L’opinione

La vera sfida per il miglioramento del sistema scolastico è la formazione dei prof

A proposito della scelta del Governo che ha incluso nel Pnrr la riforma del sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo per i docenti della secondaria

di Manuela Ghizzoni*

3' di lettura

Formazione iniziale, in ingresso e in servizio dei docenti sono le chiavi per accedere ad un complessivo miglioramento del sistema scolastico. Non è un caso, quindi, che il Governo abbia incluso nel Pnrr la riforma del sistema di formazione iniziale e accesso al ruolo per i docenti della scuola secondaria, da conseguire già nel 2022. Dalle anticipazioni di stampa, si apprende che il percorso sarà a fasi consecutive, ma separate: conseguimento dell'abilitazione tramite un percorso universitario/accademico di 60 Cfu (l'ipotesi della loro modularità, in porzioni da 30 Cfu, appare incoerente se non per i docenti “precari”); superamento del concorso per l'accesso all'insegnamento; anno di prova e conferma in ruolo. Si corre quindi ai ripari, dopo la sconsiderata scelta, nel 2018, di cancellare il Fit, cioè il percorso di formazione, tirocinio e progressivo inserimento al lavoro (i cui partecipanti erano retribuiti nell'anno di specializzazione universitaria o accademica, privo di oneri di iscrizione) e di non sostituirlo con altre soluzioni; nel frattempo, i problemi di precariato e di carenza di personale con titoli abilitativi si sono ingigantiti.
È noto che il PD abbia investito risorse e progettualità sul Fit ritenendolo, a regime, un innovativo percorso unitario, senza soluzione di continuità, con un solo sbarramento all'accesso per i laureati magistrali e che organizzava l'apprendimento dei saperi e delle competenze professionali sull'alternanza tra teoria e pratica, in tempi adeguatamente distesi. Ciononostante, il PD non farà mancare appoggio e contributo all'avvio di un percorso di formazione alle competenze professionali per gli e le aspiranti docenti: sono i ragazzi e le ragazze a rivendicarne la necessità.

Aspetti cruciali

La soddisfazione rispetto alla soluzione individuata dal Governo sarà proporzionale alla presenza di alcuni aspetti, di rilievo generale che, a regime, caratterizzano un buon percorso di formazione degli insegnanti. Innanzitutto, la collaborazione strutturata e paritetica fra i sistemi scolastico, universitario e dell'Afam: seppur ciascuno nei distinti ruoli e rispettive competenze, i tre soggetti devono cooperare nella co-progettazione, gestione e monitoraggio del percorso. Come la professoressa Nigris ha ricordato in queste stesse pagine, l'apprendimento dei futuri docenti deve essere «orientato verso l'agire e l'analisi dell'agire stesso»; a questo fine, l'attività di tirocinio diretto e indiretto diventa strategica, così come la collaborazione dei tutor scolastici che guidano, organizzano, coordinano, valutano… questa stessa attività: nei percorsi formativi per la secondaria è quindi necessario distaccare a tempo pieno o parziale un congruo numero di insegnanti o dirigenti scolastici in funzione di tutor.

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Coerenza tra contingente degli abilitati e fabbisogno

Inevitabilmente, il futuro contingente degli abilitati dovrà essere coerente con il fabbisogno del sistema educativo di istruzione e formazione: la programmazione degli accessi al percorso di formazione eviterà disfunzioni “accademiche” e manterrà allineate le attese degli aspiranti docenti e le esigenze delle scuole.

Gli snodi

Ci sono snodi della futura riforma che non si possono commentare in assenza di un testo defintivo, data la loro rilevanza, ma ai quali accenniamo per titoli, come promemoria per la futura decretazione attuativa: l'articolazione delle attività e dei contenuti formativi del percorso abilitante, le cui prove in itinere e conclusive dovranno essere coerenti con il profilo in uscita; l'organizzazione delle prove concorsuali per l'accesso al ruolo, che dovranno raccordarsi con la platea dei concorrenti (abilitati e/o non abilitati?); la curvatura formativa dell'anno di prova, per contemperare anche il cosiddetto “shock da realtà”, così che il neo-insegnante abbia il sostegno necessario nel mettere in pratica le conoscenze più aggiornate su apprendimento e insegnamento; infine, il rapporto, delicatissimo, tra le previsioni a regime e la disciplina transitoria, poiché le attese di chi, oggi, svolge la funzione insegnante necessitano risposte chiare.

* Responsabile Istruzione, Università e Ricerca, Partito Democratico

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