AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùDopo la prima conferenza stampa

Lagarde alla Bce, perché c’è il rischio di una banca centrale «politica»

La nuova presidente ha modificato la comunicazione della Banca centrale lasciando intravvedere un ruolo politico ampio per un’organizzazione che ha uno spiccato carattere tecnico e obiettivi abbastanza precisi da poter diventare anche un criterio di valutazione del suo operato

di Riccardo Sorrentino

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(AP)

4' di lettura

Christine Lagarde non è un’economista. È una politica - non priva di qualche passo falso, come la lettera eccessivamente servile diretta a Nicolas Sarkozy - e si vede. La sua prima conferenza stampa alla guida della Banca centrale europea ha segnato un brusco cambiamento di rotta nella comunicazione della Bce - che è uno strumento fondamentale di politica monetaria - ma anche nella definizione del suo ruolo. Complici anche le difficoltà di coordinamento delle politiche fiscali nella Ue, c’è allora il rischio che l’Autorità di Francoforte assuma sempre più compiti politici “puri”, che non le sono appropriati.

Indipendenza o coordinamento?
Il segnale più inquietante è giunto forse quando Lagarde ha parlato dell’indipendenza della banca centrale. «Credo che sia cruciale e importante che l’indipendenza della Banca centrale sia rispettata e valutata» positivamente, ha detto. Ha anche aggiunto però che non vede «niente di sbagliato» nel fatto che i p0licymakers e quindi ministri, parlamentari, banchieri centrali «siano d’accordo - e ha molto enfatizzato questa parola - nel fare gli sforzi possibili per raggiungere i loro rispettivi obiettivi».

Il ciclo elettorale
È un terreno scivoloso, questo. L’indipendenza delle banche centrali serve proprio a permettere che la politica monetaria, se e quando è necessaria, non “vada d’accordo” con la politica fiscale la quale - per ragioni per esempio elettorali - può diventare inflazionistica. In questo caso, ed è una situazione piuttosto normale, la politica monetaria deve andare in direzione opposta, correggere la rotta, ”stringere” dove il mondo politico ha “allentato” troppo. Oggi, in una situazione di bassa inflazione (e di fiscal compact), questo schema può sembrare superato, ma potrebbe tornare attuale in futuro; e in ogni caso i principi vanno ribaditi.

Il«collega» Scholz
Uno vero scivolone - che Mario Draghi avrebbe sicuramente evitato - è stato fatto dalla Lagarde quando ha risposto alla domanda tutta politica sull’Esm e sull’Unione bancaria, esprimendo la sua opinione su un tema di cui stanno discutendo i governi europei, rispondendo alle polemiche italiane e giungendo al punto ad apprezzare le posizioni del ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz - da lei chiamato, con un lapsus rivelatore, «collega» - sull’Unione bancaria.

Un «gran débat» dietro la revisione strategica
La stessa revisione strategica che la Bce ha iniziato - in parallelo con al Fed, peraltro - assume caratteristiche molto politiche. Il processo, che durerà un anno, non coinvolgerà solo i «soliti sospetti», ma si allargherà ad altre figure, come i membri del Parlamento europeo e della società civile, oltre (ovviamente) al mondo accademico.

Cosa accade dopo il 2020?
Un’amplia platea, forse troppo ampia, per un lavoro di carattere tecnico-politico, sul quale oltretutto non sono stati definiti, al contrario di quanto ha fatto la Fed, confini precisi. Investitori e risparmiatori potrebbero ora nutrire il dubbio di quale valore possa avere, dal 2021 in poi, l’attuale strategia della Bce; e rischiare di ridurre l’orizzonte temporale della forward guidance non è molto saggio.

Una politica monetaria troppo politica
Non è l’unico problema. La revisione non riguarderà solo la definizione dell’obiettivo della stabilità dei prezzi, come è avvenuto nel 2003 e sta avvenendo negli Usa, ma si allargherà a esaminare i grandi cambiamenti dell’economia: la tecnologia, il climate change, la diseguaglianza.

Il mandato della Bce
Sono i temi tipici della politica fiscale, e della politica tout court. È giusto che la banca centrale - che per mandato deve «contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Unione» - si domandi quali possano essere gli effetti delle proprie politiche sui target politicamente definiti.

Una politica senza voti
Se però si allarga, come sembra voler fare la nuova presidente, ad assumere come obiettivi propri e aggiuntivi alla stabilità dei prezzi altri fini, per esempio il climate change (sicuramente cruciale, nel futuro anche immediato) perché poi dovrebbe fermarsi di fronte alla diseguaglianza, o ai problemi dei giovani o ad altri “grandi temi”? In questo modo, però, la politica monetaria diventerebbe politica fiscale, che in un sistema liberaldemocratico deve però essere democraticamente “votata”.

La banca centrale in una società democratica
Il ruolo di una banca centrale in un sistema liberaldemocratico è un tema delicatissimo. Negli Stati Uniti che - malgrado la loro accidentata storia - hanno inventato quel regime, è spesso discusso. La Banca centrale è organo tecnico e politico, ma non ha un’investitura democratica. Ha un obiettivo preciso e implicitamente o esplicitamente prioritario - la stabilità dei prezzi - e in base a quello viene valutato.I suoi margini di manovra sono e devono essere molto stretti.

La fine dell’Ecb-speak?
Non manca un aspetto tecnico: la comunicazione. La presidente Lagarde ha rivendicato il diritto di usare linguaggi diversi con pubblici diversi,e ha invitato a non sovrainterpretare le diverse terminologie che userà. Può essere un problema, serio. La politica monetaria consiste innanzitutto nel plasmare le aspettative su tassi e prezzi. Il suo linguaggio non può che essere tecnico e rigoroso, quasi artificiale (non a caso si parla di Ecb-speak o di Fed-speak).

Un codice senza ambiguità
È un codice preciso che serve a evitare ogni ambiguità, come accade invece nel linguaggio comune e in quello politico. Ogni commistione tra codici diversi pone invece la Bce al rischio di essere fraintesa. Dai mercati, che reagiscono molto rapidamente e a volte, nel brevissimo periodo almeno, anche sbagliando.

Riproduzione riservata ©
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    Riccardo SorrentinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, francese, inglese

    Argomenti: Economia internazionale, politica monetaria, dati macroeconomici, Francia

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