L’agenda di Bruxelles

La Ue risponde alla Via della Seta cinese e va alla conquista dell’area Indo-Pacifico

La Commissione europea ha promosso una nuova strategia per promuovere meglio la presenza dei Paesi Ue all’estero: attraverso accordi che vadano oltre il commercio

di Beda Romano

(EPA)

3' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – A poche ore dall’annuncio di un patto tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia per contrastare l’influenza cinese a Est, la Commissione europea ha presentato giovedì 16 settembre una nuova strategia per meglio promuovere la presenza europea nell’Indo-Pacifico. Con l’occasione, l’Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza Josep Borrell ha sostenuto che l’iniziativa anglo-sassone è un nuovo pungolo nel fianco dell’Unione Europea perché questa si rafforzi nel settore della difesa.

La nuova strategia comunitaria nell’Indo-Pacifico è il primo tassello di un progetto chiamato Global Gateway e con il quale i Ventisette vogliono firmare accordi internazionali che vadano ben oltre il commercio. Il piano d’azione prevede il rafforzamento delle catene di produzione, nuovi partenariati in campo ambientale e digitale, nuovi accordi nella sicurezza marittima, sforzi particolari per migliorare la connettività. L’obiettivo è di rispondere alla Via della Seta cinese. In campo digitale, per esempio, i primi accordi nell’Indo-Pacifico verranno negoziati con il Giappone, Singapore e la Corea del Sud.

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Le intese in campo ambientale verranno messe a punto con i Paesi che più condividono l’approccio comunitario in questo campo. Ufficialmente, nella strategia appena presentata la Cina rimane un partner fra molti, ma tra le righe emerge il desiderio di rafforzare la cooperazione soprattutto con il Giappone, l’Australia, l’India e Taiwan.In una comunicazione di 18 pagine inviata al Consiglio e al Parlamento, la Commissione europea fa notare che la spesa militare nella regione Indo-Pacifico è salita al 28% del totale mondiale nel 2019, dal 20% nel 2009.

Si legge nel documento: «Data l’importanza di una significativa presenza navale europea nell’Indo-Pacifico, l’Unione europea valuterà i modi per garantire un maggiore dispiegamento navale da parte dei suoi Stati membri nella regione». Bruxelles intende promuovere nuovi legami anche con altre regioni del mondo, come ha spiegato mercoledì scorso la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen. Il tentativo è di moltiplicare l’influenza europea e favorire relazioni internazionali basate sulle regole e sul diritto. Sempre giovedì 16 settembre il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha sostenuto a Ginevra la necessità di rilanciare l’Organizzazione mondiale del Commercio.

Annuncio a sorpresa

L’annuncio dei tre Paesi anglo-sassoni, nella notte tra mercoledì e giovedì, è giunto a sorpresa qui a Bruxelles, come ha ammesso un portavoce dell’esecutivo comunitario, Peter Stano. L’Unione Europea «non era stata informata dell’iniziativa e siamo in contatti con i tre Paesi per meglio prendere le misure di questa nuova alleanza». Il portavoce ha poi aggiunto che nei prossimi giorni «verrà effettuata una analisi della situazione e delle ripercussioni di questa intesa».

Nelle file della diplomazia europea si sospetta che in fondo gli obiettivi americani siano più commerciali che strategici: «È il tentativo di fare una politica estera a vantaggio dei posti di lavoro della classe media», spiega un diplomatico, riferendosi all’acquisto da parte australiana di sottomarini nucleari americani. «La vicenda getta olio sul fuoco su una relazione commerciale oggetto di un difficile negoziato dopo la presidenza Trump, segnata da dazi americani sui prodotti europei». Ci si interroga sul clima che vi sarà il 29 settembre a Pittsburgh quando Stati Uniti e Unione europea dovranno inaugurare il nuovo consiglio dedicato al dialogo tecnologico tra i due blocchi.

Il fronte australiano

Anche sul fronte australiano, dominerà almeno per un po’ di tempo il gelo nei rapporti bilaterali: «Non ci precipiteremo certo a firmare un nuovo accordo commerciale con Canberra, come era nelle nostre intenzioni», afferma lo stesso diplomatico.Ciò detto, l’impatto politico è notevole. «Dobbiamo sopravvivere da soli, esattamente come fanno gli altri», ha commentato l’Alto Rappresentante Borrell, riferendosi alla necessità di una difesa europea e riprendendo argomenti utilizzati in una recente intervista a Le Monde.

In un discorso questa settimana a Strasburgo, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva sostenuto che «l’Europa può e chiaramente dovrebbe essere capace di fare di più da sola».Per decenni l’Unione Europea ha appaltato agli Stati Uniti la difesa, in particolare attraverso la Nato. Fu un modo per affrontare le minacce della Guerra Fredda e in fondo anche per permettere a molti Paesi europei di spendere denaro pubblico non a fini militari ma in un generoso welfare state.

Oggi sono cambiati il contesto internazionale e l’ambizione europea. I Ventisette sanno di dover prendere in mano la propria sicurezza, ma per ora divergono sulle modalità.In ultima analisi, il nuovo gioco delle alleanze in Asia e altrove sta costringendo l’Europa a rivedere le sue priorità, tanto più dopo la magra figura registrata dalla Nato in Afghanistan, un Paese dal quale l’organizzazione militare se ne è andata dopo anni di presenza lasciando il caos. L’iniziativa anglosassone in Asia mette sotto particolare pressione i Paesi fin qui freddi ad abbandonare l’ombrello americano: soprattutto l’Est Europa, e in parte anche la Germania.


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