a caccia di occasioni

Lada Niva, un fuoristrada indistruttibile con il cuore della Fiat 124

Pochi sanno che la versione Diesel proposta nella seconda metà degli Anni 80 è ancora in produzione ed è la vettura più anziana ad essere ancora costruita

di Vittorio Falzoni Gallerani


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3' di lettura

La Vaz 2121, altrimenti detta fuori dall’URSS Lada Niva , viene presentata al Congresso del Partito Comunista Sovietico nel Febbraio del 1976; nessun anniversario, quindi, da festeggiare se non quello dell’importazione in Italia che inizia giusto quaranta anni fa nel 1979. Artefice dell’iniziativa la Bepi Koelliker che già da molti anni aveva creduto, con soddisfazione, alle auto provenienti da quelle parti proponendone un’intera gamma: molti, crediamo, ricorderanno la Zaz 968, la Moschvich 2140 e la Gaz 24 Volga, in ordine crescente di livello.

Tutte auto che facevano leva, in un periodo di economia non proprio florida, su doti indubbie di risparmio nell’acquisto e di estrema robustezza; dove ci si doveva invece accontentare era nell’accuratezza delle finiture, nelle prestazioni e, ancor di più, sulla modernità della linea. Pro e contro ricalcati completamente dalla nuova arrivata tranne nell’ultimo aspetto poiché, per la Niva, il “compagno” Valerij Pavloviç Semuskin fu in grado di concepire un vestito moderno, molto carino ed abbastanza originale; e anche all’interno l’impatto visivo era più che soddisfacente sia a livello di plancia, dotata della completa strumentazione della Fiat 124 Sport Coupé, sia nel resto dell’abitacolo allestito in maniera del tutto “occidentale” pur se con materiali non di prima qualità.

E se il grado di finitura rimaneva migliorabile per i gusti degli italiani, già la Koelliker proponeva una serie di accessori qualificanti, tra cui segnaliamo il lava tergi lunotto, il tetto apribile, lo schienale posteriore sdoppiato, i cerchi in lega, i fendinebbia e, addirittura, il verricello per i più accaniti fuoristradisti; per chi voleva ancora di più proponeva invece tre vere e proprie versioni, commercializzate col marchio BK Styling, la più esclusiva delle quali era totalmente riverniciata in grigio argento metallizzato e proponeva cerchi cromati, tetto in vinile, fari di profondità incassati nella calandra, volante in pelle e appoggiatesta su tutti i sedili.

Il tutto ulteriormente personalizzabile avvalendosi, volendo, del responsabile dello stile della BK, Enrico Sirtori, allora considerato un vero e proprio guru dello stile automobilistico. Uno sforzo del tutto giustificato anche dal fatto che la «Range Rover dei poveri», così era stata definita questa indovinatissima Lada al suo apparire, presentava una meccanica di prim’ordine per un veicolo tutto fare, soprattutto a livello telaistico, con avantreno a ruote indipendenti, molloni elicoidali su ambedue gli assali e freni a disco con servofreno, e della trasmissione grazie a trazione integrale permanente con terzo differenziale centrale bloccabile e riduttore.

Indubbiamente sotto tono, al contrario, il motore: un 1,6 litri quattro cilindri aste e bilancieri alimentato da un carburatore doppio corpo sviluppante 76 CV e preso di peso dalla berlina Sighulì, la Fiat 124 costruita a Togliattigrad nello stabilimento colà impiantato dalla Casa torinese; a sua volta derivato da quello della Fiat 1500 del 1961, risulta rumoroso e molto assetato e costituisce il punto debole dell’auto pur essendo notoriamente robustissimo e in grado di imprimerle prestazioni invidiabili in fuori strada e dignitose su asfalto.

Le cose migliorarono nella seconda metà degli anni 80 col motore a benzina portato a 1,7 litri ad iniezione accoppiato con un cambio a cinque rapporti, affiancato, per chi lo richiedesse, da un motore Diesel: un validissimo Peugeot aspirato da 1,9 litri sviluppante 58 CV per una versione più lenta, ma con le doti di coppia ed il basso consumo che solo un motore a gasolio sa offrire. La vettura ebbe buon successo in Italia fin da subito e pochi sanno che è ancora in produzione dopo quarantatre anni risultando la più anziana auto in assoluto ad essere ancora costruita.

La prima serie, quella che consigliamo oggi, dura fino al 1985, poi si susseguiranno una miriade di interventi che le faranno perdere la purezza stilistica originaria; in un periodo, come quello attuale, di grande riscoperta dei veicoli ad assetto rialzato ci pare una proposta molto interessante considerando che si può acquistare sotto i tremila euro; quasi sempre la si trova piuttosto pasticciata ma, essendo praticamente una Fiat, è possibile migliorarla e personalizzarla all’infinito con componenti facilmente ottenibili e di basso costo reperibili anche presso i migliori auto demolitori.

Il problema dell’alto consumo può ovviarsi mediante l’adozione di un impianto a gpl che vi permetterà, per soprammercato, di usare la vostra Niva su tutto il territorio nazionale; quello della rumorosità, invece, verrà risolto facendo di quest’auto un uso prettamente urbano, propiziato dalle sue minuscole dimensioni, uscendo dalle mura civiche solo per raggiungere i vicini campi da sci.

C’è però un rischio: che una volta acquisita una Niva prima serie venga voglia di restaurarla come si deve cercando con passione tutti i particolari specifici; un’operazione impegnativa, una fortuna per lei ed un un attestato di eccelsa competenza automobilistica per chi se ne farà promotore.

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