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La Via dei Librai a Palermo rilancia l’impresa culturale

Dal 22 aprile al 25 il Festival open air nel centro storico alla settima edizione: un centinaio le aziende che partecipano, attesi 80mila visitatori

di Nino Amadore

3' di lettura

Voleva essere solo un esperimento.  Ma ora che è arrivato alla settima edizione il Festival La Via dei librai che si apre a Palermo venerdì 22 aprile per chiudersi lunedì 25 aprile si propone come un soggetto economico maturo che va oltre la partecipazione delle imprese che poi non sono poche: un centinaio tra librai, appunto, e case editrici siciliane e non. Perché il festival, nato per iniziativa dei negozianti del cosiddetto Cassaro alto, ovvero la parte che va da Porta Nuova ai Quattro Canti, non è solo open air ma è figlio e frutto della comunità e oggi, dopo il collasso della pandemia, è una rete che riavvia i nodi del comparto del turismo culturale e di qualità. Potremmo definirlo un asset che si affianca a tante altre iniziative che muovono l’economia culturale nel centro storico di Palermo proponendo letture diverse della città e aiutando i visitatori a riscoprire luoghi inediti o dimenticati: si veda, per dire, l’esperienza decennale della cooperativa Terradamare di cui sono infaticabili animatori Eleonora Lo Iacono e Marco Sorrentino, due quarantenni che hanno scelto il quartiere di Ballarò come base operativa.

La comunità motore economico

Siamo, per tornare al festival, a esperienze di comunità che hanno costruito un tessuto economico partendo da altri presupposti: ne sono un esempio gli oltre 80mila visitatori che in media popolano il Cassaro nei giorni della manifestazione: «Il libro e la lettura – dice Francesco Lombardo, avvocato e componente del comitato scientifico insieme a Giulio Pirrotta e Giuseppe Scuderi – sono la chiave di sviluppo dell’intero asse e mette insieme le librerie di quella via che sono botteghe storiche e i commercianti. Negli anni abbiamo voluto sviluppare un percorso logico e quest'anno parliamo di interconnessione e snodi». Non un tema astruso e lontano ma un tema, spiega Lombardo, che riguarda proprio la comunità e una certa visione della città che stenta a diventare comunità proprio per la mancanza di interconnessioni e snodi: «I libri e la lettura possono esserlo» dice Lombardo.

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Come riparte l'economia culturale a Palermo

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Come cresce l’indotto

Ma al di là del tema, che sarà abbondantemente sviscerato nel corso dei 90 incontri in programma, c’è il dato concreto di un’offerta con un indotto sostanzioso: La Via dei Librai, proprio per il luogo in cui si tiene, è solo un pezzo di un mosaico che abbraccia quella parte del centro storico di Palermo che ha costruito una industria dell’accoglienza ma non ha la pressione della gentrificazione come in altre parti della città. La scelta l’hanno fatta nel 2016 gli organizzatori della manifestazione azzeccandone il taglio: infondo hanno dato una risposta a quello che era il disegno tracciato con la candidatura (e poi il riconoscimento) di parti rilevanti della città a patrimonio mondiale dell’umanità sotto l’ombrello dell’Unesco. «La Via dei Librai si conferma momento ormai istituzionalizzato del percorso di crescita al tempo stesso culturale ed economica della città – dice il sindaco di Palermo Leoluca Orlando –. L'impegno degli organizzatori, insieme alle istituzioni, agli operatori della filiera del libro e della lettura presenti in città e all'amministrazione comunale, ha portato a fare di un'idea di promozione territoriale attraverso la cultura una realtà che contribuisce efficacemente all'attrattività turistica e al ciclo economico della città».

L’ambizione della manifestazione

C’è dell’ambizione, inutile nasconderlo, e lo si capisce dalle parole di Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo: «La Via dei librai è una straordinaria occasione per mettere insieme alcune delle identità più importanti della nostra città ed è molto bello che proprio questa strada sia ritornata ad essere quello per cui era famosa in passato e cioè la sede delle librerie più importanti della città” – dice – . Adesso a questo si aggiungono altre iniziative commerciali che però devono rimanere in un equilibrio che lascia la prevalenza a quella identitaria e cioè quella della cultura del libro. Secondo me in questo possiamo ambire a diventare, a livello nazionale, la capitale del libro sfruttando questo marchio come, ad esempio, hanno fatto nelle altre città in modo che il loro nome si legasse ad un aspetto particolare. Penso a Parma diventata la città dell'antiquariato o a Verona dove si è appena concluso il Vinitaly».

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