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La vite smart è made in Bologna

I prodotti in titanio di Poggipolini avranno un cuore Iot per dialogare a distanza. A bordo nel capitale della start-up Sens-In anche la Gellify.

di Luca Orlando

3' di lettura

Potranno finire nei rotori di un elicottero. Oppure negli impianti frenanti delle auto. O ancora in ponti, protesi d’anca, impianti industriali.

Applicazioni sterminate, che spingono la Pmi bolognese Poggipolini ad accelerare sul progetto delle viti “smart”, portando a bordo un nuovo investitore, Gellify, per sviluppare la start-up avviata a fine 2019, Sens-IN.

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Qualcosa più di una semplice idea, perché sono già numerosi i clienti dell’aeronautica, del mondo dell’auto, delle grandi infrastrutture e del medicale ad aver richiesto e testato i primi prototipi, in attesa di piazzare ordini veri e propri.

Per il costruttore di viti al titanio hi-tech ad altissime prestazioni la svolta non è banale, inserendo all’interno dei propri prodotti sensori in grado di comunicare per via remota le condizioni d’uso e lo stato di funzionamento. «Il che - spiega il Ceo di Poggipolini e fondatore di Sens-In Michele Poggipolini - ci permetterà di far evolvere anche il modello di business: da “semplici” fornitori di prodotti ci trasformeremo in erogatori di dati, seguendo il trend della servitizzazione dell’economia».

Impegno rilevante per la Pmi bolognese, 87 addetti e 16 milioni di ricavi (con un 2020 che nonostante l’emergenza chiuderà in crescita del 7%), che prevede nel prossimo biennio di sostenere la start-up con almeno 2,5 milioni di investimenti.

Partner dell’avventura (quota del 10%) è Gellify, piattaforma di innovazione che oltre ad offrire servizi di digitalizzazione in modo diretto gestisce un incubatore di start-up che a loro volta lavorano in rete per sostenere i percorsi di sviluppo delle aziende.

«La visione di Michele Poggipolini - spiega Michele Giordani, founder e Managing Partner di Gellify - ci ha subito convinto, perché ha una comprensione molto chiara di come il digitale possa incrementare il valore in ogni prodotto a condizione che con questo sia facilmente integrabile. Trasformare ogni vite in un sensore va oltre lo stato dell'arte nella capacità del digitale di essere davvero parte del mondo fisico durante tutta la vita del prodotto».

Al lavoro nella start-up vi sono già quattro persone, che raddoppieranno a breve, team che si irrobustirà ancora quando dopo la validazione dei prototipi seguirà la fase produttiva vera e propria. «Prodotto che verrà realizzato da Poggipolini - spiega l’imprenditore - e che verrà poi integrato con nuova intelligenza in grado di sviluppare i dati richiesti. Ecco perché stiamo assumendo data scientist, ingegneri elettronici ed informatici: il tema vero in prospettiva sarà la gestione del dato, che a mio avviso genererà l’80% dei ricavi».

Al 2030, questa la visione, in un rotore di elicottero (Leonardo è tra i clienti storici dell’azienda) potranno magari esserci 80 viti “standard” e altre 20 smart, posizionate nei punti critici e in grado di segnalare a distanza il proprio stato di funzionamento ed eventuale usura.

In parallelo prosegue la crescita organica dell’azienda, che nel 2020 ha incrementato l’organico di 4 unità, altre due arriveranno entro fine anno. Esercizio che si chiuderà in crescita nonostante la minore domanda in arrivo dalla Formula 1, mercato storico da cui l’azienda è partita per poi lanciarsi in altri settori.

«La chiave - aggiunge Poggipolini - è quello di sviluppare una strategia aperta. Noi lavoriamo con centri di ricerca e università e abbiamo quattro progetti avviati nel competence center Bi-Rex di Bologna. L’open innovation è la strategia più efficace per consentire ad una Pmi di fare innovazione in modo sostenibile e continuo».

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