oggi l’eurogruppo

La Ue alla ricerca della formula per rispondere alla crisi

dal nostro corrispondente Beda Romano

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Mario Centeno, presidente dell’Eurogruppo


3' di lettura

BRUXELLES - Quella di martedì 24 sarà una giornata cruciale per l’Unione Europea, che sta negoziando una risposta politica alla terribile crisi economica provocata dal coronavirus. Il confronto è acceso – alcuni Paesi, come l’Olanda, apparivano lunedì 23 poco accomodanti nella ricerca di un compromesso. La speranza è di trovare un’intesa in serata, tra i ministri delle Finanze, o giovedì 26, quando si riuniranno i capi di Stato e di Governo. Intanto, i Governi hanno fatto propria la proposta di permettere la spesa in deficit prevista dal Patto di stabilità.

Ai negoziati stanno partecipando, oltre alla Commissione europea e ai Governi nazionali, anche il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) e la Banca europea per gli investimenti (Bei). Come spiegato dal commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, domenica in un’intervista al Sole 24 Ore, molte le opzioni sul tavolo. Tra le altre cose, in ballo c’è l’uso dei prestiti che può concedere il Mes. Questi sono di due tipi: la linea di credito precauzionale e la linea di credito rafforzata.

Entrambe possono essere attivate attraverso un prestito del Governo nazionale o l’acquisto da parte del Mes – che ha una dotazione di quasi 500 miliardi di euro - di titoli di Stato sul mercato primario (al momento dell’asta dei titoli). La loro durata è di un anno, rinnovabile due volte per sei mesi. Quali sono le differenze tra le due linee di credito? Entrambe richiedono un memorandum di intesa tra il Paese e il Mes. Entrambe prevedono condizioni, anche se nella seconda sono più stringenti.

Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, la questione sta creando tensioni tra i Paesi membri. I governi in più seria difficoltà nell’affrontare la pandemia influenzale – come l’Italia o la Spagna - temono di essere stigmatizzati sui mercati finanziari dall’uso del Mes e chiedono l’uso di strumenti che riguardino tutti i Paesi. Sostengono poi che la crisi non è economica, ma ha origini sanitarie, di conseguenza non vogliono sottostare a particolari condizioni economiche.

Sul fronte opposto, vi è in particolare l’Olanda. «È il Paese più ostico. Non solo crede di non avere bisogno di prestiti dal Mes, ma - nota un negoziatore- insiste per imporre chiare condizionalità». La diplomazia olandese non ha risposto ieri sera alla richiesta di un commento. Il destino vuole che i Paesi più colpiti siano anche quelli più fragili da un punto di vista economico e finanziario. Si può presumere che in un’ottica puramente contabile, alcuni Governi temano di prestare soldi a fondo perduto.

Sempre lunedì 23, il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, ha spiegato che Bruxelles sta lavorando anche sulla base dell’articolo 122 dei Trattati, che permette «di concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria dell’Unione allo Stato membro interessato». Nota un negoziatore: «Il problema è dove trovare i soldi». Il Mes può prestare denaro solo ai Paesi. In assenza di accordo oggi tra i ministri delle Finanze, il tema verrebbe discusso giovedì 26 dai leader.

Intanto, i Ventisette hanno fatto propria la proposta di Bruxelles di far scattare la clausola d’emergenza prevista dal Patto di stabilità. Ha commentato su Twitter il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra: «Ciò dovrebbe consentire agli Stati membri di avere spazio adeguato per fare qualunque cosa serva per combattere il virus e il crollo dell’economia». Il commento conferma indirettamente che L’Aja non vede l’urgenza di usare il Mes o di allentarne le regole.

Sempre a questo riguardo, il Comitato consultivo europeo per le finanze pubbliche (in inglese, il Fiscal board) ha appoggiato la scelta di permettere la spesa in deficit. Ha poi sostenuto che il futuro risanamento dovrà «lasciare più spazio che in passato a misure di spesa favorevoli alla crescita».

Infine, Francia e Cina si sono trovate d’accordo per chiedere una riunione straordinaria del G20, in modo da discutere dell’emergenza tanto sanitaria quanto economica.

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