolare e innovativo, economicamente sostenibile e con un’ampia gamma di applicazioni. Il materiale ceramico, con le sue caratteristiche, sposa il design ed è protagonista nell’architettura, con interessanti applicazioni sulla pelle degli edifici, che così diventano performanti e altamente comunicativi, in dialogo con il contesto e capaci di giocare con la luce e le sue ombre.

A Lisbona, nel quartiere di Belèm, è appena stato ultimato il Maat, il museo d’arte contemporanea. L’architetto Amanda Levete ha scelto di rivestire l’edificio riprendendo la ricca tradizione portoghese legata alla ceramica. Quasi 15.000 piastrelle tridimensionali rivestono l’involucro creando una superficie vibrante, che cambia con i riflessi della luce naturale e dell’illuminazione notturna. La materia diventa fluida e, interagendo con l’acqua del fiume Tago sul quale si affaccia, fa diventare viva l’architettura.

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«La tridimensionalità è la carta vincente per la ceramica del futuro. La piastrella non è più il prodotto tipico dei bagni o delle cucine, non si usa solo per l’interior design dove la qualità delle finiture è sempre più curata, ma è materia per l’architettura. Negli ultimi 20-30 anni le piastrelle sono state predilette per i centri commerciali e per altri contenitori di grandi dimensioni; solo recentemente sono state riscoperte per le facciate di progetti residenziali e non, anche in dialogo con l’arte». Ne è convinto l’architetto Alfonso Femia, che quest’estate ha cambiato la denominazione del suo studio da 5+1AA ad Atelier(s) Alfonso Femia, e che ha da poco consegnato un complesso di case rivestite in ceramica, con 183 alloggi, a nord di Parigi, ad Asnières-sur-Seine, realizzazione in cui ha fatto interagire l’industria, l’azienda Casalgrande Padana, con l’artista Danilo Trogu. Questo nuovo progetto è un ulteriore tassello della ricerca sul rapporto tra architettura e ceramica portata avanti dallo studio con basi a Genova, Milano e Parigi. Dopo aver realizzato i Docks di Marsiglia - con cui è stato vinto il premio “La Ceramica e il Progetto” nel 2016, per la categoria ”commerciale/hospitality” - e aver firmato la nuova sede di Bnl a Roma, lo studio ha iniziato a sperimentare le forme di ceramica in 3D nel complesso Frigoriferi Milanesi e a Brescia, in un comparto residenziale e direzionale.

La ceramica oggi ha una forte carica innovativa, «la tecnologia consentirà ulteriori sviluppi e sarà la stampa digitale, in rilievo, ad aprire nuovi orizzonti» aggiunge Femia.

Recentemente si è investito molto sulla produzione di lastre sottilissime e sempre più grandi, emulando materiali come la pietra o il marmo, «e aprendo scenari d’uso con risultati estetici inediti, anche per il rivestimento di semplici box doccia o di spazi di servizio – racconta l’architetto – dove le grandi lastre offrono vantaggi pure in termini di pulizia». Riprodurre il legno o la pietra con la ceramica non significa produrre un falso, ma realizzare nuovi prodotti con particolari effetti visivi, senza rinunciare a soluzioni di qualità, di facile manutenzione, durabilità nel tempo e in formati variabili. Grazie alla ceramica si può mettere sul mercato una simil-pietra che costa e pesa meno, o un simil-legno che non si riga, con grandi opportunità per i progetti di interni ed esterni.

Tridimensionale, la ceramica che guarda al futuro, secondo le opinioni di architetti, deve comunque acquistare spessore, prendere corpo, mantenere quelle irregolarità che permettono alla materia di vibrare con la luce. «Se l’industria decidesse di dedicare il 3-5% della sua produzione a prodotti innovativi, con disegni customizzati – dice Femia – porterebbe innovazione nel suo catalogo e darebbe impulso ad una creatività tailor made, alla portata di molti».

Dopo il lavoro di Atelier(s) Alfonso Femia (già 5+1AA) a Brescia e poi a Parigi, l’architetto francese Jean Baptiste Pietri ha fatto tesoro del processo industriale avviato dallo studio italiano per realizzare una piastrella con finiture curvilinee, anziché a cuspide. Accade infatti che lo sviluppo di prodotti nell’ambito di partnership tra architetti e aziende attivi un processo industriale che potrà essere declinato da altri in nuovi progetti, con altre finiture o con verniciature diverse.

La sinergia tra ceramica e architettura è in continuo divenire; incidono i temi dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità, del contenimento dei costi e della continua interazione con il design e l’arte. In occasione del prossimo Cersaie (salone della ceramica a Bologna dal 25 settembre), sono in calendario alcuni appuntamenti con designer e architetti di fama internazionale come Fabio Novembre, o come l’africano Diébédo Francis Kéré. Tra gli ospiti anche l’architetto cileno Sebastian Irarrázaval e l’architetto spagnolo Elisa Valero Ramos.

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