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La Ue affila le armi informatiche contro cyberwar e false notizie russe

Guerra con altri mezzi. All'azione bellica tradizionale della Russia si aggiunge sempre più quella digitale. L'Unione europea, anche in coordinamento con la Nato, ha così attivato una serie di task force di difesa

di Marina Castellaneta

ISPI: gli scenari di allargamento della guerra

4' di lettura

Guerra sul campo, ma anche nel mondo digitale. Con cyber attacchi e una campagna di disinformazione senza precedenti, condotta anche via web, diretta dalla Russia non solo nei confronti dell’Ucraina ma anche dei Paesi Nato e delle istituzioni Ue. All’azione bellica tradizionale che, almeno per ora, è predominante - oggi vedremo quali novità sul campo si affiancheranno alla parata a Mosca per il 9 maggio, anniversario della vittoria contro il nazismo - si aggiunge quindi una battaglia di supporto attraverso gli strumenti digitali.

In questo scenario l’Unione europea si è attrezzata attivando alcuni meccanismi per assicurare la protezione degli Stati membri e delle stesse istituzioni, predisponendo un arsenale di misure di vario genere che servono per disinnescare l’azione russa nel web.

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Gli attacchi cyber

Per quanto riguarda gli attacchi cyber, già prima del giorno dell’invasione, ossia il 24 febbraio, diverse istituzioni, aziende e banche ucraine erano state colpite da attacchi informatici e questo aveva spinto l’Unione a rafforzare il dialogo con Kiev. È stato attivato, per la prima volta in un contesto operativo, un team per le risposte rapide agli attacchi cyber in Ucraina, il “Cyber rapid response teams and mutual assistance in cyber security”(Crrts), coordinato dalla Lituania, che agisce nell’ambito di un progetto Pesco (cooperazione strutturata permanente nel quadro della politica di sicurezza e di difesa Ue) proprio per assicurare una risposta unitaria agli incidenti informatici. La squadra è composta di esperti nelle reazioni agli incidenti e nella valutazione del livello di vulnerabilità. E il Parlamento europeo ha chiesto, con la risoluzione del 1° marzo, un esame urgente della candidatura dell’Ucraina al Centro di eccellenza per la ciberdifesa cooperativa della Nato, struttura che ha sede in Estonia. Poco dopo, lo Steering committee ha accolto la richiesta.

Ad oggi la guerra è stata sul campo, con limitati attacchi via web. Ma il rischio è di un’escalation proprio in questo campo e in ambito globale. Microsoft, ad esempio, ha appena pubblicato un rapporto dal quale risulta che almeno 237 operazioni cibernetiche sono state condotte, dall’inizio della guerra, contro l’Ucraina e che gli attacchi non hanno riguardato soltanto istituzioni o strutture statali, ma anche servizi e infrastrutture per i civili.

Si profila, dunque, uno scenario di guerra su due fronti: quello convenzionale in Ucraina e quello digitale allargato verso i Paesi Nato e verso la Ue. Con un rischio alle porte, dovuto al verificarsi di danni collaterali o frutto di scelte strategiche, perché gli attacchi della Russia potrebbero colpire e danneggiare i cavi sottomarini che permettono la comunicazione via internet e le telecomunicazioni internazionali.

Le sanzioni al digitale

Anche le sanzioni Ue colpiscono in parte il mondo digitale, con il divieto di esportazione verso la Russia di tecnologia dual-use . Vengono colpiti, così, i prodotti tecnologici avanzati – come droni e software per i droni, software per i dispositivi di cifratura, semiconduttori ed elettronica avanzata – e la fornitura di servizi di assistenza tecnica da parte di imprenditori che forniscono allo Stato russo servizi militari e tecnologie.

La disinformazione

Per fronteggiare la disinformazione russa sin dal 2014 la Ue ha schierato una task force, denominata “East stratcom” (strategic communication), operativa all’interno del servizio europeo per l’azione esterna, che collabora con Stati e organismi internazionali come il “G7 rapid response mechanism”. Al centro del sistema di reazione, il Rapid alert system (Ras) attivo da marzo 2019 e oggi focalizzato sulla guerra in Ucraina. East stratcom è fondato su una piattaforma che coordina punti di contatto nazionali. Il database è stato reso pubblico e conta 13.831 casi di disinformazione pro-Russia, con una campagna in tutto il mondo già partita, sin dal 2014, proprio per colpire l’Ucraina. Con l’attuale invasione, la campagna di disinformazione russa ha fatto un salto per quantità e qualità delle azioni.

Proprio per questo, per la prima volta, il Consiglio, il 2 marzo 2022, nel primo pacchetto di misure restrittive e sanzioni, ha sospeso la trasmissione nel territorio Ue delle attività televisive di Sputnik e Russia Today (organi di informazione pubblici), incluse quelle delle controllate come RT-Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. Il Tribunale Ue, con ordinanza dell’8 marzo 2022 (causa T-125/22), ha respinto il ricorso di RT France (il cui capitale è di un ente russo) che aveva chiesto l’annullamento della decisione (Pesc 2022/35), sostenendo che il divieto di trasmissione era in contrasto con il diritto alla libertà di espressione riconosciuto dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali Ue. Secondo i giudici, la misura decisa dal Consiglio vuol proteggere la Ue dalla campagna di disinformazione e destabilizzazione attraverso i media controllati dal Cremlino che minaccia l’ordine e la sicurezza pubblica nell’Unione. Per la Corte propaganda e disinformazione fanno parte dell’arsenale di guerra e un intervento dell’Unione serve a tutelare gli obiettivi della stessa Ue: interesse che prevale su quelli dei privati che possono subire un danno economico dalle misure sanzionatorie.

Sanzioni alle piattaforme

La portata della disinformazione usata come arma dalla Russia ha spinto anche ad aggiungere una norma nel Digital services act, con l’accordo politico raggiunto dal Parlamento europeo e dal Consiglio il 23 aprile e che ha portato all’inserimento di un meccanismo che, in caso di disinformazione, attribuisce una competenza alla Commissione anche nella previsione di sanzioni nei confronti di piattaforme che operano su vasta scala e permettono la diffusione di informazioni false. Il Parlamento, intanto, ha deciso di istituire una nuova Commissione speciale sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici dell’Unione europea, inclusa la disinformazione (Inge2), che avrà competenza anche in materia di cybersicurezza in presenza di un collegamento con i processi democratici.
Un insieme di interventi che dovrebbe trovare pronta l’Unione nel caso di un’escalation della guerra cibernetica.

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