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Von der Leyen: «Grecia scudo d’Europa», dall’Ue 700 milioni ad Atene per la crisi migranti

I vertici dell’Unione hanno incontrato il premier greco Mitsotakis alla frontiera con la Turchia. Tra le misure previste da Bruxelles anche il rafforzamento del dispositivo Frontex

di Stefano Carrer

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 Migranti portano in braccio i loro bambini mentre attraversano la frontiera tra Turchia e Grecia a Edirne

I vertici dell’Unione hanno incontrato il premier greco Mitsotakis alla frontiera con la Turchia. Tra le misure previste da Bruxelles anche il rafforzamento del dispositivo Frontex


3' di lettura

Settecento milioni di euro per aiutare la Grecia ad affrontare la nuova crisi dei migranti, più un rafforzamento del dispositivo di pronto intervento di Frontex e la mobilitazione del meccanismo europeo di protezione civile: sono le misure annunciate martedì 3 marzo dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accorsa a incontrare il premier ellenico Kyriakos Mitsotakis assieme al presidente del Consiglio Ue Charles Michel e al presidente del Parlamento di Strasburgo, David Sassoli.

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Un incontro avvenuto a Kastanies, sulla frontiera di terra greco-turca su cui da giorni si ammassano decine di migliaia di migranti e rifugiati - dopo che la Turchia ha deciso di incoraggiarne l’esodo -,respinti dalla linea dura decisa dalle autorità di Atene (fino a qui senza incidenti di rilievo). Terrorizzata dalla prospettiva di una ripetizione della crisi migratoria del 2015, la Ue manifesta solidarietà a una Grecia, finita sotto accusa - assieme all’Europa stessa - da parte delle organizzazioni umanitarie. Sottolineando che si tratta di una situazione che investe la responsabilità dell’Europa intera, von der Leyen ha detto che «la nostra unità prevarrà». «Siamo qui in circostanze straordinarie, per ringraziare e dare un messaggio di solidarietà e supporto alla Grecia», ha aggiunto, esprimendo anche compassione per i migranti che sono stati «attratti con false speranze in questa situazione».

«Chi cerca di mettere alla prova l’unità dell’Europa resterà deluso. Manterremo la linea e la nostra unità prevarrà. È tempo per un’azione concertata e per il sangue freddo. La Turchia non è un nemico e le persone non sono mezzi per raggiungere un obiettivo. Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo», ha detto ancora von der Leyen.

Per Atene la Turchia è un «Paese trafficante»

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Un filo di imbarazzo che non ha trovato riscontro nel premier greco,che ha definito la Turchia un Paese «trafficante»,che spinge i migranti alla frontiera «per promuovere la sua agenda geopolitica»: migranti che non starebbero fuggendo dai combattimenti nella provincia siriana di Idlib ma «hanno vissuto in sicurezza in Turchia per un lungo periodo di tempo».

Il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ribadito l’accusa già elevata dal presidente Tayyip Erdogan e respinta con sdegno da Atene, secondo cui le forze greche avrebbero sparato sui migranti. Il rinnovato appello dei maggiori responsabili della Ue alla Turchia perché rispetti l’accordo del 2016 tenendo i rifugiati sul proprio territorio in cambio di aiuti finanziari appare inutile di fronte alla determinazione di Erdogan a «ricattare» Bruxelles.

Il confronto tra Bruxelles e Ankara
Prima della riunione informale del 5-6 marzo dei ministri degli Esteri della Ue, l’Alto Rappresentante Ue Josep Borrel si è recato ieri ad Ankara, da dove Erdogan è tornato ad attaccare Bruxelles, sostenendo di aver rifiutato un miliardo di euro di aiuti aggiuntivi che gli erano stati offerti dalla Ue e accusandola di non aver rispettato la sua parte dell’accordo.

Intanto ong e associazioni umanitarie se la prendono con il rigore di Atene che trova appoggi in una Ue che - come sottolineato dal ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer - desidera che sia chiaro il messaggio secondo cui le frontiere non sono aperte. Amnesty International ha definito «inumani» i provvedimenti presi dalle autorità elleniche per impedire l’ingresso ai migranti.

Le accuse delle ong all’Europa
Secondo l’associazione Emergency «è ora che l’Europa cambi rotta: o mette il rispetto dei diritti umani come base irrinunciabile del suo agire o sarà definitivamente morta. Non ci sono più scorciatoie possibili». La Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa (Ifrc) ha sottolineato che i migranti non devono «essere usati come strumento politico»: per il presidente Francesco Rocca «gli Stati membri della Ue devono reagire in uno spirito di solidarietà al recente aumento del numero delle persone che cercano rifugio alle frontiere esterne della Ue» e «non devono voltare le spalle a Turchia e Grecia. Gli Stati del Sud europeo non possono esser lasciati soli: tutti gli Stati hanno una responsabilità nel proteggere persone e salvare vite». L’Agenzia Onu per i rifugiati ha dichiarato che manca di base legale la decisione di Atene di sospendere l’accoglimento delle richieste di diritto d’asilo.

L’economia greca rallenta
Per la Grecia, tra l’altro, stanno emergendo serie preoccupazioni sull’impatto economico dell’epidemia da coronavirus (finora comunque contenuta a sette casi, senza alcun decesso). Il consiglio fiscale indipendente ritiene ormai irrealistico il target governativo di una crescita 2020 a +2,8%: secondo il suo scenario base a forte rischio di revisione, il Pil si fermerà a +2,54%, ma nel caso peggiore scenderà a +1,88%, il che avrà un impatto fiscale negativo riducendo gli spazi a disposizione per supportare il rilancio dell’economia dopo il decennio perduto della crisi. Mercoledì prossimo la cerimonia per l’accensione della torcia olimpica, nell’antica Olimpia, avverrà in tono minore, per evitare affollamenti.

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