cartellino rosso

La vecchia Ilor del padre perseguita i figli per 45 anni

Un contribuente ha ricevuto una cartella per il pagamento di 25mila euro di Ilor del 1975, contestata al padre di lui, morto nel 1994. E prima l’imposta - abrogata nel 1998 - era stata chiesta al fratello

di Franca Deponti

Tasse!!? Ce le racconta il commercialista

Un contribuente ha ricevuto una cartella per il pagamento di 25mila euro di Ilor del 1975, contestata al padre di lui, morto nel 1994. E prima l’imposta - abrogata nel 1998 - era stata chiesta al fratello


2' di lettura

Mettiamoci un’imposta scomparsa da oltre vent’anni, la cocciutaggine di alcuni uffici, un po’ di noir perchè c’è di mezzo un’eredità. Ed ecco il perfetto spot pubblicitario per il Fisco italiano. Andiamo indietro di qualche mese, quando un ignaro signore ha ricevuto una cartella esattoriale per il pagamento di circa 25mila euro di Ilor del 1975 (millenovecentosettantacinque), contestata al padre di lui, morto nel 1994.

Una vicenda “di famiglia”
Con una tempestività da far impallidire le attuali scaramucce sulla prescrizione nel processo penale, dunque, l’agenzia delle Entrate-Riscossione, su mandato della Direzione provinciale dell’agenzia delle Entrate di Torino, ha chiesto per la prima volta al signor Fortunato (di cui taciamo i dati) il pagamento dell’imposta locale sui redditi, abrogata dal 1998, per un’attività svolta 45 anni prima dal padre, deceduto da 25 anni.

E già questo sarebbe da “cartellino rosso” ai fini dello Statuto del contribuente. Ma riavvolgendo all’indietro il filo del tempo si scoprono anche gli altri non meno gravi falli da espulsione, e tutti a carico della stessa famiglia.

A suo tempo il padre aveva già contestato la pretesa erariale con un ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Torino, avviando una causa che, in seguito alla sua scomparsa, era stata proseguita da un altro suo figlio, senza il benché minimo coinvolgimento dell’attuale destinatario nella richiesta di pagamento dell’Ilor. La causa si è conclusa nel 2019, quando la Corte di cassazione ha stabilito che nulla doveva il figlio subentrato nella causa del padre, perché non ne aveva accettato l’eredità, facendo un apposito atto di rinuncia.

Il secondo fratello
A questo punto - e siamo ai giorni nostri - l’agenzia delle Entrate, esclusi il padre e il primo figlio, si è rivolta all’altro figlio del contribuente, rimasto estraneo al procedimento giudiziario e che nulla sapeva della vicenda, e gli ha notificato la cartella esattoriale di cui si è detto. Errore su errore, perché la cartella ha la doppia funzione di intimazione del pagamento e, in caso di inadempimento, quella di titolo esecutivo che consente l’adozione di misure cautelari ed esecutive. Proprio per questo può però essere notificata solo dopo che la pretesa del Fisco si è effettivamente formata e ciò non è accaduto né nei confronti dell’originario contribuente, il padre, né, tantomeno, in capo all’ignaro secondo figlio Fortunato, al quale nessun atto era stato mai notificato.

In più, anche il signor Fortunato aveva rinunciato all’eredità del padre e la rinuncia era stata attuata, nel 1994, con un atto notarile registrato nel competente ufficio dell’Amministrazione finanziaria - vale a dire in un ufficio del soggetto stesso che ha ora richiesto il pagamento Ilor - e iscritto nel registro delle successioni presso il Tribunale di Torino, che è consultabile da chiunque.

L’ultimo ricorso

Visualizza

Il nuovo ricorso
Ce ne sarebbe abbastanza per chiamare le Entrate, raccontare l’accaduto e ottenere rapidamente lo sgravio integrale della somma oggetto della cartella. Con tante scuse, magari. Invece non è bastato. E dopo aver presentato una formale istanza di sgravio - rimasta senza risposta - ha dovuto fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Torino contro la famigerata cartella. Con la speranza di non dover attendere altri 45 anni per vederla definitivamente annullata.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti