economia digitale

La Ue contro le Big tech Usa per tutelare il business europee dei dati

L’obiettivo del mercato unico dei dati è connesso a tutelare la possibilità per l’Europa di avere un peso adeguato al suo ruolo economico globale

di Alessandro Longo

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Reuters

L’obiettivo del mercato unico dei dati è connesso a tutelare la possibilità per l’Europa di avere un peso adeguato al suo ruolo economico globale


4' di lettura

Ci sono i dati digitali al centro delle ambizioni dell'Europa a maturare una supremazia tecnologica, con cui rilanciare la propria economia. Una strategia che passa dal rompere il monopolio delle Big tech americane sugli stessi dati. È quanto emerge dal pacchetto di proposte sull'economia digitale che la Commissione europea ha presentato il mese scorso e che circostanzierà nel 2021 con la proposta normativa del “Data Act”.

Dati al centro, appunto. Ma gli esperti riflettono anche sulle molteplici sfide che questa strategia comporterà. Non sarà per nulla facile guadagnare un'indipendenza, anche parziale, da Big tech, nemmeno a colpi di Antitrust, che ora hanno nel mirino Facebook e Google.

E la stessa Europa dovrà valutare bene le modifiche regolatorie necessarie a questo fine, contemperando due esigenze: armonizzare la normativa europea, ora frammentaria, e continuare a tutelare i diritti legati alla privacy degli utenti.

Mercato unico dei dati

«Attualmente, un piccolo numero di aziende Big Tech detiene gran parte dei dati nel mondo - si legge nella Strategia europea per i dati -. Ciò potrebbe ridurre gli incentivi per le imprese basate sui dati a emergere, crescere e innovare nella Ue oggi, ma numerose opportunità ci attendono». Si parla di «un unico spazio europeo dei dati», di un «vero mercato unico per i dati», che, garantendo «il flusso dei dati all'interno della Ue», favorirà le società europee basate sui dati a spese di esterni.

«La Ue dovrebbe creare un contesto politico attraente in modo tale che, entro il 2030, la quota Ue di economia dei dati - dati archiviati, elaborati e utilizzati in modo prezioso in Europa - corrisponda almeno al suo peso economico».

L'importanza di un controllo istituzionale, più centralizzato, sui dati è nell'aria da tempo. Francia e Germania lavorano a una soluzione cloud nazionale, guidando un progetto europeo in tal senso. La ministra all’Innovazione Paola Pisano, in un'intervista al Sole24Ore, ha rilanciato il piano di un polo strategico nazionale, pubblico-privato, a controllo pubblico.

«L'imperativo di raggiungere l'autonomia strategica europea attraverso il mercato unico dei dati non è certo una novità, come non lo è il potenziale abilitante offerto dai big data: la disponibilità di dati genera valore e diviene prerequisito essenziale per l'ingresso nel mercato», commenta Barbara Calderini, avvocato esperto di privacy e Antitrust: «Amazon, Google, Microsoft, Ibm, Teradata, Oracle, Sap, Hp Enterprise, VMWare, Splunk, sono le 10 maggiori realtà economiche che dettano la lingua dei big data. Tra queste solo Sap è europea. Non è incoraggiante. L'obiettivo della Commissione è dunque ambizioso ma certamente condivisibile: piuttosto che subire i condizionamenti della continentale morsa tra Cina e America, appare molto più conveniente dimostrarsi il terzo grande protagonista».

Attenzione al protezionismo

«La strada che la Commissione europea indica per dare all'Europa una chance di giocare tra le teste di serie la sua partita nella società dei dati è quella giusta anche se il ritardo che scontiamo nel prendere atto di ciò che ci serve per riconquistare il terreno perduto è enorme», nota Guido Scorza, avvocato esperto del tema e nel dipartimento all'innovazione del ministero. Già questo ritardo è la prima sfida da superare. Ma non solo.

«Gli oligopoli dei dati vanno governati utilizzando le regole antitrust alla stregua di un qualsiasi altro oligopolio che minacci il libero gioco della concorrenza ma l'importante è farlo scongiurando il rischio di adottare disposizioni protezionistiche o nazionalistiche che, in un'economia globale, risulterebbero anacronistiche e probabilmente inefficaci. È l'abuso dell'accumulo di dati e della posizione di forza che ciò offre sui mercati che va scongiurato prima e sanzionato poi ma non l'accumulo in sé che è parte integrante di questa stagione economica e giuridica”, continua Scorza.

Sarà insomma un gioco di equilibrismi. Google Cloud, insieme a Microsoft Azure, AWS e Alibaba, attualmente dominano il mercato cloud europeo sia nel settore pubblico che in quello privato. Anche la polizia tedesca archivia i filmati di bodycam sui server cloud AWS. Così fanno molte aziende europee, tra cui Nokia, Vodafone Italia, Lamborghini e l' Agenzia spaziale europea.

Spezzare questi rapporti appare impossibile, persino non auspicabile secondo molti esperti, tra cui Jennifer Belissent di Forrester. L'obiettivo è un altro: contare di più, non essere autarchici. «Il mercato unico dei dati offrirà all'Europa una maggiore influenza nei rapporti con i giganti della tecnologia americana», ha scritto.

Ma sarà anche in questo caso un gioco di equilibrismi. Il timore di molti esperti è che l'Europa, per l'ansia di supremazia, allenti il rigore sui diritti e la privacy. Timore che trova sponda nel Libro bianco sull'intelligenza artificiale presentato dalla Commissione all'interno dello stesso pacchetto. Qui ci si aspettava una presa di posizione forte contro il riconoscimento facciale, in linea con quanto richiesto da tutte le associazioni per i diritti umani.

La Ue invece, per la prima volta venendo meno al proprio ruolo di leadership in materia, lungi dal fissare una moratoria (come già alcune città americane), scrive che indagherà sull'introduzione di eccezioni per l'uso dell'identificazione personale del riconoscimento facciale e di altri dati biometrici, ora gravemente limitato dalla vigente normativa Ue.

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