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La Ue processa lo smog (ma l’inquinamento è in calo)

di Jacopo Giliberto

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(AP)

6' di lettura

Mentre è in calo l’inquinamento dell’aria, torna l’allarme smog nelle grandi città: Legambiente ha presentato i nuovi dati del rapporto Mal’aria , Greenpeace ha annunciato altre rilevazioni, a Roma continuano le misure per ridurre la sporcizia dell’aria e martedì 30 gennaio a Bruxelles sono stati convocati i ministri dell’Ambiente dei Paesi che la Ue ha messo sotto accusa per troppo inquinamento.

Tuttavia, a dispetto della percezione di molti, da anni migliora la qualità dell’aria nelle grandi città italiane, soprattutto quelle della zona più inquinata cioè la pianura padana. Con l’aiuto delle nuove tecnologie, con la diffusione dei motori di concezione più moderna, con un diverso modo di produrre e di consumare le grandi città nel tempo hanno ridotto in modo drastico la presenza di composti inquinanti nella loro aria.

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Non a caso ormai i sistemi attuali di analisi delle emissioni non riescono più a distinguere una vettura euro6 da un’auto elettrica: significa che le emissioni dei motori di ultima generazione sono così basse che ormai pesa quasi solamente la parte di emissione che non dipende dal motore, come per esempio il polverino di gomma sviluppato dallo sfregare degli pneumatici sull’asfalto emesso in pari quantità dalle auto elettriche.

In pianura padana ormai la maggior parte dell’inquinamento viene dall’agricoltura, dalle lunghe file di camion in convoglio sulle autostrade e sulle statali, dagli impianti di riscaldamento a pellet delle villette.

Molto dell’inquinamento dipende anche dalle incertezze del clima: la siccità del 2017 ha impedito che le piogge lavassero l’aria e sciacquassero via dalle strade le polveri.

Ciò significa anche un’altra cosa. Significa cioè che la via è ancora lunga e difficile.

IL TRAFFICO

Pm10 - Andamento concentrazioni medie annue a Milano

IL TRAFFICO

A rischio una procedura europea

Il vertice sulla qualità dell’aria convocato per martedì 30 gennaio a Bruxelles dal commissario all’ambiente Karmenu Vella con i 9 Paesi, tra cui l’Italia, che hanno infrazioni aperte per i livelli eccessivi di smog, «darà la chance finale ai ministri» per trovare una soluzione, «altrimenti i casi proseguiranno alla Corte di giustizia Ue», ha affermato il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, alla vigilia dell’appuntamento a cui parteciperà anche il ministro italiano Gian Luca Galletti. L’obiettivo è che questo sia «un’occasione per discutere le misure per affrontare il problema della qualità dell’aria», ha poi aggiunto il portavoce dicendosi «fiducioso che saranno presentate alcune
nuove misure» antismog.

Città a confronto, da Torino a Frosinone

Secondo la Legambiente ( clicca qui per leggere il rapporto Mal’Aria ), su 39 capoluoghi cinque hanno oltrepassato la soglia di 100 giorni di smog oltre i limiti: Torino (stazione Grassi) guida la classifica con il record negativo di 112 giorni di livelli di inquinamento atmosferico illegali; Cremona (Fatebenefratelli) con 105; Alessandria (D’Annunzio) con 103; Padova (Mandria) con 102 e Pavia (Minerva) con 101 giorni.

Ci sono andate molto vicina anche Asti (Baussano) con 98 giorni e Milano (Senato) con le sue 97 giornate oltre il limite.
Seguono Venezia (Tagliamento) 94; Frosinone (Scalo) 93; Lodi (Vignati) e Vicenza (Italia) con 90.

Situazione critica specialmente nelle zone della pianura padana: in 31 dei 36 capoluoghi di provincia delle quattro regioni del nord (Piemonte Lombardia Veneto ed Emilia Romagna) è stato sforato il limite annuo giornaliero; in questi stessi Comuni l’85% delle centraline urbane ha rilevato concentrazioni oltre il consentito, a dimostrazione di un problema diffuso in tutta la città e non solo in determinate zone.
In Campania le situazioni più critiche sono state registrate nelle stazioni delle città di Caserta (De Amicis), Avellino (Alighieri) e Napoli (Ferrovia) che hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo rispettivamente per 53, 49 e 43 volte.

In Umbria situazione critica a Terni con 48 giorni di aria sporca.
In Friuli-Venezia Giulia la classifica di Mal'aria vede ai primi posti Pordenone (Centro) con 39 superamenti e Trieste (Mezzo mobile) con 37. Nelle Marche, invece, è Pesaro con 38 giorni oltre i limiti a posizionarsi tra le città peggiori.

Bisogna dire che peggiora

Anche se le politiche di riduzione dello smog sembrano funzionare, bisogna comunque dire che tutto va male anzi tutto peggiora e secondo la Legambiente «i dati sull’inquinamento dimostrano il fallimento del protocollo aria delle Regioni padane». Afferma l’associazione: «Di protocolli ne abbiamo abbastanza, adesso servono le azioni efficaci: una decisa lotta ai diesel e misure strutturali per incidere su traffico ed emissioni».
Va davvero così male? Ovviamente no, visto che «per quei comuni che hanno già inviato dati sull'attività di vigilanza emerge un dato di buona adesione alle misure da parte dei proprietari di veicoli, dal momento che a fronte di migliaia di verifiche, sono relativamente poche le infrazioni contestate a veicoli non a norma. Tra i comuni che si distinguono troviamo i comuni della città metropolitana, escluso Milano, e Bergamo, che effettua un'attività di controllo estremamente metodica e ricorrente». Parola della Legambiente.

L’appello ai candidati

A poche settimane dalle elezioni regionali per la Lombardia, la Legambiente avanza un appello ai candidati affinché s’impegnino a fermare gli investimenti per l’estensione della rete stradale e autostradale, trasferendo i soldi al potenziamento del trasporto pubblico, alle bici e ai pedoni, alla mobilità elettrica. Chiede inoltre che i candidati mettano al bando i diesel con una strategia a tappe ravvicinate per arrivare ad una “Lombardia libera da diesel” entro il 2025, che propongano un potenziamento dei controlli su emissioni auto, caldaie e edifici, prevedendo un sistema sanzionatorio efficace; riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti; ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città, creando zone 30 e ampie aree pedonali; aumentare il verde urbano sia nelle vie del centro che nelle periferie, ma anche sugli edifici; ridurre le emissioni dal comparto agricolo e zootecnico.

LO ZOLFO

LO ZOLFO

Le analisi di Greenpeace

Greenpeace per la campagna Ogni Respiro è un Rischio (clicca qui per leggere il dossier) ha ultimato i monitoraggi della qualità dell’aria davanti ad alcune scuole nelle quattro città italiane più colpite dall’inquinamento da biossido di azoto NO2 ( clicca qui per leggere il risultato delle analisi ): Milano, Torino, Roma e Palermo. Da ottobre in 39 monitoraggi su 40 sono state rilevate concentrazioni di NO2 superiori ai 40 microgrammi per metro cubo d’aria, valore individuato come obiettivo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La situazione peggiore appare quella registrata a Torino e Milano: da una media dei rilevamenti svolti in queste due città si ottengono valori superiori agli 80 microgrammi per ogni metro cubo d’aria, più che doppi rispetto all’obiettivo sanitario indicato dall’Oms. Palermo e Roma mostrano una situazione appena meno grave: Palermo con valori medi prossimi ai 70, Roma sotto i 60 microgrammi per metro cubo d’aria. «Dal disinteresse ostinato della giunta Raggi per i problemi che segnaliamo, alla sincera preoccupazione degli assessori di Torino per le condizioni della loro città; dalla disponibilità del sindaco di Palermo Orlando ai piani ambiziosi di Milano in materia di mobilità, le città con le quali ci stiamo confrontando hanno sfide enormi davanti a loro, che richiedono coraggio e che non possono più essere rinviate», commenta Greenpeace.

Le imprese del Gpl accusano le stufe a pellet

«Puntare su Gpl e gas naturale per il settore del riscaldamento domestico e della mobilità, dal momento che, grazie alle loro proprietà ecologiche, possono costituire un valido aiuto al nostro Paese per rispettare gli impegni assunti a livello comunitario in materia di qualità dell’aria», afferma una lettera spedita al ministro dell’Ambiente da Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi-Federchimica, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese italiane del comparto distribuzione gas liquefatti (Gpl e Gnl) per uso combustione e autotrazione. L’associazione cita uno studio Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria (Camera di Commercio di Milano) che ha messo a confronto le emissioni di tutti i combustibili impiegati per il riscaldamento domestico – gpl, gas naturale, gasolio, pellet e legna – evidenziando le elevate emissioni di particolato e di benzoapirene, particolarmente dannosi per la salute umana, fatte registrare dagli apparecchi a pellet e legna. «Basti pensare, dimostrano i tecnici di Innovhub, che 100 grammi i pm una stufa a pellet li produce funzionando 32 ore, una a gas dopo 46mila ore, e un’autovettura euro 5 dopo 20mila chilometri percorsi».

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