il terzo piano di aiuti

La Troika si prepara a lasciare la Grecia, saprà Atene camminare da sola?

di Vittorio Da Rold


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3' di lettura

I preparativi fervono alacri sotto il Partenone dove deputati e funzionari europei ed internazionali del Fmi lavorano agli ultimi ritocchi. Il calendario è fitto di impegni e scadenze.

Una volta approvate le ultime 88 azioni prioritarie il 21 giugno ci sarà un importante Eurogruppo a Lussemburgo che definirà le modalità e gli ultimi esborsi per consentire alla Grecia di uscire dal terzo piano di aiuti il prossimo 20 agosto e ritrovare la piena indipendenza finanziaria. Atene a quel punto dovrà camminare con le proprie gambe. Ce la farà?

L'accordo che si profila per l'uscita dalla Grecia dal terzo piano di aiuti prevede la costituzione di una riserva di cassa (cash buffer) di almeno 20 miliardi di euro da parte greca a cui si potrebbe aggiungere un altro fondo con condizionalità da parte dei creditori, un allugamento delle scadenze dei prestiti dell'Efsf da zero a 15 anni, il rimborso anticipato dei crediti dell'Fmi con interesse al 3% rispetto a quelli Esm dell'1%, e il pagamento ad Atene di interessi sui bond greci dell'Esp program per 4 miliardi di euro diluiti in 4 anni, un miliardi l'anno.

Il capo del gruppo di lavoro dell'Eurozona, Hans Vijlbrief, è apparso mercoledì a Bruxelles, nel corso di un incontro con dei giornalisti europei, assolutamente certo che ci sarà un accordo completo nell'Eurogruppo di giovedì prossimo sul debito greco, anche se il Fondo monetario internazionale non parteciperà al programma ellenico con alcun esborso.

L'olandese Vijlbrief ha affermato che il Fmi di Christin Lagarde sarà comuqnue coinvolto in qualche modo nel programma greco, e se ciò non dovesse avvenire attraverso un nuovo programma, attiverà il processo dell'articolo IV che si applica a tutti i paesi membri. L'impressione generale è che tutti i partecipanti al salvatggio avrebbero preferito che il Fmi fosse rimasto a bordo pienamente al programma così da evitare possibili reazioni negative dei mercati sul tema delicato delle sostenibilità del debito greco che viaggia al 179% del Pil.

Olivier Bailly, capo di Gabinetto del commissario europeo per gli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, ha sottolineato la necessità che le misure di riduzione del debito greco siano accompagnate dal timbro di approvazione del Fmi. Per la prima volta Bailly ha ammesso chiaramente che il Fmi non sarà un partner nel finanziamento del programma greco poiché non è rimasto il tempo per farlo e ha sottolineato che comunque si tratterebbe di 1,6 miliardi di euro, “noccioline” rispetto all'entità di 86 miliardi del terzo piano e ai 240 miliardi di euro sborsati complessivamente finora dal 2010.

Nonostante la preoccupazione di Vijlbrief per la mancata piena partecipazione al Fondo monetario internazionale, è certo che la Grecia non chiederà l’attivazione di una linea di credito precauzionale (suggerita caldamente dalla Bce) che avrebbe protetto il paese nel suo ritorno ai mercati e all'uscita dal piano di aiuti il 20 agosto prossimo: «Il governo greco dovrebbe chiedere questo linea di credito, ma non prevedo che questo avvenga», ha affermato il capo dell'euro working group. Bailly ha aggiunto che «nessuno nell'Eurogruppo ritiene che la Grecia debba ottenere una linea di credito, nemmeno la Germania».

Per quanto riguarda il periodo post-programma, Vijlbrief ha detto che ci sono tre termini che la Grecia deve rispettare: deve continuare ad attuare riforme, mantenere la disciplina fiscale e rimanere politicamente stabile.
Giovedì prossimo sarà deciso l'esborso del restante 1 miliardo di euro dalla terza revisione. La settimana scorsa è stata posticipata poiché la Grecia non è stata ritenuta conforme al calendario per il rimborso dei crediti ai fornitori e contribuenti.

Il vice ministro greco delle Finanze, Alexis Charitis, presente al seminario, ha escluso che la Grecia chiederà una linea di credito precauzionale «perchè equivale a un nuovo programma di assistenza». Ha poi aggiunto che da parte greca ci sarà un «cuscinetto di riserva di 20 miliardi di euro» che dovrebbe consentire di non ricorrere ai mercati fino alla fine del 2019, cioè 16 mesi da agosto 2018. Charitis ha ricordato che la Ebrd ha investito nelle Pmi e banche greche circa 2 miliardi di euro e che c'è un programma di sviluppo economico per consentire una crescita stabile.

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Il ministro del Lavoro greco, Effie Achtsioglou, anch'essa presente all'incontro di Brxelles, ha annunciato che «cercerà in futuro di aumentare i salari minimi e di reintrodurre la contrattazione collettiva oggi abolita». Una mossa che però potrebbe incontrare l'opposizione delle istituzioni che chiedono di non modificare i patti degli accordi sottoscritti in precedenza ma che dopo l'uscita di Atene dall'ombrello di protezione dei creditori dovrà vedersela da sola con i mercati.

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