Le raccomandazioni

La Ue boccia il blocco dei licenziamenti in Italia: «É controproducente e discrimina i precari»

Per la Commissione si avvantaggiano i lavoratori dipendenti a scapito di quelli a tempo determinato, come interinali e stagionali

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«Politiche come il divieto generale di licenziamento tendono a influenzare la composizione ma non la portata dell’aggiustamento del mercato del lavoro». É quanto si legge nelle raccomandazioni di primavera della Commissione europa approvate il 2 giugno nella riunione dell’Esecutivo Ue. «L’Italia - spiega la commissione - è l’unico Stato membro che ha introdotto un divieto assoluto di licenziamenti all’inizio della crisi-Covid». La misura, attacca Bruxelles, è in vigore fino a giugno e per alcune categorie è prorogata fino a ottobre 2021. «In pratica si avvantaggiano per lo più i lavoratori a tempo indeterminato a scapito di quelli a tempo determinato come gli interinali e gli stagionali».

Il documento della Ue

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Bruxelles sottolinea anche che dal confronto con gli altri Stati dell’Unione che non hanno introdotto il divieto di licenziamento emerge che «il provvedimento non è stato particolarmente efficace, anzi è stato addirittura superfluo. Il giudizio è basato sull’elasticità media dell’occupazione nell’Unine europea: la media europea è stata 0,25, mentre quella italiana 0,24. Viene anche osservato che ci sono paesi come Germania e Francia che hanno contenuto l’impatto sull’occupazione senza introdurre «il divieto assoluto di licenziamento».

Perchè potrebbe essere controproducente

Il divieto di licenziamento, sottolinea ancora Bruxelles, «potrebbe addirittura rivelarsi controproducente. Più a lungo è in vigore e più rischia di essere controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro alle esigenze aziendali». Contemporaneamente Bruxelles invita l’Italia a controllare il debito.

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