Norme

La Ue vuole cambiare il sistema di Dop, Igp e Stg. Ecco perché l’Italia è contraria

Perplessità di fronte al progetto che intende riclassificare 3.400 cibi con un fatturato di 75 miliardi. Patuanelli: «Fermamente contrari». De Castro: «I Consorzi restino centrali»

di Alessio Romeo

(Claudia Greco / AGF)

3' di lettura

Formula che vince si cambia. L’Europa si appresta a mettere mano al sistema di protezione delle indicazioni geografiche che vanta oltre 3.400 Dop, Igp e Stg a cui si aggiunge ora anche il marchio facoltativo per i prodotti di montagna. Un caso di successo della politica europea che ha spinto in pochi anni i prodotti agroalimentari di qualità Ue a un fatturato record di 75 miliardi, 17 solo in Italia di cui 10 dall’export con il marchio Ue che garantisce, secondo un recente studio della Commissione, un valore delle vendite doppio rispetto a quello di prodotti simili privi di certificazione.

Procedure di registrazione abbreviate, maggiori tutele online, più attenzione alla sostenibilità e più poteri alle associazioni di produttori: sono i pilastri su cui si basa la proposta di regolamento formalizzata dalla Commissione europea che ha avviato l’iter per la revisione dell’attuale sistema con l’obiettivo di giungere all’approvazione della riforma, in codecisione con l’Europarlamento, entro il 2023.

Loading...

Non c’è stato il temuto (soprattutto dagli operatori italiani) passaggio di competenze dall’esecutivo europeo all’Euipo, l’ufficio europeo per la registrazione dei marchi, che continuerà ad affiancare la Commissione nelle procedure di autorizzazione delle nuove Dop e Igp, come avvenuto negli ultimi anni.

Nelle intenzioni della Commissione le nuove misure dovrebbero aumentare la diffusione delle indicazioni geografiche nell’Unione a beneficio dell’economia rurale e conseguire un livello di protezione più elevato, in particolare online. «Le indicazioni geografiche rappresentano la ricchezza e la diversità del nostro patrimonio enogastronomico. Vogliamo promuovere la produzione di prodotti di qualità tradizionali. Ciò andrà a beneficio delle economie rurali in tutta l’Unione, contribuirà a preservare le tradizioni locali e le risorse naturali, e proteggerà ulteriormente la notorietà globale dei prodotti agroalimentari dell’Ue», ha sottolineato il commissario all’Agricoltura Janusz Wojciechowski.

Il ministro delle Politiche agricole Patuanelli ha subito «ribadito la contrarietà dell’Italia alla proposta della Commissione Ue sulla riforma del sistema delle Dop e Igp». Frenata anche dal relatore dell'Europarlamento Paolo De Castro: «Abbiamo davanti una riforma articolata che riscrive da zero tutto il sistema delle indicazioni geografiche, siamo all’inizio e ci vorrà tempo. In Italia il 20 aprile faremo un primo incontro per ascoltare gli operatori». Intanto però, anticipa, «ci sono alcune criticità da correggere, a partire dal rafforzamento dei consorzi, che noi riteniamo debbano essere i protagonisti del sistema di qualità europeo; non sembra che nella proposta ci siano elementi in questo senso. Non abbiamo visto a esempio strumenti per rendere strutturale la gestione dell’offerta che abbiamo introdotto nella Pac varie volte, in deroga alle regole sulla concorrenza, tanto è vero che è diventata una prassi consolidata. Questo dovrebbe essere il cuore della riforma».

Inoltre «non abbiamo trovato riferimenti a iniziative che i consorzi possono mettere in campo per evitare pratiche svalorizzanti, come le politiche promozionali della grande distribuzione ». Altro tema fondamentale è quello della tutela. Secondo De Castro «la proposta non chiarisce il divieto di evocazione sancito dalla Corte Ue. Dev’essere definito meglio per evitare nuovi “casi Prosek”. Rischiamo di autorizzare uno Stato membro a usare una menzione generica protetta con una denominazione in un altro Stato membro. L’evocazione di una Dop, ancorché in una menzione generica, dev’essere evitata».

Infine per l’ex ministro «non è sufficientemente chiaro il capitolo della gestione, valutazione dei disciplinari e autorizzazioni. Va ribadito in modo netto che tutta la procedura resta in capo alla Dg agricoltura della Commissione. L’Euipo potrà dare un contributo alla tutela delle Ig nei paesi terzi; può avere un ruolo importante nella gestione e tutela dei marchi Ue nel mondo e nella lotta alle imitazioni ma non nelle procedure ordinarie per le quali non ha competenze».

In generale, conclude «non si coglie una vera e propria strategia nella politica di qualità europea . La semplificazione dovrebbe riguardare tutte le modifiche dei disciplinari sotto una certa soglia economica che potrebbero rimanere a livello di Stato membro, almeno per le piccole Dop. Non possiamo equiparare la lenticchia di Castelluccio al Grana padano. All’interno delle grandi Dop poi ci dev’essere la possibilità di valorizzare i casi di eccellenza».

Verosimilmente un primo parere arriverà entro giugno per giungere a settembre alla relazione completa del Parlamento europeo da approvare entro l’anno. La riforma potrebbe arrivare in porto sotto presidenza spagnola nel secondo semestre 2023. Il team negoziale guidato da De Castro, non ancora ufficializzato, dovrebbe essere composto da altri europarlamentari (i cosiddetti relatori ombra) provenienti da Paesi mediterranei, considerando che il 90% del valore delle indicazioni geografiche arriva da Italia, Francia e Spagna.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti