Diritto

Lacune nel Dm, per i monopattini multe difficili

Tiro incrociato sulle regole sperimentali: lassiste per alcuni, severe per altri

di M.Cap.


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2' di lettura

È iniziata male la sperimentazione dei monopattini elettrici e degli altri micromezzi (hoverboard, monowheel e segway) nei centri abitati italiani. Anche se nessuno degli incidenti mortali (almeno cinque) registrati in Europa negli ultimi 10 mesi è avvenuto in Italia, il decreto ministeriale del 4 giugno che disciplina la circolazione dei micromezzi in attesa di regole definitive è finito sotto il tiro incrociato di amministratori locali, ambientalisti ed esperti. In alcuni casi viene ritenuto troppo permissivo, in altri troppo restrittivo. E sembrano esserci pochi margini per rimediare.

Sul fronte di quanti criticano il permissivismo, da segnalare i rilievi dettagliati dell’Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale della Regione Emilia-Romagna, che li ha messi nero su bianco il 12 agosto. Innanzitutto, non c’è una definizione precisa delle caratteristiche dei micromezzi (che infatti sono chiamati «dispositivi» e non «veicoli»), per cui gli organi di polizia possono avere difficoltà a capire se un esemplare possa circolare o no. E, in quest’ultimo caso, non si potrebbero applicare le sanzioni previste dal Codice della strada per i veicoli difformi.

C’è poi la questione delle velocità: il Dm le fissa, ma di fatto è impossibile controllarle. Su strada, i micromezzi sfuggono a molti velocimetri, che peraltro non sono piazzabili facilmente dove è consentita la circolazione dei micromezzi (piste ciclabili, corsie riservate e aree pedonali). Se anche lo fossero, non sarebbero applicabili le sanzioni del Codice. Idem per i requisiti di guida (maggiore età o, per i minorenni, possesso di patente AM).

Non è nemmeno certo che valgano divieti generali come quello di usare il cellulare e l’obbligo di luci è difficilmente rispettabile su monowheel e hoverboard: non c’è spazio per montarle. Riserve sul fatto che mancano sistemi di frenatura automatica e che i micromezzi possono essere venduti agli anziani con l’argomento che possono garantire una mobilità facile mentre invece richiedono una certà agilità fisica.

Sul fronte di quanti criticano le restrizioni, si segnalano gli ambientalisti. C’è chi chiede la totale equiparazione alle biciclette, dimenticando che sono diverse anche caratteristiche fondamentali (i micromezzi si guidano in piedi) e che già nei primi mesi di diffusione della mobilità elettrica in Europa ci sono stati incidenti mortali. Due sono accaduti in Francia, inducendo una stretta nelle regole.

Dai Comuni arrivano lamentele sull’obbligo di apporre segnaletica specifica ovunque sia consentita la circolazione dei micromezzi. E Milano, dopo aver inspiegabilmente tollerato addirittura i servizi di sharing quando la circolazione di qualsiasi micromezzo era vietata, lancia un bando per mettere in regola gli operatori e chiede soprattutto che si faccia presto a fissare regole definitive.

Difficilmente il ministero delle Infrastrutture allenterà le restrizioni: tradizionalmente in Italia prevale la preoccupazione di essere chiamati in causa in caso di incidenti, resi più probabili che altrove dalla mancanza di spazi per circolare, dalle condizioni delle strade e dall’indisciplina diffusa.

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