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La versione di Gucci su sfilate e collezioni: due all’anno, e basta!

Lo stilista Alessandro Michele ha riletto in conferenza digitale i suoi Appunti dal silenzio precisando che non vuole essere una secessione, ma un invito a «edificare un nuovo universo creativo»

di Angelo Flaccavento

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(Ansa)

Lo stilista Alessandro Michele ha riletto in conferenza digitale i suoi Appunti dal silenzio precisando che non vuole essere una secessione, ma un invito a «edificare un nuovo universo creativo»


2' di lettura

«No, non è una secessione, ma un invito» dice Alessandro Michele, in conferenza stampa digitale, l'aspetto sempre più hippie, da santone dell'amore libero, che fa a cazzotti con la modernità arrancante del mezzo - il meeting su piattaforma è tutto un sistemare inghippi tecnici che ammazza il flusso della conversazione. Eppure, a leggere gli Appunti dal silenzio pubblicati sul feed Instragram di Gucci - una sorta di diario sulla necessità di rivedere cadenze, ritmi e calendari della moda, dattiloscritto su fondo verde formica, come il banco di scuola - così era sembrato.

Qui, Michele affermava l'esigenza di trovare «un tempo mio, svincolato da cadenze etero-imposte. Per questo ho deciso di costruire un percorso inedito, lontano dalle scadenze che si sono consolidate all'interno del mondo della moda e, soprattutto, lontano da una performatività̀ ipertrofica che oggi non trova più una sua ragion d'essere. È un atto di fondazione, audace ma necessario, che si pone l'obiettivo di edificare un nuovo universo creativo. Un universo che si essenzializza nella sottrazione di eventi e si ossigena nella moltiplicazione di senso». Una sciabordata potente, che spiegata a parole assume un significato più morbido e inclusivo.

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Il messaggio non è che Gucci da ora in poi farà come preferisce, procedendo su un binario singolo e proprio, come all'interno della alma mater Kering invece ha annunciato Saint-Laurent. L'idea è piuttosto quella di f are da apripista a un movimento che attraversa già, con moto spontaneo, le lande modaiole, invocando in buona sostanza il di meno ma meglio che suona bene su carta, ma che poi gli amministratori delegati dovranno gestire in modo non meno creativo, pena la decrescita - il punctum dolens delle gestioni finanziarie delle cose di moda è tutto qui.

«Il sistema esiste - spiega Michele -. Non agisco da anarchico autogestito: mi piace infrangere le regole perché ne riconosco l'utilità» . Quindi, sfrondando la selva fitta del fraseggio aulico, le invocazioni a Pan e il ricongiungimento con la natura violata, l'idea è semplice ed efficace, ma non poi tanto diversa da quanto già detto da Giorgio Armani o Dries Van Noten: basta con il moltiplicarsi di collezioni ogni anno; e basta pure con la vita fulminea dei capi in negozio, per di più in completo disaccordo con la stagione metereologica. D'ora in poi due collezioni, idealmente presentate a ottobre e marzo, e basta.

Sul mezzo, fisico o filmico, reale o digitale, Michele si dichiara aperto a tutto, invocando lo sfondamento delle barriere geografiche, come un, per lui naturale, abbattimento dei confini di genere. Un bel programma, insomma, che se sommato alle intenzioni condivise potrebbe portare alla tanto necessaria riforma del sistema. Eppure è proprio adesso che bisogna rimanere più vigili. Con i proclami e i manifesti tutti lì sul tavolo, la fase cruciale è infatti quella attuativa, perchè ultimamente le dichiarazioni ben stese hanno troppo spesso sostituito l'azione. Che è quanto invece aspettiamo trepidanti: il nuovo senso di realtà risiede in questo passaggio fondamentale dalla teoria alla prassi, altrimenti si rimane fermi al palo della sola comunicazione.

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