contenuti digitali

La tv (connessa) ritorna al centro della casa, lo smartphone perde colpi in mobilità

La casa ritorna il luogo privilegiato di fruizione: il cellulare non è più in mobilità per i servizi free. La filiera si interroga sul futuro

di Giampaolo Colletti

Reuters

3' di lettura

Eppur si muove, anche se solo all'interno degli schermi miniaturizzati di smartphone e tablet o nelle visioni immersive delle smart tv. Perché il nuovo consumatore, impegnato un tempo in fruizioni digitali soprattutto in mobilità, oggi guarda tutto da casa, effetto delle restrizioni normative e dell’isolamento casalingo per l’emergenza della pandemia. Così paradossalmente i contenuti digitali si incrementano, ma necessariamente dentro le mura.

Lo certifica l’ultima fotografia scattata da Bva-Doxa e presentata insieme al neonato Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, realizzato con il supporto di Gmde, Mediaset, Rai, Sony Music Entertainment Italy e Ciaopeople: nel 2020 il 44% degli utenti ha incrementato il tempo dedicato ai video di intrattenimento, il 20% ha aumentato il consumo di quelli editoriali, il 14% ha puntato sui videogame e il 12% ha scelto musica online.

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Un boom del tempo di consumo trasversale a tutte le fasce anagrafiche, seppure in maniera più marcata per le più giovani. Nel lockdown il 73% degli utenti ha usufruito di contenuti digitali informativi o di entertainment, il 68% di contenuti musicali e il 31% di gaming.

Un anno di discontinuità globale, che ha registrato a oggi un aumento generale anche sui comportamenti di acquisto. Così il comparto registra un’esplosione di piattaforme distributive e una filiera più variegata, composta da una pluralità di attori. Lo smartphone è ancora il device preferito, ma continua ad aumentare in casa la dotazione di oggetti connessi: crescono le smart tv (il 44% degli internet user ne possiede almeno una, in aumento rispetto al 40% nel 2019) e gli smart speaker (19% rispetto all'8%).

«Ci troviamo di fronte a un consumatore più digitale anche rispetto ad altri mercati e con una propensione all’adozione di dispositivi connessi. Così la pandemia ha inciso come effetto collaterale sui consumi in Italia, mercato che da sempre insegue quelli più maturi come quello inglese, asiatico o americano», afferma Samuele Fraternali, direttore dell’Osservatorio Digital Content.

Benvenuti nella seconda vita della tv, tornata al centro del focolare domestico, anche se oggi con un’identità differente rispetto al passato perché arricchita di quell’elemento digitale prima assente. Una tv connessa che è entrata in concorrenza con lo smartphone. Perché se il dispositivo è ancora assai rilevante quando si parla di contenuti free, sulla fruizione a pagamento qualcosa sta cambiando.

Non a caso Disney ha avviato una riorganizzazione, scommettendo su Disney+, a fronte della crisi dei parchi a tema. La recente indiscrezione pubblicata su TechCrunch è stata apprezzata dai mercati finanziari, facendo registrare un balzo del titolo. «I device mobili iniziano a registrare un ruolo meno prioritario rispetto alla visione di un film o al gioco per un tempo prolungato. Tuttavia nello svago lo smartphone ha ancora un ruolo centrale nel posizionarsi come second screen, ossia secondo schermo», precisa Fraternali.

C’è poi un incremento della fruizione multi-contenuto a scapito del consumo esclusivo: è la dittatura dell’attenzione multitasking e dispersa, che vede lo smartphone sul banco degli imputati. Solo l’11% si dedica esclusivamente a un solo contenuto online, a fronte di un 33% che ne consuma tre in contemporanea e addirittura un 30% che ne fruisce addirittura quattro. Il gaming è il comparto di spesa più rilevante, con circa 1,13 miliardi di euro (pari al 63% dei volumi complessivi). A seguire ci sono i video (388 milioni di euro), l’editoria (141 milioni) e la musica (129 milioni di euro).

La spesa degli italiani in contenuti digitali nel corso del 2019 ha sfiorato gli 1,8 miliardi di euro, registrando un +20% sull’anno precedente. E tutti gli indicatori pronosticano un incremento in questo anno così anomalo.

«Terminato il periodo di emergenza sanitaria, i player si dovranno muovere in un rinnovato contesto competitivo caratterizzato da utenti con un comportamento di fruizione animato da leve differenti rispetto al passato. Ai player spettano nuovi ragionamenti sulla strategia di produzione e distribuzione dei contenuti: dalla tipologia di offerta alla selezione dei canali distributivi, dai modelli di revenue ai servizi aggiuntivi», conclude Fraternali. Ancora una volta la filiera dovrà interrogarsi su come intercettare e soddisfare un consumatore digitale connesso, ma distratto e camaleontico. Anche perché quel passato fatto di scelte di consumo che si protraevano nel tempo – a detta di tutti gli analisti – non ritornerà più.

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