in regione

Laboratorio Lazio, dove Pd e M5S collaborano da sponde opposte

È del mese scorso l'approvazione di una legge proposta dal M5s sulla tutela delle aree a rischio, firmata anche dal centrosinistra; l’ampliamento del Parco dell’Appia Antica dello scorso settembre, benedetto dalla maggioranza, fu salutato dai pentastellati come un loro successo

di An.Ga.


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2' di lettura

Oggi che, da segretario Pd, Nicola Zingaretti ha esplicitamente
aperto a un governo giallo-rosso
, non si può non guardare alle prove di dialogo e collaborazione che hanno caratterizzato i rapporti tra le due forze in Regione Lazio. È del mese scorso l'approvazione di una legge proposta dal M5s sulla tutela delle aree a rischio, firmata anche dal centrosinistra; l’ampliamento del Parco dell’Appia Antica dello scorso settembre, benedetto dalla maggioranza, fu salutato dai pentastellati come un loro successo.

Un dialogo all’inizio reso necessario dall’esito delle urne nel 2018. Il presidente dem della Regione, all'indomani del voto che lo ha confermato nel suo secondo mandato, si ritrovò con 25 seggi su 51, senza dunque una maggioranza di centrosinistra sufficiente per andare avanti da solo. Da qui la decisione della giunta di provare a governare trovando una convergenza su singoli punti programmatici, dalla raccolta differenziata al 70% al Piano triennale del turismo e le infrastrutture pubbliche.

Il tutto guardando in prima battuta ai Cinque stelle. Prove tecniche di convergenza rese possibili dall’apertura al dialogo arrivata dalla candidata M5S alla Regione, Roberta Lombardi, subito dopo il risultato elettorale con un post su Facebook: «Siamo pronti a lavorare con Zingaretti sui temi concreti. Ci interessa solo il futuro di questa Regione: il voto dei cittadini si rispetta, anche se non ci piace».

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E ancora: «Siamo all’opposizione, ma pronti a lavorare sui temi concreti» disse allora Lombardi, che pochi mesi dopo fece astenere i suoi sul bilancio. Ma anche quando, lo scorso agosto, un 'Patto d'Aula' stavolta
formale con due eletti del centrodestra garantì finalmente al
governatore la maggioranza aritmetica,
da parte dei pentastellati la reazione fu pragmatica: «Continueremo a lavorare nel merito dei punti concreti». Dove, insomma, c'è convergenza di programmi, nulla osta a votare assieme.

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Di accordo formale non si può però parlare. Malgrado “l'inciucio” evocato dalle forze del centrodestra. In più occasioni‎ anzi Lombardi ha affermato di non voler essere «la stampella del governatore», votando anche in Aula per la sua sfiducia. Ma il M5s è in realtà già ben inserito nella macchina della Regione Lazio: guida, in virtù dei risultati elettorali, commissioni pesanti come quella all'Ambiente e quella competente su Urbanistica, Casa e Rifiuti e non sembra un caso che l’economia circolare, uno storico tema del Movimento, appaia nel Piano rifiuti varato a inizio agosto dalla giunta, che peraltro non prevede nuovi inceneritori, come chiesto dal M5s, che spinge anche per la politica dei “rifiuti zero”. La stessa Lombardi è a capo di una commissione speciale sui Piani di Zona.

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