il blitz contro i curdi

La Turchia dà inizio all’offensiva di terra in Siria. I curdi: vittime tra civili

Il presidente turco Erdogan ha annunciato l’inizio delle operazioni militari con i caccia e 23 mila tra soldati e miliziani al confine con la Siria. Trump: gli Usa non appoggiano l’intervento


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Truppe turche al confine con la Siria (Afp)

4' di lettura

Le truppe turche hanno oltrepassato il confine e sono penetrate nel nord della Siria, dando il via all’offensiva di terra. Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco. Ci sarebbero già le prime vittime nell’operazione militare di Ankara contro le forze curde nel nord-est della Siria, cominciata mercoledì 9 ottobre. I morti sarebbero almeno 11, di cui otto civili, secondo quanto hanno riferito fonti locali.

Il portavoce dell'Sdf, le Forze democratiche siriane dominate dalle milizie curde Ypg, Mustafa Bali, ha scritto su twitter che «l'offensiva terrestre delle forze turche è stato respinta dai combattenti dell'Sdf a Tal Abyad».

L’operazione “Primavera di pace”, annunciata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, è rivolta contro il Pkk/Ypg e il Daesh (Stato Islamico), con la finalità di impedire la creazione di un “corridoio del terrore” sul versante meridionale della Turchia e portare pace nell’area.

Con l’operazione militare Erdogan afferma di voler facilitare il ritorno dei rifugiati siriani nelle loro case, preservando l’integrità territoriale della Siria e liberando le comunità locali dai «terroristi».

Il mondo chiede a Erdogan di fermarsi
Unanime la condanna della comunità internazionale. Francia e Germania hanno chiesto una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il premier Conte ha chiesto ad Ankara di «desistere subito dall’iniziativa militare unilaterale», così come Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea. Boris Johnson e Donald Trump condividono «una seria preoccupazione per l'invasione della Turchia nel nord est della Siria». In realtà l’offensiva turca è arrivata dopo che il presidente americano ha annunciato il disimpegno del suo Paese dall’area.

I primi raid
I primi raid aerei turchi hanno preso di mira i villaggi di Mishrefe, Asadiya, Bir Nuah, a sud e a sud-est della cittadina frontiera siriana di Ras al Ayn. Colpi di artiglieria turchi hanno inoltre colpito il villaggio siriano di Yabse, pochi chilometri a ovest di Tall Abyad, altra cittadina siriana di confine. «Caccia turchi hanno lanciato raid su aree civili. C'è grande panico fra la popolazione nella regione», ha twittato un portavoce dei combattenti curdi nel nord della Siria. I raid dei jet turchi sull’area di Ras al-Ayn sono confermati anche da fonti militari di Ankara, che sostengono di prendere di mira obiettivi delle forze curde dell'Ypg. Sono già centinaia i civili in fuga dalle zone di frontiera nel nord della Siria, riferiscono milizie curde dello Ypg e testimoni alla Cnn. Come detto, le forze curde parlano anche di vittime tra i civili. I caccia turchi si sono spinti fino a 30 chilometri dentro il territorio siriano.

La posizione di Mosca, la condanna europea
La Russia ha affermato di non voler essere coinvolta nell’offensiva turca in Siria, ma - attraverso una telefonata di Vladimir Putin al presidente turco Erdogan - ha ammonito Ankara a non compromettere il processo di pace nel Paese. La Francia condanna, invece, «molto fermamente» l'offensiva turca e annuncia un imminente ricorso insieme alla Germania e al Regno Unito presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mentre l’Italia, per bocca del premier Conte e del ministro degli Esteri Di Maio, esprime preoccupazione per iniziative unilaterali che possano portare «ad una ulteriore destabilizzazione della Regione». Il segretario generale della Nato, di cui la Turchia fa parte integrante, pur invitando Ankara a una azione proporzionata, rimarca le «preoccupazioni turche per la propria sicurezza, avendo subito degli attacchi terroristici e ospitando milioni di rifugiati siriani».

L’offensiva turca
«I militanti (curdi) dell’Ypg hanno due opzioni: possono disertare oppure noi dovremo fermarli dall’interrompere i nostri sforzi di contrastare l'Isis», ha aggiunto Altun, che ha pubblicato sul Washington Post un commento per esprimere il punto di vista del governo di Recep Tayyip Erdogan sull’imminente offensiva oltre confine. «Il mondo deve sostenere il piano della Turchia per la Siria nordorientale», è il titolo del suo editoriale sul quotidiano americano.

La zona interessata dagli attacchi (fonte: Anadolu Agency)

Trump: gli Usa non avrebbero mai dovuto essere in Medio Oriente
Sono almeno 18 mila i combattenti dell'Esercito siriano libero (Esl) che prenderanno parte all'operazione militare della Turchia contro le forze curde nel nord-est della Siria: 10 mila saranno impiegati a Ras al-Ayn e gli altri a Tal Abyad, le due postazioni frontaliere evacuate dai soldati Usa per ordine di Donald Trump, che anche ha ribadito come «gli Usa non avrebbero mai dovuto essere in Medio Oriente», e ora «la Turchia dovrà prendere il controllo dei combattenti dell'Isis catturati e che l'Europa non ha voluti riprendere». I campi di prigionia controllati dai curdi sono oltre 20 e ospitano circa 11.000 jihadisti e le loro famiglie, che sono pronti a fuggire.

In una dichiarazione ufficiale dalla Casa Bianca, però, il presidente americano sostiene che «gli Stati Uniti non appoggiano l’attacco turco in Siria e hanno detto chiaramente alla Turchia che questa operazione è una cattiva idea». Donald Trump si aspetta, infatti, che la Turchia, rispetti «tutti i suoi impegni», tra cui «proteggere i civili, le minoranze religiose, inclusi i cristiani, e assicurare che non ci sarà alcuna crisi umanitaria». Per gli Usa, Ankara è ora responsabile nel garantire che tutti i combattenti dell'Isis catturati restino in prigione e che l’Isis non rinasca in nessun modo o forma. «Noi li richiameremo ai loro impegni e monitoreremo strettamente la situazione», si legge nella dichiarazione della presidenza statunitense. «Seria preoccupazione per il rischio di una catastrofe umanitaria» è stata espressa anche dal premier britannico Boris Johnson nel corso di una telefonata con il leader della Casa Bianca.

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