danza

La Winterreise versione Preljocaj alla Scala di Milano

di Silvia Poletti


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Winterreise Angelin Preljocaj - Le prove in sala - (Photo Brescia e Amisano Teatro alla Scala)

2' di lettura

Fino ad oggi il teatro di danza aveva incontrato la Winterreise solo una volta. Nel 2001, subito dopo l'undici settembre l'americano John Neumeier aveva debuttato con l'Hamburg Ballett con una sua meditazione coreografica sul ciclo shubertiano, fortemente introspettiva, volutamente elegiaca, intensamente espressiva.

Un viaggio esistenziale scandito dall'orchestrazione di Hans Zender, che -a detta del coreografo- enfatizzava ancor di più alcuni aspetti psicologici dell'opera originale, ne esaltava l'idea di un'umanità smarrita di fronte al mistero del nulla eterno.

La Winterreise  alla Scala di Milano

La Winterreise alla Scala di Milano

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A distanza di una ventina d'anni, ecco che la Winterreise trova di nuovo quasi contemporaneamente spazio nelle programmazioni coreografiche di due compagnie europee. Segno dei nostri tempi ancora più destabilizzati e incerti? All'Opernhaus di Zurigo è appena andata in scena la coreografia del tedesco Christian Spuck, anch'essa sulla versione di Zeder: spazi algidi, immersi nella brina, popolati da corvi neri e da creature che incarnano in movenze fluide idee di nostalgia, rimpianto e abbandono. Dal 24 gennaio saranno invece i danzatori del Teatro alla Scala a incarnare l'interpretazione di Angelin Preljocaj.

Winterreise, le prove in sala - (Photo Brescia e Amisano Teatro alla Scala)

Titolo di punta della stagione scaligera appena inaugurata, proprio per l'eccezionalità della novità assoluta ottenuta da un autore raramente disposto a lavorare con compagnie che non siano la sua ( uniche eccezioni fin qui il New York City Ballet, l'Opéra di Parigi e l'antico Staatsballett di Berlino) la Winterreise versione Preljocaj si annuncia interessante anche perché costringe l'autore – da sempre in perfetto bilanciamento tra un razionale formalismo e un espressionismo carnoso e decisamente sensuale- a esplorare nuove modalità per descrivere sentimenti elusivi e impalpabili come quelli sottintesi nei lieder.

Questa volta non sarà il piccolo organico orchestrale di Zender ma l'originale formazione pianoforte( James Vaughan) e voce (il basso-baritono Thomas Tatzl) a restituire l'essenza musicale e poetica della composizione schubertiana. In scena solo dodici danzatori: “Ho scelto la dimensione intima dell'originale perché sento che stabilisce più vicinanza tra danzatori, musicisti e pubblico- spiega Preljocaj- Cerco complicità per questo viaggio di inverno che assomiglia a quello della vita. Lo immagino in un terreno spoglio – ma l'inverno prepara alla rinascita, la custodisce mentre si rigenera.”

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