il paese bloccato

La vera sfida rimane il rilancio dell’economia

di Fabio Tamburini


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(Ansa)

3' di lettura

Nessuno ha la bacchetta magica. Per questo il giudizio sulla cornice della manovra presentata in Consiglio dei ministri non può essere che interlocutorio. La ragione è semplice: occorre lasciare al nuovo Governo il tempo per prendere le misure necessarie e agire di conseguenza. Certamente non sarà facile sia perché lo schieramento governativo si presenta del tutto eterogeneo, sia perché l'economia italiana è bloccata. La maggioranza formata alla fine di una pazza estate è articolata, raccoglie sotto lo stesso tetto forze diverse e, almeno in alcuni casi, contrapposte. Riuscirà a consolidarsi? Oppure è destinata a franare come un castello di carte alla prima prova davvero impegnativa?

Un primo rischio è stato disinnescato proprio nel fine settimana, quando è stata forte la divaricazione tra chi era pronto al ritocco dell’Iva e chi, come Renzi e i 5stelle, l'ha contrastata con determinazione.

Alla fine la resa dei conti non c’è stata e, dopo il burrascoso pomeriggio di domenica scorsa, la quadratura del cerchio è stata trovata. Almeno per il momento e con qualche ruvidità. Ma la certezza è che, dopo essere riusciti a trovare i 23 miliardi necessari per evitare gli aumenti dell’Iva, eredità del passato, altre prove del genere attendono il nuovo Governo. Altrettanto sicuro è che lo scenario generale desta preoccupazione perché il Paese ha smesso di crescere, il debito pubblico è pesante come un macigno, la congiuntura internazionale è negativa.

Per questo, almeno nelle intenzioni, la scelta del nuovo Governo di puntare sullo sviluppo è apprezzabile anche se la prova dei fatti risulterà decisiva. Come farlo in assenza di risorse disponibili adeguate? Un aiuto lo ha dato l’andamento positivo dello spread e dei titoli di Stato, grazie al nuovo clima di fiducia sui mercati. Ora il consiglio è di puntare sulle infrastrutture e sullo sblocca cantieri perché, almeno in questo caso, le risorse da attivare per rilanciare gli investimenti ci sono. Il problema è come evitare che restino nei cassetti.

Ciò risulterà decisivo per capire se ci sono le condizioni per dare una scossa vera all’economia. Di sicuro serve una spinta forte che, a partire dall'esempio di Olanda e Germania, potrà passare attraverso investimenti green e sostenibilità. Ma anche in questo caso ci sono almeno due rischi: che la montagna partorisca il topolino per mancanza di risorse disponibili e che grandi progetti finiscano per risultare libri dei sogni.

La seconda svolta possibile è uscire dalla logica dell’assistenzialismo puntando su provvedimenti che diano risultati concreti: la diminuzione delle imposte sul lavoro e del costo del lavoro complessivo, intervenendo in tempi rapidi sul cuneo fiscale. Un sano pragmatismo toglie ogni illusione che ciò possa avvenire con interventi davvero significativi, che avrebbero costi insostenibili. L’importante è che venga considerato un obiettivo da raggiungere e che vengano compiuti i primi passi necessari a dare un segnalo chiaro.

Va detto che la cornice della manovra portata in Consiglio dei ministri permette di gestire l’emergenza evitando misure penalizzanti. È necessario però aggiungere che la situazione attuale richiede coraggio, la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Magari forzando ancora di più i vincoli europei, senza rinunciare alla battaglia per modificarli. Forse sono maturi i tempi per ottenere qualche concessione che dia margini d’intervento in più per vincere la scommessa vera: il rilancio dell’economia.

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