L’andamento del virus

La variante Delta spinge oltre l’80% il target della copertura vaccinale

Per la convergenza di diversi fattori, si complica secondo molti scienziati la possibilità di raggiungere la cosiddetta immunità di gregge. Ecco quali

di Nicola Barone

Senza vaccino la maggior parte dei morti nelle ultime settimane

4' di lettura

È stata la meta più inseguita da quando sono stati immessi nell’uso i vaccini contro il Coronavirus, nell’immaginario collettivo la possibilità di gettarsi alle spalle l’incubo. Ma sul raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge le cose sono andate mano a mano complicandosi, al punto che per una parte degli scienziati sarebbe bene rinunciare a una speranza illusoria. Malgrado le difficoltà emerse e gli ostacoli in prospettiva non tutti però sono d’accordo sul fatto che ci si debba rassegnare a considerarla una chimera.

Le variabili significative da considerare

Anche sulla percentuale stessa di vaccinati necessaria a soffocare SARS-CoV-2 le stime hanno avuto una dinamica altalenante, dal 70% da raggiungersi entro l’estate con sforzi organizzativi e di sensibilizzazione enormi sino alle stime del momento che si spingono fino a quota 95%. Di certo non esiste un numero esatto, ma vanno tenuti comunque nel conto diversi ostacoli sul cammino: le varianti del virus emerse, la capacità del vaccino di azzerare (o limitare fortemente) la trasmissione del virus, gli squilibri nelle campagne vaccinali nel mondo, la durata dell’immunità conferita e l’atteggiamento più o meno disinvolto delle persone una volta vaccinate.

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Troppo alta la quantità di virus circolante

La soglia per l’immunità di gregge si raggiunge solo con alti tassi di vaccinazione e molti ricercatori pensavano ipotizzabile all’inizio un ritorno a condizioni di normalità con il 70% della popolazione immune, in base delle conoscenze disponibili. Ma diversi problemi sono stati determinati dalla evoluzione del virus. Il primo e forse più significativo ruota intorno alla capacità o meno dei vaccini di prevenire la trasmissione, dal momento che sostanziali quantità di virus in circolazione rendono difficile bloccare la catena dei contagi. Altro aspetto cruciale è la rapidità e la distribuzione dei vaccini. Una campagna coordinata a livello globale avrebbe consentito un risultato complessivamente migliore, come sottolineato a più riprese dall’Organizzazione mondiale della sanità. Restano invece enormi divari nell’andamento delle campagne tra Paese e Paese.

Bambini esclusi e durata della protezione, due nodi

Una quota non trascurabile della popolazione è esclusa dai vaccini, perché le autorizzazioni sinora concesse dalle autorità sanitarie tagliano fuori i più piccoli. Il che implica conseguentemente una copertura negli adulti quanto mai vicina alla totalità. Senza contare l’impatto delle nuove varianti, che possono spostare la soglia per raggiungere l’immunità di gregge. Maggiore tempo occorre per bloccare la trasmissione del virus, maggiore spazio hanno le varianti per emergere e soppiantare le altre, esattamente quello che è successo con la Delta in mezzo mondo. Infine, per quanto una protezione sia garantita nei mesi, non esiste certezza sulla sua durata che potrebbe almeno in parte decadere. E a ciò bisogna aggiungere che i vaccini possono cambiare il comportamento delle persone dal momento che crescono le interazioni all’aumentare dei vaccinati.

Per esperti inglesi impossibile una barriera totale

L’immunità di gregge dal Covid al momento non è «una possibilità», in Gran Bretagna o nel mondo, a causa di varianti del coronavirus come la Delta che continuano a diffondere il contagio anche in una parte di persone vaccinate. È quanto sottolineato in un’audizione di fronte a una commissione parlamentare dal professor Andrew Pollard, direttore del Centro vaccini dell’Uniiversità di Oxford. La tesi è che gli antidoti attualmente a disposizione si stiano rivelando efficaci per «rallentare» la pandemia e contenerne gli effetti gravi (morti e ricoveri), ma non possano rappresentare una barriera totale contro le nuove mutazioni. Ulteriori varianti ancor più aggressive, o anche solo capaci di sfuggire alla protezione dei vaccini attuali, sono dal punto di vista teorico possibili. Per il professor Paul Hunter, virologo all’Università di East Anglia, e la professoressa Devi Sridhar, direttrice del dipartimento di Igiene e sanità Pubblica nell’ateneo di Edimburgo, i vaccini hanno «inciso» sulla pandemia, ma non hanno ancora «risolto» il problema di una malattia destinata ad assumere per adesso se non altro caratteristiche stagionali.

Stessa carica virale per infettati vaccinati e non

Le strategie vaccinali volte all’immunità di gregge sono state pesantemente inficiate dalla variante Delta. Tra i vaccinati e non vaccinati che sviluppano l’infezione è stata infatti rilevata la stessa carica virale in uno studio pubblicato sul British Medical Journal (Bmj) relativo ai dati emersi da un recente focolaio verificatosi nel Massachusetts. In sostanza, la vaccinazione anche se rimane altamente protettiva, potrebbe non essere sufficiente da sola per fermare la diffusione della variante Delta. I test condotti dal 3 al 17 luglio durante un’epidemia a Provincetown, un noto luogo di vacanza negli Stati Uniti, hanno rilevato infatti che il 75% delle persone infette era completamente vaccinato. «Tra i vaccinati con infezione, la difficoltà di rilevare il virus nei tamponi nasali (valore di soglia del ciclo) era quasi identica a quella osservata nei non vaccinati. Questa scoperta suggerisce che entrambi i gruppi hanno la stessa carica virale e hanno la stessa probabilità di trasmettere le loro infezioni, hanno avvertito i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc)».

Forni: obbligo vaccino è soluzione disperata

Tutto ciò considerato, si fa forte la tentazione (non solo in Italia) di rendere obbligatoria la vaccinazione. «La vaccinazione può permettersi il lusso che una parte della popolazione la rifiuti. È il concetto dell’immunità di gregge» dice in un’intervista Guido Forni, già professore ordinario di Immunologia all’Università di Torino e accademico dei Lincei. «Sarà difficile arrivarci del tutto, ma comunque dovrebbe esserci una percentuale di non vaccinati gestibile senza traumi», secondo l’immunologo che considera tollerabile una percentuale di non vaccinati che va dal 5 al 15% massimo.

Coronavirus, per saperne di più

Le mappe in tempo reale

L’andamento della pandemia e la campagna di vaccinazioni sono mostrati in tre mappe a cura di Lab24. Nella mappa del Coronavirus i dati da marzo 2020 provincia per provincia. In quelle dei vaccini l’andamento in tempo reale delle campagne di somministrazione in Italia e nel mondo.
Le mappe: Coronavirus - Vaccini - Vaccini nel mondo

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