libero scambio

La Ue dà via libera all’accordo commerciale con il Vietnam

Con l’ok del Parlamento si chiude l’iter, intesa in vigore a luglio. Rivisto trattamento preferenziale alla Cambogia per violazioni dei diritti umani

dal nostro corrispondente Beda Romano

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(REUTERS)

Con l’ok del Parlamento si chiude l’iter, intesa in vigore a luglio. Rivisto trattamento preferenziale alla Cambogia per violazioni dei diritti umani


3' di lettura

BRUXELLES. Il Parlamento europeo ha dato il via libera mercoledì 12 febbraio a un accordo commerciale, questa volta con il Vietnam. L’intesa imporrà ai due partner di eliminare il 99% dei dazi, su un periodo di 10 anni per il Paese asiatico e di 7 anni per l’Unione europea. Nel frattempo, Bruxelles ha annunciato nuove tariffe sulle merci cambogiane, in reazione a una deriva dei diritti umani nel Paese asiatico. Sul riso proveniente dalla Cambogia restano in vigore le scelte prese nel 2019.

Il nodo dei diritti umani e dei lavoratori

Pur di ottenere il benestare dei deputati a Strasburgo, l’intesa commerciale prevede che il Vietnam faccia sforzi particolari nel campo dei diritti umani e dei diritti del lavoro. L’accordo, firmato ad Hanoi nel giugno 2019, dovrebbe entrare in vigore in luglio. L’intesa è il tentativo di aggirare il congelamento delle trattative aperte con l’Asean, l’Associazione dei Paesi del Sud-Est asiatico. In questo senso, il Parlamento europeo spera che possa spianare la strada «a un futuro trattato inter-regionale».
L’accordo con il Vietnam ha due aspetti: quello commerciale approvato ieri dal Parlamento europeo (401 sì, 192 no e 40 astensioni) prevede la sola ratifica europea; quello relativo agli investimenti invece deve ancora essere approvato dai singoli Paesi membri. Ha commentato intanto il commissario al commercio Phil Hogan: «L’intesa ha un enorme potenziale economico, comporta vantaggi per i consumatori, i lavoratori, gli agricoltori e le imprese». Prodotti metalmeccanici o chimici saranno esenti da dazi fin dall’entrata in vigore.

Cambogia: rivisto il trattamento preferenziale
Nel frattempo, la Commissione europea ha deciso di rivedere il trattamento preferenziale concesso alla Cambogia. Il Paese perderà il 20% dei diritti preferenziali previsti dallo schema a cui è soggetto. La percentuale è pari a un totale di 1 miliardo di euro delle esportazioni cambogiane verso l’Unione europea. Nei fatti alla merce che oggi non subisce dazi – come i vestiti, le scarpe e lo zucchero - verranno applicate nuove tariffe standard (per le scarpe queste ammontano al 12%).
Le modifiche entreranno in vigore il 12 agosto, a meno che Parlamento o Consiglio si oppongano. Il premier Hun Sen è accusato da Bruxelles di avere usato la mano pesante contro l’opposizione politica. Un portavoce della Commissione europea ha precisato che le importazioni di riso dalla Cambogia non sono coinvolte dalla decisione comunitaria. Ha ricordato che i dazi fissati l’anno scorso come misura di salvaguardia del settore europeo sono ancora in vigore fino al 2022.

Le critiche dell’Italia
In Italia, la decisione è stata criticata. «L’esclusione del riso è una decisione incomprensibile e in aperto contrasto con le esigenze del settore», ha detto il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. «L’esclusione è stata motivata con la clausola di salvaguardia già in vigore che, però, si applica solo alle importazioni di riso Indica». Da Strasburgo, Gianna Gancia, eurodeputata della Lega, ha notato che la decisione «oltre ad andare contro lo spirito di una decisione rivolta a osteggiare chi calpesta i diritti umani, avrebbe gravi effetti anche per la nostra economia».

Import europeo in aumento

La decisione ai danni della Cambogia giunge sulla scia di nuove statistiche pubblicate nei giorni scorsi, e relative ai Paesi in via di sviluppo che nell’import-export godono di trattamenti preferenziali. Le importazioni europee da questi Paesi sono salite del 12% tra il 2016 e il 2018, da 61,3 a 68,8 miliardi di euro. A registrare i risultati migliori sono Paesi quali il Bangladesh, il Pakistan, l’India, le Filippine. Si calcola che nel solo Myanmar il lavoro di almeno 500mila persone dipenda da trattamenti commerciali preferenziali.

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