SALE IN ZUCCA

La “Via Crucis” infinita di Alitalia

di Giancarlo Mazzuca


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(ANSA)

2' di lettura

Continua la lunga “telenovela” dell’Alitalia che a molti, considerando anche i tempi pasquali, sembra una vera e propria “Via Crucis”. Gli ultimi sviluppi del caso rischiano, infatti, di penalizzare tutti coloro che cercano di sbrogliare in qualche modo l’intricata matassa. Capitò all’ex ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, che dapprima previde l’ingresso di nuovi soci addirittura entro il 4 marzo (quasi 14 mesi fa), alla vigilia delle elezioni politiche, e poi spostò l’asticella molto più avanti nel tempo.

E sta capitando anche al nuovo esecutivo gialloverde che, sull’Alitalia, sta rimediando una figuraccia dietro l’altra. Se da una parte, infatti, alla disperata ricerca di qualche partner credibile (e l’ultima a rinunciare è stata easyJet) l’Italia rischia di incorrere nuovamente nei “fulmini” europei perché la compagnia non riuscirà a restituire il prestito-ponte dello Stato (come previsto dal decreto crescita), dall’altra il governo continua a raschiare il fondo del barile per trovare qualche nuovo socio disposto a mettere quattrini nel “pozzo” tricolore.

A questo punto, come possibili “partner” resterebbero in piedi le opzioni delle Ferrovie dello Stato (che dovrebbero prendere il 30% di Alitalia) e di Eastern Delta, ma questi ingressi non sarebbero sufficienti, anche se lo stesso Tesoro dovrebbe prendersi una piccola quota, il 15%, della società. I giornali hanno scritto, nelle ultime settimane, di contatti in corso con la Fincantieri ma le trattative appaiono in alto mare nel vero senso della parola considerando pure che il gruppo si occupa di ben altro: navi anziché aerei.

Per trovare qualche soluzione e sbloccare finalmente l’“impasse”, il governo starebbe, così, bussando alla porta di Atlantia, il gruppo che fa capo ai Benetton e che comprende la Società Autostrade. Insomma, sarebbe davvero il caso di parlare di strani scherzi del destino perché proprio ad Autostrade fa capo il ponte Morandi di Genova, crollato l’estate scorsa, che provocò gli strali di Palazzo Chigi e di molti ministri, a cominciare da Toninelli. Dopo avere, quindi, sparato ad alzo zero contro gli azionisti di Atlantia sembra quasi grottesco il fatto che Conte & C. si siano ricreduti in così poco tempo perché oggi il gruppo, agli occhi dell’esecutivo, è diventato essenziale per il salvataggio della compagnia di bandiera. Così va il mondo. Anche se c’è stato un tempo lontano in cui anche il “made in Italy” del settore pubblico aveva un certo “appeal”, Alitalia compresa.

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