ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIL SEMINARIO ANNUALE DELLA bCE

Lagarde (Bce): politica espansiva a lungo dopo la fine della pandemia

La politica monetaria deve evitare che il forte impegno fiscale dei governi si traduca in tassi creditizi più alti e spazzi via le iniziative private

di Riccardo Sorrentino

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3' di lettura

Solo la politica fiscale può evitare il peggio: una recessione “dopo” la recessione da lockdown. La politica monetaria deve però sostenerla, soprattutto «per minimizzare gli effetti di crowding-out che potrebbero causare conseguenze negative per imprese e le famiglie: altrimenti, i crescenti interventi fiscali potrebbero generare pressioni al rialzo sui tassi di interesse di mercato e spazzar via (crowd-out) gli investitori privati con un effetto negativo sulla domanda privata».

È questo il messaggio principale che emerge dal discorso con cui Christine Lagarde ha aperto i lavoro del Seminario annuale della Bce, che in genere si tiene a Sintra, in Portogallo, ma che quest’anno si svolgerà in forma virtuale. Sono indicazioni in linea con la decisione del consiglio direttivo di rivedere le proprie misure di politica monetaria nella riunione del 10 dicembre.

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La sfida più grande da affrontare, ha spiegato Lagarde, è quella di evitare che la recessione “atipica” causata dall'epidemia, molto pesante nelle sue conseguenze, ma causata da uno shock non economico (la malattia stessa e i lockdown), sia accompagnata o seguita da un’altra recessione: «Se il pubblico non considerasse la pandemia come un evento singolo, si potrebbero vedere effetti durevoli nel suo comportamento, più che durante la prima ondata. Le famiglie potrebbero diventare più timorose del futuro e aumentare i loro risparmi precauzionali», ha detto la presidente.

Le conseguenze per il tessuto produttivo potrebbero essere pesanti. «Le imprese che sono sopravvissute finora aumentando il credito potrebbero decidere che restare attive non ha più senso da un punto di vista economico. Questo potrebbe far scattare un “moltiplicatore dell'uscita delle imprese dal mercato” in cui la chiusura delle imprese a causa delle restrizioni sanitarie riduce da domanda per le aziende complementari causando a sua volta la riduzione della loro produzione”»

Anche le aziende di credito soffrirebbero. «Le banche potrebbero iniziare a irrigidire gli standard di credito nella convinzione che il merito creditizio delle aziende si stia deteriorando, portando ad aziende meno desiderose o meno in grado di prendere fondi in prestito, un rallentamento della crescita del credito e una ulteriore crescita della percezione dei rischi da parte delle banche».

Questa situazione può essere davvero contrastata solo dalla politica fiscale. La recessione da Covid, ha spiegato Lagarde, colpisce i settori e i lavoratori in modo molto diseguale, e le aziende produttive e non produttive di ciascun settore in modo uguale: solo l'intervento governativo può calibrare gli interventi in modo da compensare difficoltà così diverse; e nello stesso tempo “rassicurare” le famiglie riducendo il desiderio di risparmiare per contrastare le incertezze.

La politica monetaria, però, deve continuare a sostenere questo sforzo: finora - ha detto Lagarde - ha salvato, insieme alla politica prudenziale, un milione di posti di lavoro. Il suo compito ora - ha proseguito - è quello di assicure «condizioni di finanziamento» (e non semplicemente condizioni finanziarie) favorevoli, anche in termini di durata, non solo ai governi ma anche ai privati.

Per due motivi. Il primo, e il principale, è quello di evitare un rialzo dei tassi di interesse che scoraggi ulteriormente le imprese. La politica monetaria, in secondo luogo,deve «continuare a sostenere il settore bancario». «Le aziende - ha aggiunto Lagarde - sono ancora dipendenti da nuovi flussi di credito; e quello che finora hanno preso molte risorse in prestito hanno sicuramente bisogno che i rifinanziamenti restino desponibili a condizioni attraenti per evitare un eccessivo deleveraging», cioè una brusca riduzione dell’esposizione creditizia.

Anche se questo scenario avverso non si dovesse verificare, la ripresa si annuncia in ogni caso non lineare, instabile, e comunque più lenta di quelle delle recessioni normali. Nella situazione attuale a essere particolarmente colpite sono le imprese dei servizi, contrariamente a quanto accade di solito, con ricadute importanti anche sul mercato del lavoro e il forte rischio di “ferite durevoli” al tessuto produttivo.


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