la polemica

La vedova D’Antona contro Saraceni: assurdo il reddito di cittadinanza a chi non riconosceva lo Stato

Resta sempre pacata la voce di Olga D'Antona, davanti alle polemiche per la concessione del reddito di cittadinanza a Federica Saraceni, già componente del commando brigatista, che il 20 maggio 1999 uccise a Roma suo marito, il giuslavorista Massimo D'Antona

di Raffaella Calandra

3' di lettura

«C'è una falla in questa legge. Spero ci siano modifiche, perché non sempre quello che è legale è giusto».

Sia pur «in affanno per gli eventi», resta sempre pacata la voce di Olga D'Antona, davanti alle polemiche per la concessione del reddito di cittadinanza a Federica Saraceni, già componente del commando brigatista, che il 20 maggio 1999 uccise a Roma suo marito, il giuslavorista Massimo D'Antona. Olga D'Antona non è mai stata «una vendicatrice», continua a credere «nel recupero dei cittadini» e lo rivendica anche ora, ma ai microfoni di Radio24 ammette di provare «un senso di profonda ingiustizia», per la concessione del sussidio all'ex terrorista, condannata a 21 anni e sei mesi e ora ai domiciliari. Una vicenda su cui, dopo le polemiche politiche trasversali, i Ministeri del Lavoro, delle Politiche sociali, Giustizia e l'Inps hanno avviato verifiche.

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«Ci sono forme di contrasto alla povertà in ogni Paese democratico, ma evidentemente c'è una falla nella legge. Una detenuta che è agli arresti domiciliari, che non ha finito di scontare la sua pena, che non ha mai dato segni di ravvedimento, che sottragga allo Stato risorse, che potrebbero essere destinate a persone più bisognose e meritevoli, turba le coscienze. E non solo quelle nostre, di vittime».

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E' un'assurdità: una persona che voleva disarticolare lo Stato, che non lo riconosceva, quando poi le fa comodo, lo riconosce e ne chiede il sostegno. E' qui l'incongruenza.

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Gli irriducibili, tra i terroristi, in passato si proclamavano prigionieri politici, ma non chiedevano sussidi allo Stato. Lei condivide le obiezioni di chi ora ritiene ci siano falle in un provvedimento, come il reddito di cittadinanza, così generalizzato?
Nessuna legge è perfetta, ma tutte sono perfettibili. Questa è una falla che si può e si deve sanare.

Escludendo ad esempio dal diritto al reddito di cittadinanza i condannati in via definitiva per reati, come mafia e terrorismo?
Se non hanno finito di scontare la pena. Io non sono per il fine pena mai, ma dico che la pena deve essere scontata fino alla fine.

Ci sono condanne che comportano pene accessorie. Ma per il reddito di cittadinanza non ci sono invece esclusioni, per un condannato per terrorismo. Non è una contraddizione?
Io mi auguro che questo evento serva di sollecitazione, già ci sono movimenti di modifica in questa direzione. E mi auguro che tra qualche giorno avremo delle correzioni.

Se Federica Saraceni avesse già scontato tutta la pena, se ci fosse stato un ravvedimento, la sua reazione sarebbe stata diversa?
Un cittadino ravveduto e che ha finito di scontare la pena riprende i suoi diritti pieni di cittadinanza. Io non voglio dei nemici per sempre, voglio persone che pagano un prezzo, che poi si ravvedono e che sono capaci di rientrare in società e di dare il loro contributo alla società. Non sono per il fine pena mai, non sono vendicatrice. Ma non ce n'è per tutti: se lo si dà ad alcuni non si può dare ad altri. E io dico scegliamo i più bisognosi e meritevoli.

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