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Laboratori e innovazione, istituti tecnici più vicini a imprese e territori

Allo studio piani per i docenti degli istituti tecnici per avvicinarli alle filiere

di Claudio Tucci

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3' di lettura

Istruzione tecnica, si cambia. Si apre, per la prima volta, a «Patti educativi 4.0» per mettere in rete, a partire da laboratori e innovazione, imprese, università, territori, Its Academy, con gli istituti tecnici e professionali del luogo (anche dell’intera regione). Spazio poi a un “aggiornamento” degli indirizzi in chiave Industria 4.0 (oggi gli istituti tecnici sono suddivisi in due macro settori, economico e tecnologico, e 11 indirizzi complessivi, ndr); e al potenziamento delle discipline caratterizzanti curvate sul tessuto socio-economico del territorio di riferimento (con meno, quindi, materie “generaliste”) e in grado di sviluppare competenze linguistiche e Stem, sempre più fondamentali per un rapido inserimento nel mondo del lavoro.

Ipotesi piano formativo ad hoc per docenti in istituti tecnici

Non solo. Si ipotizza anche di prevedere un piano formativo ad hoc per i docenti degli istituti tecnici per “avvicinarli” a filiere e contesti produttivi del territorio; e si apre, inoltre, a una maggiore “verticalizzazione” di questi percorsi verso la formazione terziaria, Its Academy compresi, riconoscendo, ad esempio, dei crediti universitari ai tirocini curriculari svolti dagli studenti (di norma al quinto anno).

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Sono questi alcuni dei principi/linee guida su cui sta ragionando il governo, e in particolare il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, per rilanciare gli istituti tecnici, l’altra grande riforma targata Pnrr, completando così il restyling dell’intera filiera dell’istruzione tecnica, dopo il via libera a luglio alla riforma degli Its (ma questo provvedimento va completato con l’attuazione dei 19 provvedimenti attuativi e lo sblocco degli 1,5 miliardi aggiuntivi previsti dal piano Ue).

Focus sulla formazione tecnica secondaria

Adesso l’attenzione si sposta sulla formazione tecnica secondaria, su cui, a dire il vero, il Pnrr ha già, in parte, inciso. Dopo infatti un decennio pressoché ininterrotto di calo di iscritti e di sostanziale perdita d’appeal presso le famiglie, gli istituti tecnici - che, è bene forse ricordarlo, sono le scuole per loro natura più collegate a tecnologia e innovazione - hanno registrato una prima ripresa di alunni: i nuovi iscritti, quest’anno appena partito, sono saliti al 30,7%, 0,4 punti in più rispetto al 2021/22 (hanno recuperato terreno anche i professionali, passando dall’11,9% di preferenze nel 2021/22 al 12,7% del 2022/23, +0,8 punti).

Obiettivo rilanciare istituti tecnici e professionali

Proprio per consolidare il trend Patrizio Bianchi sta provando ad accelerare nel rilancio degli istituti tecnici e professionali, come annunciato ad agosto proprio su Il Sole 24 Ore: «Vogliamo restituire dignità ai mestieri della produzione - aveva detto il titolare di Viale Trastevere - lavorando sulle competenze e sui curricula, perché questi istituti non solo rispondano ai bisogni del territorio ma siano in grado, in un patto di comunità, di contribuire allo sviluppo di nuovi contesti industriali e produttivi».

Tra i ragionamenti che si fanno all’interno dell’esecutivo c’è anche quello di riconoscere una certificazione che attesti le competenze acquisite dai ragazzi durante il percorso (forse già dal secondo anno - si utilizzerebbero i livelli del Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente, aggiornato nel 2017).

Le prossime tappe

Questi principi/linee guida devono ora tradursi in un articolato, e andare in Cdm. Poi serviranno i provvedimenti attuativi, che con ogni probabilità toccheranno al nuovo governo.

Le imprese guardano con attenzione al lavoro del governo: «Le linee guida allo studio dell’esecutivo per rilanciare gli istituti tecnici sono condivisibili - sottolinea Gianni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Si toccano i nodi storici di questo segmento di scuola superiore che è un patrimonio per la nostra industria e lo sarà in futuro. Certo, occorre leggere bene e in dettaglio le norme per un giudizio più compiuto. Non c’è dubbio, tuttavia, che gli istituti tecnici devono fare, come gli Its, un salto di qualità. I presupposti ci sono e le imprese sono pronte a dare il loro contributo. Ma se devono avere un’identità sempre più forte, gli istituti tecnici non possono essere considerati di serie B dai ragazzi e dalle loro famiglie. Anche per questo non vedrei male un cambio di nome: licei tecnici. Sarebbe il primo passo per riconoscere anche a questi istituti pari dignità».

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