il lavoro che cambia

La vulnerabilità, non solo in azienda, è una soft skill da coltivare

L’essere vulnerabili obbliga a cercare soluzioni innovative di sopravvivenza, in contesti in cui i cosiddetti supereroi hanno vita facile

di Francesca Contardi *


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(AP)

2' di lettura

In un mondo dove i modelli proposti sono prevalentemente di supereroi e di uomini o donne ipervincenti, inizia a farsi strada il concetto di vulnerabilità come soft skill da far crescere. Una soft skill che, sempre più spesso, viene considerata la camera dell'innovazione. Effettivamente se consideriamo la vulnerabilità in quanto tale, spesso e volentieri la associamo a una immagine negativa: essere vulnerabili vuol dire essere attaccabili, non essere sicuri, essere fragili ed emotivi.

Vulnerabile è sinonimo anche di debole e danneggiabile. Sono tutti concetti negativi che se associati ad una persona immediatamente riportano alla mente delle immagini non positive. Eppure l’uomo è vulnerabile in quanto tale. L’uomo è, per definizione, un essere non perfetto. In azienda e all’interno di una squadra una persona vulnerabile viene considerata un anello debole e tendenzialmente emarginato. Non è infrequente che all’interno di un’organizzazione si senta dire che una persona vulnerabile può essere un freno alla crescita.

Eppure la vulnerabilità ha i suoi lati positivi: non essere sicuri porta a riflettere maggiormente e a ponderare le varie soluzioni o scelte. Essere vulnerabile non vuol dire non essere capace. Spesso le donne vengono additate come vulnerabili perché considerate emotive, eppure la vulnerabilità le rende spesso più umane e con doti di inclusività insospettabili.

Recentemente il MIUR ha incluso nei «bambini con i fabbisogni educativi speciali» anche i bambini plusdotati, cioè quelli con un QI superiore a 130. Una delle caratteristiche - non l’unica, naturalmente - è proprio la vulnerabilità che porta questi bambini, spesso, ad essere emarginati a scuola e dai compagni. Però, non dimentichiamolo, sono dei talenti, delle menti avanzate con delle risorse cognitive fuori dal comune. Ma sono anche fragili.

L’essere vulnerabili obbliga a cercare soluzioni innovative di sopravvivenza, in contesti in cui i cosiddetti supereroi hanno vita facile. Chi è a capo di aziende e/o di team dovrebbe incominciare a valutare i nostri collaboratori vulnerabili come fonti di idee, soprattutto per il successo di un’impresa.

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