LETTURA: I CONSIGLI DEL CACCIATORE DI LIBRI co

La violenza «nascosta» di una psicologia manipolatrice

di Alessandra Tedesco


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4' di lettura

La psicanalisi è stata sempre una lente attraverso la quale Chiara Gamberale ha guardato i suoi personaggi, fin dall’esordio di Una vita sottile passando per La zona cieca (finalista Premio Campiello 2008) e Adesso. Nel suo ultimo romanzo L'isola dell'abbandono questa visione prende il sopravvento sia perché uno dei personaggi fa lo psichiatra sia perché Gamberale porta ancora una volta in scena personaggi problematici, al limite del disturbo mentale, e ne vuole indagare i meccanismi della psiche. A differenza dei precedenti in questo romanzo, però, il disagio non è messo su un piedistallo, il disagio è sofferenza ed esiste una via alternativa rappresentata da un personaggio solare e positivo. «Di solito nei miei romanzi il disturbo sia di una relazione che di una persona era sempre inevitabilmente associato all'idea di una poesia –dice Chiara Gamberale-. Qui, per la prima volta in un mio romanzo, chi sta male fa male».

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L'isola dell'abbandono riprende, senza citarlo esplicitamente, il mito di Arianna e Teseo, nella versione in cui Arianna aiuta Teseo a uscire dal labirinto, ma poi viene da lui abbandonata sull'isola greca di Naxos. Arianna è anche il nome della protagonista del romanzo. Una donna sui 40 anni che, nel momento in cui ha un figlio, cerca di mettere a fuoco sé stessa e il suo passato sentimentale doloroso e turbolento. Il passato si chiama Stefano con il quale ha avuto una relazione durata anni per poi essere lasciata all'improvviso, senza alcuna spiegazione mentre stanno trascorrendo una vacanza a Naxos. Stefano parte per Londra con una donna incontrata sull'isola, Arianna per il dolore dell'abbandono fa fatica a reagire e resta a Naxos per alcuni mesi. Qui incontrerà un uomo che si fa chiamare Di, uomo pragmatico e sereno che le mostrerà un diverso punto di vista sul mondo e sulle relazioni affettive. Ma Arianna lo capirà solo dieci anni dopo, quando nasce il figlio che ha avuto con Damiano, lo psichiatra che l'ha aiutata a comprendere i suoi meccanismi mentali ma che da compagno, alla prova dei fatti, si dimostra meno solido del previsto.

«Stefano è un uomo egoista, affetto da un narcisismo patologico –racconta Chiara Gamberale-, quindi è strabiliante e pericolosissimo. In genere gestiamo i nostri mostri per proteggere chi amiamo, ma Stefano è il contrario: gestisce chi ama per proteggere i suoi mostri». Arianna è affascinata da questa psicologia bipolare tanto da dire: «La sua insanità mi interessa sempre di più della sanità di tutti gli altri». Non si rende conto che la relazione malata con Stefano, in cui lei è più madre che compagna, è un alibi perfetto per le sue fragilità. « Tutto quell'affaccendarsi per volergli ancora tendere il filo, per tirarlo fuori dal labirinto, non le fa fare i conti con sé stessa e con i suoi vincoli», dice Gamberale che aggiunge: «Innamorarci e intestardirci con uomini o donne impossibili fa sì che la parte sporca la facciano loro. Solo quando arriva Di nella sua vita, Arianna scopre che il labirinto non è qualcosa che metteva in scena Stefano, è qualcosa che lei si porta dentro». E così solo a distanza di anni Arianna riuscirà a mettere a fuoco i meccanismi relazionali che si porta dentro tanto da dire: «Mi ero innamorata di un uomo impossibile per affidare a lui la responsabilità di ammalarmi la vita, anziché accettare che è tutta roba mia ».

Se Stefano è un alibi, lo è anche la nascita del figlio Emanuele. «Arianna aveva iniziato a chiedersi –si legge nel libro- se questo annullarsi in lui, sia l'amore incondizionato di cui parlano tutte le madri. O se non sia piuttosto l'ennesimo, il più perfetto stratagemma per liberarsi definitivamente di quell'io che mai, mai, è riuscita a sostenere». «La nascita di Emanuele -dice Gamberale- fa sì che la protagonista si trovi faccia a faccia con i suoi punti di forza e le sue fragilità. Non può più scappare, non può più evadere da stessa. Ma non è un romanzo sulla maternità. È un romanzo su quegli eventi fatali (l'abbandono, una morte, l'innamoramento, una nascita) che ci costringono a non giocare più a nascondino con noi stessi».

È evidente che tutto il romanzo, come alcuni dei precedenti, giri intorno a personaggi che hanno una dipendenza dal dolore. Pur soffrendo, Arianna si trova a suo agio con l'abbandono perché è qualcosa che conosce fin da piccola. «Esiste il dolorismo –dice l'autrice- e senza dubbio la mia protagonista ne soffre. Quello che è più complicato le risulta più facile di quello che potrebbe essere facile. Insomma il labirinto rischia di essere per lei un posto più familiare, ma non perché sia confortevole, semplicemente perché lo conosce meglio. Quando invece la sorprende la possibilità di una situazione normale incontrando Di, lei ha paura».

Sull’isola di Naxos Arianna verrà abbandonata da Stefano, ma avrà anche la possibilità di abbandonarsi a una nuova possibilità. «Volevo riflettere sullo strazio dell’abbandono –spiega Chiara Gamberale- ma anche sulla possibilità che abbiamo di abbandonarci a qualcuno di nuovo, a un nuovo modo di intendere i rapporti, l'amore e la vita. Anche se fa paura».

(Alessandra Tedesco, conduce su Radio 24 “Il Cacciatore di libri” in onda ogni sabato alle 6,30 e alle 21,30)

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