la sentenza della corte

La Ue: etichetta sui prodotti degli insediamenti israeliani in Cisgiordania

La decisione, destinata a suscitare polemiche, riguarda l’interpretazione di un regolamento esistente e mira a tutelare l’interesse dei consumatori a conoscere l’origine dei beni


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(AP)

2' di lettura

I consumatori devono sapere se i prodotti che trovano sugli scaffali dei supermercati vengono prodotti in Israele o nei territori occupati all’interno di insediamenti israeliani. È quanto ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Unione europea, interpretando un regolamento esistente. «Gli alimenti originari dei territori occupati dallo Stato di Israele - dice la sentenza - devono recare l’indicazione del loro territorio di origine accompagnata, nel caso in cui provengano da un insediamento israeliano all’interno di detto territorio, dall’indicazione di tale provenienza».

Secondo Gerusalemme la decisione «è uno strumento in una campagna politica contro Israele».

Il caso francese

La Corte si è espressa su un caso che vedeva l’Organisation juive européenne e la Vignoble Psagot contro il ministro francese dell’Economia e delle Finanze. Secondo i giudici di Lussemburgo, «il fatto di apporre
su alcuni alimenti l’indicazione secondo cui lo Stato di Israele
è il loro Paese d’origine, mentre tali alimenti sono in realtà
originari di territori che dispongono ciascuno di uno statuto
internazionale proprio e distinto da quello di tale Stato, che
sono occupati da quest’ultimo e soggetti a una sua giurisdizione
limitata, in quanto potenza occupante ai sensi del diritto
internazionale umanitario, sarebbe tale da trarre in inganno i
consumatori».

Indicazione obbligatoria
Di conseguenza, la Corte ha dichiarato che «l’indicazione del territorio di origine degli alimenti in questione è obbligatoria, al fine di evitare che i consumatori possano essere indotti in errore in merito al fatto che lo Stato di Israele è presente nei territori in quanto potenza occupante e
non in quanto entità sovrana».
La battaglia sulle etichette tra Unione europea e Israele va avanti da anni. Già nel 2015 la Commissione europea aveva approvato un anota interpretativa per l’etichettatura dei prodotti provenienti dai territori occupati. Una decisione che aveva provocato un coro di critiche da parte di Gerusalemme.

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