MADE IN ITALY CERTIFICATO

Mozzarella Dop: con il QR code e la blockchain sai cosa mangi e da dove viene

di Gianni Rusconi


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Agf

4' di lettura

Prima il pollo, poi gli agrumi e quindi il latte fresco. Senza dimenticare il vino con gli esempi eccellenti della cantine Ricci Curbastro in Franciacorta, Ruffino e Torrevento, le prime ad aver adottato in Italia la soluzione (My Story) dell'ente di certificazione internazionale Dnv Gl, basata sulla blockchain pubblica VeChainThor, per raccontare la storia completa del prodotto, dalla vite alla bottiglia, e garantirne l'origine e le specificità. La catena dei blocchi sta ormai diventando un “attributo” sempre più importante nell'industria alimentare e l'esempio di Carrefour, che in collaborazione con Ibm e EY, ha avviato una serie di progetti per offrire al consumatore la possibilità di accedere in modo semplice a tutte le informazioni sulla provenienza e sulle modalità di lavorazione di un prodotto, certifica per l'appunto come questa tecnologia possa diventare uno standard diffuso per la certificazione della filiera.

Un altro esempio virtuoso, fra i primi in assoluto nel settore lattiero-caseario italiano, di utilizzo della blockchain per la tracciabilità di una filiera porta a Spinosa Spa, azienda familiare di Castel Volturno e fra i principali produttori di mozzarella di bufala campana Dop e di alcuni suoi derivati (oltre 24 milioni di euro il fatturato del 2018, di cui il 40% frutto delle vendite sul mercato europeo e nordamericano). L'azienda in questione, che lavora 44mila litri di materia prima ogni giorno, ha infatti completato un progetto che renderà l'intera filiera della mozzarella di bufala a proprio marchio visibile a tutti i consumatori. Le confezioni con il bollino “Certificato Blockchain – Quality” riportano un QR code che, se scansionato attraverso lo smartphone, permette di accedere online a una landing page contenente gli aspetti nutrizionali generici e una serie di consigli per la degustazione del prodotto, le informazioni relative alla catena produttiva, a partire dai 45 allevamenti certificati (dislocati fra la piana del Volturno e l'Agro Pontino) fino alle fasi di trasformazione e confezionamento, e un video racconto degli allevamenti per portare virtualmente l'utente nella patria di questa eccellenza del comparto agroalimentare italiano.

Ricerca e sviluppo per conquistare la fiducia dei consumatori
Attraverso lo stesso codice, e inserendo il numero di lotto presente sulla confezione, è possibile verificare inoltre tutti gli standard di qualità ai quali l'azienda si attiene in termini organolettici e di sicurezza alimentare in conformità con la regolamentazione stabilita dal Consorzio per la tutela della mozzarella di bufala Campana DOP. Le prime mozzarelle Spinosa con il bollino della blockchain sono già a scaffale nei punti vendita Esselunga nel formato bicchiere da 200g.
Alla soluzione, che sfrutta la piattaforma Ops Chain Food Traceability di EY basata su architettura Ethereum, si è arrivati dopo un lungo periodo di gestazione e, come ha spiegato Luigi Griffo, presidente e amministratore delegato di Spinosa, grazie a importanti investimenti in termini di tempo e risorse dedicate. “Il progetto – ha spiegato al Sole24ore - si inserisce nell'ambito di un esteso programma di attività di ricerca e sviluppo volto a migliorare la qualità e la sostenibilità della nostra attività. Da oggi vogliamo conquistare ancora più fiducia da parte dei consumatori mostrando loro tutti i passaggi che stanno alle spalle della nostra mozzarella di bufala Campana Dop”. L'idea di abbracciare la blockchain, insomma, nasce dalla volontà di intraprendere un percorso di trasparenza al 100%, dall'allevamento alla tavola, per combattere in prima linea la contraffazione del Made in Italy ma anche per accreditare ulteriormente il marchio Spinosa sui mercati internazionali, dove tre consumatori su quattro (lo dicono recenti studi) sono sensibili ai concetti di autenticità del prodotto.

Dal caseificio alla bottega: la mozzarellina fritta entra nella catena dei blocchi
Sempre legato alla mozzarella (in questo caso fritta), e sempre basato sulla blockchain, è anche il progetto di tracciabilità presentato nei giorni scorsi al Mercato Centrale di Roma dalla startup della ristorazione Posti e dalla Bottega del Fritto e realizzato in collaborazione con l'Università Sapienza e l'Università degli Studi Tor Vergata. L'idea di applicare le peculiarità di sicurezza intrinseche alla catena dei blocchi a tutti gli attori della filiera, dal caseificio Alan Farm di Pontinia (Latina) al trasportatore fino alla friggitoria Pastella fondata da Martino Bellincampi, è funzionale ad offrire ai consumatori, tramite Qr Code, una serie di informazioni utili per rendere l'acquisto più consapevole: dal giorno di mungitura e al lotto di produzione, alla data di filatura della mozzarella e a quella di consegna al punto vendita finale. Il tutto, dicono i responsabili del progetto, attraverso una piattaforma tecnologica che permette a tutte le piccole e medie impresecoinvolte di caricare i propri dati in modo semplice e veloce. E siamo solo all'inizio. “'In futuro – come ha spiegato Virgilio Maretto, Ceo e co-founder della startup - integreremo nel processo di tracciabilità i valori nutrizionali con un focus sulla salute per illustrare gli effetti non affatto rovinosi di un fritto fatto bene e il processo di smaltimento degli oli di frittura, in una logica che vuole premiare la sostenibilità ambientale”.

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