RAPPORTO WEWORLD

«La violenza contro donne e bambini fa 2,5 miliardi di vittime»

Il rapporto «Making the Connection» di WeWorld lancia l’allarme su un fenomeno che in Italia conta 6,7 milioni di donne abusate. Sassoli (Europarlamento): «Subito un piano di azione per l’infanzia»

di Flavia Landolfi


Le sei linee rosse della violenza su donne e bambini

3' di lettura

Un esercito di donne, pari al totale della popolazione di Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo messe insieme: sono le vittime della violenza in Italia, quelle cioé che hanno subito maltrattamenti e abusi almeno una volta nella vita. In numeri sono 6 milioni e 788mila donne e in otto casi su dieci l’esito è tragico e si conclude con un femminicidio.

La violenza non conosce confini
A livello mondiale, in proporzione, va anche peggio. Ogni anno sono 1,2 miliardi le donne che subiscono violenza: 50mila di loro vengono uccise per mano maschile. La scia di sangue si trascina dietro anche i bambini: si stima che a livello globale circa 3 minori su 4 (pari a circa il 75%) siano stati vittime nell’anno precedente di almeno una forma di violenza. Si tratta di 1,3 miliardi di bambini, e il 90% di questi maltrattamenti resta sommerso e sconosciuto. Sono i dati contenuti nel rapporto di WeWorld Onlus «Making the connection» realizzato in occasione della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia che si celebra oggi e in vista di quella del 25 novembre per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Il Parlamento europeo si mobilita
Sulla questione degli abusi sui minori è intervenuto il presidente del Parlamento europeo David Sassoli nel corso della celebrazione del trentesimo anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia. «Nell’era della globalizzazione e del progresso digitale - ha detto - è inaccettabile che ogni anno muoiano più di sei milioni di bambini di età inferiore ai 15 anni, la maggior parte per cause prevenibili». A nome dell’Europarlamento Sassoli ha sollecitato la Commissione europea a intervenire con un piano di azione ad hoc. «Se non agiamo in fretta - ha detto - prima del 2030 moriranno oltre 55 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni».

Le sei linee rosse della violenza

Le strategie a difesa di donne e bambini
«Per combattere la violenza contro le donne e i bambini bisogna interrompere la trasmissione intergenerazionale della violenza - spiega Marco Chiesara, presidente della Onlus -. Un bambino che è vittima di violenza o maltrattamento diretto da parte dei genitori o assiste alla violenza del padre verso la madre ha una probabilità più elevata da grande di essere un perpetuatore di violenza. E una bambina vittima di violenza da piccola ha una probabilità più elevata di essere vittima di violenza da adulta». Per la Onlus che da anni si batte con progetti sul campo e studi mirati sul fenomento «si tratta di un vero e proprio ciclo della violenza all’interno delle famiglie che può essere interrotto solo attraverso opportune politiche di cura e di prevenzione».

Sei linee «rosse»
Il rapporto individua sei linee di interconnessione che allacciano in una spirale drammatica gli abusi sulle donne e sui bambini: condividono numerosi fattori di rischio come le disuguaglianze di genere e la discriminazione ma anche le deboli sanzioni contro la violenza; originano dalle stesse norme sociali e culturali come quelle che sostengono, anziché eliminarla, la disparità di genere; si riflettono sulle vittime con effetti condivisi, come le conseguenze sulla salute mentale e fisica; si verificano in maniera concomitante con l’esercizio della violenza nello stesso nucleo familiare (i figli delle donne abusate sono più spesso oggetto di punizioni violente). E ancora: la violenza si trasmette, secondo il rapporto, come un’eredità oscura, passando di generazione in generazione. «La violenza del partner - spiega WeWorld - impatta sul basso peso alla nascita, sulla mortalità sotto i 5 anni, sulla salute mentale dei bambini e sullo sviluppo sociale». Infine, sesta linea di interconnessione, la sovrapposizione dei due fenomeni durante l’adolescenza. «Per questo - dice la Onlus - richiedono l’adozione di una visione comune che sappia riconoscere i punti di connessione e condivisione tra i due fenomeni, e che tenga conto di questa complessità».

La presentazione
Di questa complessità, ma anche delle soluzioni di prevenzione e contrasto, si parlerà domani alla Camera dei deputati nel corso della presentazione del rapporto. Tra gli ospiti chiamati ad analizzare i dati messi in fila da WeWorld, Ilaria Antonini, a capo del dipartimento per le Politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio, Leonardo Bencini, della Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri, Valeria Valente, presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, la senatrice Valeria Fedeli, Luigi Mazzuto, delegato per le politiche sociali della Conferenza delle Regioni, Carlo Borgomeo, presidente dell’associazione Con i Bambini e Fabio Lo Prato, managing director di Naïma.

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