INTERVISTA A FRANCO ARMINIO

«La vitalità del Sud è un’opportunità per il Nord intorpidito»

Il poeta e paesologo campano rilancia i temi del Mezzogiorno e del recupero delle identità dei paesi e delle città: «Oggi – dice – c’è più vitalità a Palermo che a Torino o a Bologna»

di Nino Amadore

 Franco Arminio sul palco della manifestazione “Una marina di libri”

5' di lettura

«Il mondo ha bisogno del Sud Italia, anche il Nord ha capito che avere il Sud è una fortuna». Il poeta e paesologo Franco Arminio mi incontra a margine di una sua partecipazione a “Una Marina di libri”, la manifestazione che quest’anno è tornata in presenza e diretta da Gaetano Savatteri.  È appena sceso dal palco per il suo reading preceduto da una lunga riflessione: in mattinata era stato a visitare la foce del Fiume Oreto.
Partiamo da Palermo e dal ragionamento su Palermo: il mare negato, il mare bandito. Ed è come negare le nostre radici.

Tutto il Sud, non solo Palermo, è stato guardato come il posto in cui mancavano le cose non il posto in cui c'erano le cose. Nessuno ha mai guardato alla ricchezza e alla grazia dei luoghi perché i nostri erano luoghi arretrati, problematici che bisognava cambiare, modernizzare. Il palermitano medio non poteva capire che stava in un paradiso: stava in un posto che aveva dei problemi che non era Milano. Noi dobbiamo ribaltare la questione: non è Milano la cosa che ci manca siamo noi la cosa che manca a Milano. Palermo a suo modo è una capitale come lo è Milano. Il problema è che invece noi abbiamo percepito che la capitale era Milano e noi eravamo quelli che dovevamo in qualche modo arrivare lì e per arrivare lì significava portare cemento, alzare il livello dei piani: somigliare a Milano. Ma Palermo deve somigliare a Palermo. Doveva crescere tenendo conto di quello che è: un anfiteatro naturale di montagne e una piana bellissima fertilissima dove ci doveva essere un po’ di abitato.
Ma a volte la bellezza non basta

Certo che non basta ma non basta neanche a Venezia. La bellezza non basta ma non la si può oltraggiare: è un peccato mortale. Tutto il Sud ha fatto veramente una strage di sè stesso. La cosa però veramente importante è che il Sud non è finito. Nonostante quello che si racconta sia i paesi che le città hanno una vitalità. Questa è la notizia clamorosa: nonostante tutti i problemi c'è più vitalità a Palermo che a Torino, che a Bologna.
È bella quella cosa che hai detto: avere dei problemi ti rende vivo.

Il Nord è come se fosse un po’ addormentato a difesa della sua ricchezza, il Sud ha questa sorta di massaggio continuo legato ai problemi: i terremoti, la mafia. E quindi la precarietà crea una sorta di vitalità. Poi il problema è che non ci possiamo crogiolare in questa cosa. Ecco perché io dico scrupolo e utopia. Assoluto rigore: l’immondizia deve sparire, le regole minime vanno rispettate, la mafia deve sparire dopodiché Palermo deve diventare Palermo. Non è che possiamo dire: siamo belli e quindi non è un problema se c’è la mafia. Quando io metto la bellezza al primo posto non è che dico visto che c'è la bellezza non ce ne frega niente se abbiamo l’immondizia: quella roba lì deve sparire, è uno scandalo. Ci sono delle cose al Sud che richiedono un intervento straordinario come quello che hanno fatto per bonificare certi quartieri dove prima non potevi entrare: è successo per esempio a Bari. Se a volte alcune cose riescono perché non farle?
Hai detto: i paesi salveranno le città. Mentre noi assistiamo alla fuga dai paesi.

Le città del Sud, per ragioni storiche, considerano cafoni quelli che stanno fuori. E invece è sbagliato: Palermo è la città della Sicilia, la città dei suoi paesi. Palermo può anche guardare a Parigi a Londra ma deve guardare anche a Canicattì: è quella la vera modernità. Una città che sa essere plurale e metropolitana, che sa essere planetaria e locale, una città appunto glocal. Questa è la chiave. Palermo, come Napoli, è una delle poche città d’Italia non globalizzate: hanno ancora un’atmosfera popolare e questa è una cosa straordinaria. Se vedi le città piccole del Nord fai fatica a cogliere i segni mentre a Palermo ovunque vai senti che c’è quella roba arcaica, antica. E questo è un miracolo: io vorrei che i palermitani si convincessero di essere fortunati. Perché l’arcaico non puoi farlo per decreto.
Tu hai detto: l'arcaico è il futuro.

Ma certo. Per arcaico si intende il mito, si intende un certo modo di intendere la vita, assieme all’economia. Chi vuole dare veramente importanza all’economia deve capire che l’economia è un fine e se la fai diventare la nuova religione del mondo finisce male, finisce che l’abbattono come hanno abbattuto le statue.
L’arcaico è il senso dei valori?

Noi non ci rendiamo conto che abbiamo delle cose a parte il sole e il cibo che nel mondo non ci sono più. Ma anche i paesi: non è che se tu vai in Jugoslavia o altrove trovi i nostri paesi, trovi villaggi di cemento, tutta bruttezza. La Sicilia, per esempio: un posto come la Sicilia nel mondo non esiste. Tutto questo non basta: nessun posto al mondo può vivere di turismo, nemmeno Roma vive solo di turismo. La Sicilia è una terra antica e nuova e non sono nostalgico della Sicilia con le coppole. Quella era anche la terra della lupara, violenta, gretta. Non voglio tornare indietro ma andare avanti.
La classe politica percepisce questo tipo di esigenza?

La classe politica arriva dopo. È un lavoro prima culturale. Prendi Matera: tu prima la fai diventare bella poi la politica cavalca la bellezza e magari mette anche i soldi. La politica capisce che una cosa può essere utile e la cavalca, la sostiene come è avvenuto per la pizzica in Salento . Ma il Salento non è una terra così bella come la Sicilia: in quel caso la musica è stata un grande motiplicatore.
Il Pnrr prevede una ottantina di miliardi ma non cambierà nulla...

Non cambierà nulla se non c'è prima un lavoro culturale. Fare una strada, un ponte è utile ma alla fine finiscono i soldi presto quei. Ci vuole una nuova percezione del Sud: i meridionali devo abitare il Sud con entusiasmo e convinzione, liberando anche risorse proprie. C'è gente che ha i soldi in banca e non li mette in giro perché non crede in quei luoghi. Se il Sud si percepisce come un luogo morente, un luogo finito tu gli puoi dare tutti i soldi che vuoi ma non ce la fa. Bisogna rompere questa separazione tra Nord e Sud ma l’ostacolo principale sono proprio i meridionali che devono cominciare a credere nelle loro cose. Lo sport nazionale del Sud è quello di lamentarsi del Sud: è diventata una postura, una cosa insopportabile. Ci sono i problemi che vanno affrontati ma poi occorre guardare le cose meravigliose che ci sono. Io sono ottimista e penso che il mondo ha bisogno del Sud Italia. Ma anche il Nord ha capito che il Sud Italia è una fortuna anche per loro.

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