Energia e Ambiente

La Ue assume la leadership per cambiare il paradigma

di Giuseppe Chiellino

il logo di Cop26 esposto al vertice dei giovani di Milano

3' di lettura

«La prossima Cop26 a Glasgow sarà il momento della verità per la comunità mondiale, l’occasione per accelerare il passo se vogliamo raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi. Bisogna fare di più per prevenire l’aumento delle temperature e riportarlo a livelli pre industriali». La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non si stanca di ripeterlo. Nel discorso sullo stato dell’Unione a metà settembre, la settimana scorsa in plenaria a Strasburgo. «L’Unione europea porterà a Glasgow un livello elevato di ambizioni». A luglio la Commissione ha presentato il pacchetto di proposte legislative “Fit for 55” per ridurre entro il 2030 di almeno il 55% le emissioni nette di gas serra rispetto al 1990, per puntare alla neutralià energetica entro il 2050. «Siamo la prima grande potenza economica a trasformare gli obiettivi climatici in obblighi giuridici»

L’impegno per il clima è uno dei tratti che caratterizzano questa commissione sin dall’inizio del mandato, dal Green Deal, a cui è destinato un terzo dei 1.800 miliardi di euro del budget 21-27, comprese le risorse di Next Generation Eu, a quest’ultimo che nei piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr) impone il rispetto della quota di spesa per la transizione verde e la “neutralità” ambientale degli altri investimenti.

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A Glasgow, forte delle iniziative che ne fanno il blocco-guida nella lotta al cambiamento climatico, la Ue si presenta con l’intento di convincere Stati Uniti e Cina a fare di più in una battaglia che va combattuta «con estrema urgenza» e che non può non essere globale, tenuto conto che i paesi più avanzati sono i principali responsabili delle emissioni nocive. «Gli obiettivi fissati dal presidente Xi per la Cina sono incoraggianti - ha detto von der Leyen - ma invitiamo le autorità cinesi a precisare in che modo il paese li raggiungerà. Il mondo intero sarà sollevato se dimostreranno di poter iniziare a ridurre le emissioni entro la metà del decennio e abbandonare il carbone». Quanto agli Stati Uniti, la Ue confida in un cambio di passo di Biden, dopo la parentesi Trump, per il rispetto dell’impegno a contribuire al fondo per il clima da 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2025 da destinare ai paesi meno sviluppati. La Ue dà 25 miliardi che von der Leyen ha proposto di portare a 29.

Nel definire la posizione per Cop26, i ministri europei dell’Ambiente hanno anche messo l’accento sulla «necessità di una transizione climatica giusta ed equa in tutto il mondo». Questo significa che la strategia per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050 non potrà trascurare gli effetti sociali di un cambio di paradigma relativamente rapido. Nella Ue, e non solo, molti paesi fanno ancora largo uso di fonti fossili e in particolare del carbone per produrre energia. In molti casi la decarbonizzazione rischia di mettere fuori mercato interi settori produttivi e di “bruciare” posti di lavoro. Perciò la Commissione ha finanziato con il bilancio pluriennale il Fondo per la transizione equa, (Just transition fund), di cui beneficierà anche l’Italia per sostenere la trasformazione di aree industriali come Taranto e il Sulcis. A questo si è aggiunto il Fondo sociale per il clima con più di 72 miliardi in 7 anni per contrastare la povertà energetica di 34 milioni di europei. L’Italia, con 7,8 miliardi è il terzo paese beneficiario, dopo Polonia e Francia.

Nella strategia di riduzione dell’inquinamento il principale fattore trainante - accanto ai depositi per lo stoccaggio della CO2 e alla forestazione - è la modifica del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) che dovrebbe diventare «più ambizioso» con un fattore di riduzione annuale quasi raddoppiato: dal 2,2% al 4,2%. Per dirla con von der Leyen, «sarà imposto un prezzo all’inquinamento» per avere energia più pulita. Dal 2026 all’import di ferro, acciaio, cemento, concimi, alluminio ed elettricità sarà imposto un prelievo fiscale commisurato alle fonti fossili usate nel ciclo produttivo. Un modo per proteggere le produzioni europee dal dumping ambientale.

Per indirizzare gli investimenti finanziari verso attività sostenibili e garantire gli investitori dal “greenwashing”, la Ue sta elaborando un sistema di classificazione. È atteso per fine anno un atto delegato sul gas e sul nucleare di nuova generazione. È uno snodo delicato e decisivo, ancor più dopo i forti aumenti dei prezzi delle materie prime. Francia e Germania sono su fronti opposti, in Italia il tema ha già sollevato polemiche. Non serve un indovino per prevedere un confronto molto aspro.

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