post-covid

La vetrina che sanifica gli abiti di Lorena Antoniazzi

Una speciale cabina a chiusura stagna collegata a un generatore di ozono disinfetta tutti i capi provati mostrando alle clienti il processo in diretta

di Silvia Pieraccini

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Una speciale cabina a chiusura stagna collegata a un generatore di ozono disinfetta tutti i capi provati mostrando alle clienti il processo in diretta


2' di lettura

Lorena Antoniazzi fa parte di quella schiera di marchi italiani di moda più conosciuti all’estero (dove esporta il 95% del fatturato, soprattutto in Corea, Giappone e Russia) che in patria. Proprietà familiare (la ragione sociale è Sterne International), media dimensione (23 milioni di fatturato, 130 addetti), fondata 27 anni fa nel distretto umbro del cachemire, da tempo si è allargata dalla maglieria d'alta gamma al total look donna prodotto tutto in Italia, nel raggio di 50-60 km dalla sede di Perugia, e ora sta affrontando l'emergenza Covid con attenzione all'efficienza dei processi e idee innovative.

Come quella di realizzare una vetrina che sanifica gli abiti: si tratta di una speciale cabina a chiusura stagna di due metri per due, progettata da un architetto e realizzata in acciaio corten da un artigiano, che è collegata a un generatore di ozono prodotto da un'azienda giapponese. Grazie a questo sistema Lorena Antoniazzi può sanificare velocemente tutti i capi provati dalle clienti, mostrando loro il processo in diretta: più a lungo la macchina resta accesa, più batteri e virus uccide.

«Un sistema che unisce la volontà di prevenire il contagio da Covid con quella di assicurare l'igiene dei capi, soprattutto d'estate, e funziona anche da strumento di comunicazione» spiega Andrea Mirabassi, responsabile merchandising & retail e figlio di Lorena Antoniazzi, che ha fondato l'azienda col marito Luca nel 1993.

La vetrina sanificante sarà installata nelle sei boutique Lorena Antoniazzi di proprietà (a Milano, Ortisei, all'outlet toscano TheMall, a Parigi e Cannes), nei quattro negozi in franchising e nei 15 nel resto del mondo. Una cabina con generatore di ozono troverà posto anche nel temporary store che il marchio sta per inaugurare a Forte dei Marmi, in Versilia, scommettendo sulla località balneare fino all'anno scorso mèta privilegiata dei russi e quest'anno affollata soprattutto di italiani e europei.

«Stiamo cercando di fare sia il salto di qualità che il salto generazionale» spiega Mirabassi. Dopo la crescita degli anni passati, l'andamento 2020 è ancora pieno di incertezze: «Tutto dipenderà dall'autunno, che per noi vale il 60% dei ricavi, e dalla riapertura o meno dei mercati; sicuramente ci sarà una flessione, cercheremo di contenerla intorno al 20%». Le vendite online stanno crescendo, anche se «avendo una qualità elevata faremo più fatica a far apprezzare il nostro prodotto per via digitale».

La maglieria continua a essere il cuore della collezione, e arricchisce anche le camicie o le t-shirt (con un colletto di maglieria “smacchinata”) o i lacci delle scarpe (che sono interamente in maglia smacchinati all'interno). Il Covid ha imposto un nuovo approccio industriale: «Stiamo tentando di contrarre i costi: siamo al lavoro con i consulenti per aumentare l'efficienza dei processi e della struttura», conclude Mirabassi.

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