TENSIONI NELLA NATO

La Turchia compra missili russi, ritorsione Usa: alt a forniture di F-35

di Roberto Bongiorni


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2' di lettura

O armi russe, o armi americane. Il Pentagono è stato di parola. Aveva minacciato di interrompere i rifornimenti di parti dei caccia F 35 destinati alla Turchia se il Governo turco non avesse abbandonato l’accordo con il Cremlino per acquistare i suoi sistemi missilistici s-400.

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Davanti alla non disponibilità di Ankara, lunedì ha rotto gli indugi: «Gli Stati Uniti sono stati chiari: l’acquisto da parte della Turchia degli s-400 è inaccettabile», ha tuonato il portavoce del Pentagono Charles Summers Jr, specificando che gli Usa hanno fermato le consegne dei manuali e di alcune componenti necessarie alla Turchia per il programma di realizzazione degli F-35. Un risposta secca a quanto venerdì aveva detto il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu: l’accordo sugli s-400 è «cosa fatta». Ankara ha più volte sottolineato che intendeva portare avanti i due accordi simultaneamente, con gli Usa e con la Russia.

Per comprendere meglio questa vicenda occorre tornare indietro al 2017, quando fu confermata la notizia di un accordo con il Cremlino per acquistare sofisticate batterie missilistiche s-400. Un pacchetto da 2,5 miliardi di dollari che includeva anche i sistemi radar, le rampe di lancio e il centro commando. La prima consegna era prevista per luglio 2019. Ma c’era - e ancora c’è - un particolare. Che non è un dettaglio. La Turchia fa parte della Nato, all’interno di cui rappresenta il secondo esercito. Comprare armi dal nemico numero uno della Nato è subito apparso inaccettabile agli Usa. Se la Turchia andrà avanti con l’accordo – avevano subito ammonito i vertici del Pentagono - rischierà l’espulsione dal programma Nato sui caccia F35.

Il Governo turco avrebbe dovuto acquistare 100 F35 dagli Stati Uniti. Non solo. Washington non ha esitato a minacciare le sanzioni contemplate dall’America’s Adversaries Through Sanctions Act, che colpisce le transazioni con il settore della Difesa russa.

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Il Pentagono può anche espellere Ankara dal programma Lockheed Martin F 35 Lightning II e impedire che continui a fabbricare i componenti di questo caccia. Ma potrebbe dover restituire un miliardo di dollari ad Ankara per il suo contributo nel programma di costruzione degli F 35. Senza contare che per rimpiazzare le aziende turche, che forniscono circa 800 componenti dell’F 35, con un altro fornitore, ci vorrebbero, secondo gli esperti, due anni. In questo scenario a farne le spese sarebbero proprio tutti. Anche gli altri Paesi nato che dovrebbero ricevere gli F35.

Il segretario Usa alla Difesa, Patrick Shanahan, si è detto fiducioso di risolvere la disputa. Il Dipartimento di Stato aveva già approvato un possibile accordo con la Turchia per la vendita dei sistemi missilistici Patriot per 3,5 miliardi di dollari. Avrebbero in parte fatto comodo ai turchi. Ma il presidente Recep Tayyip Erdogan non vuole rimangiarsi la parola con i russi. Alla fine sembra che cederà alle pressioni degli americani. Lo ha fatto intendere il presidente della Commissione Difesa della Duma Vladimir Shamanov. Che ha detto di non escludere che la Turchia possa far saltare l’accordo. Dopo aver subito una batosta elettorale nelle amministrative, Erdogan dovrà digerire un altro boccone indigesto.

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