la morte del magistrato

La volta che Borrelli chiese scusa per Mani pulite: «Non valeva la pena»


Giustizia in lutto, morto Francesco Saverio Borrelli

2' di lettura

«Ha guidato un colpo di Stato»; no «ha fatto la storia del Paese». L’Italia si divide sulla figura di Francesco Saverio Borrelli, Procuratore della Repubblica e capo del pool di Mani pulite negli anni di Tangentopoli. Oggi chi ricorda quel periodo si schiera da una parte o dall’altra. Bobo Craxi, aveva 28 anni nel 1992, quando cominciò l’inchiesta che, l’anno dopo, portò al famoso lancio delle monetine contro suo padre. Commentando la notizia della morte di Borrelli, il figlio di Bettino Craxi ha detto che «ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione, i giuristi lo chiamano colpo di Stato».

Chi con Borrelli ha lavorato - come Francesco Greco, capo della Procura di Milano, che ha collaborato all’inchiesta Mani pulite - , lo ricorda invece come «un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese».

Due voci, due punti di vista che giudicano quell’evento storico - Tangentopoli - in maniera differente. Ma come la giudicava, a posteriori, lo stesso Borrelli? Prima di ritirarsi a vita privata, intervenendo dalla platea durante la presentazione di un libro, chiese «scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena buttare all’aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale». Era il 2011, al governo c’era (per la quarta volta) Silvio Berlusconi e forse, con quelle parole, l’ex Procuratore non stava solo pensando al passato, quanto più a quel presente. È il famoso “senno di poi”: stavamo meglio quando stavamo peggio?

«Se fossi un uomo pubblico di qualche Paese asiatico, dove come in Giappone è costume chiedere scusa per i propri sbagli, vi chiederei scusa: scusa per il disastro seguito a Mani Pulite. Non valeva la pena di buttare all'aria il mondo precedente per cascare poi in quello attuale» (F.S. Borrelli)

Quelle scuse sarcastiche segnano un momento di frattura tra «il Borrelli prima e dopo». Paolo Pillitteri, sindaco socialista di Milano nel periodo di Mani Pulite (indagato e condannato) preferisce «Il Borrelli di qualche anno fa, che ha mostrato una forma di pentimento, di riflessione. Non mi
sembrava entusiasta di quanto è successo dopo. Si sarà chiesto se ne è valsa la pena e forse si sarà detto no».

Borrelli si sarà sinceramente fatto quella domanda? Difficile dare una risposta certa. Di certo c’è che quella inchiesta ha cambiato la storia d’Italia, partendo da Milano. E da Milano oggi il sindaco Beppe Sala twitta che «Francesco Saverio Borrelli ha saputo dare risposte concrete al bisogno di giustizia e onestà in uno dei momenti più difficili del nostro Paese. La sua azione e il suo impegno resteranno per sempre un esempio che Milano, sua città adottiva, non dimenticherà».

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