VIVISSIME CONDOGLIANZE

Lacrime e magliette


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Marco Carta (Ansa)

1' di lettura

Dopo il furto delle magliette alla Rinascente di Milano, giornali e siti continuano senza sosta a elaborare ipotesi. Il cantante Marco Carta, al quale in un primo momento era stato addebitato il poco gradito gesto, è in lacrime in una trasmissione (seppure al telefono), poi è scagionato, quindi sembrerebbe che la signora presente al suo fianco fosse l’autrice; anzi no, giovedì il padre di costei avrebbe dichiarato che si è incolpata per salvare il cantante.

Incalzano psicologi, amici, esperti. La solfa potrebbe continuare sino al processo e anche oltre. Ma, sia detto tra noi, la vera colpa è il furto di sei magliette, indipendentemente dall’autore. Rubare queste cosucce è un vero reato anche perché per entrare nella letteratura - Arsenio Lupin insegna – ci vuole ben altro e oggetti più consistenti. Anche nei fumetti è difficile fare storia con sei magliette: il conte Oliver delle avventure di Alan Ford, dedito con tutto il suo casato alla grassazione, si preoccupa dai gioielli in su.

E anche i politici, che ben conoscono l’argomento (non tutti, per carità!), le magliette le avrebbero evitate per guardare con più attenzione ad altre e più lucrose iniziative. Insomma, chiunque abbia rubato le magliette, seppur griffate, è un ladruncolo simile a quelli che un tempo rubavano i polli. Ancor più modesto dei topi d’appartamento, che sono i più odiosi. Morale della vicenda: rubare è riprovevole ed è anche un atto pernicioso, ma chi decide di farlo ci metta almeno un po’ di stile. Sarà perdonato più in fretta.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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