economia globale

Lagarde (Fmi): il protezionismo fa male a tutti, debito a livelli mai visti

di Stefano Carrer


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(EPA)

2' di lettura

Si addensano nubi scure su uno scenario (economico) globale che per ora resta soleggiato. Con questa metafora meteo, la direttrice esecutiva del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha evidenziato che il Fmi continua a restare ottimista sul contesto della crescita mondiale, ma è anche preoccupato per il rischio che il commercio internazionale sia minato da tensioni protezionistiche in grado di incidere negativamente sull’economia globale, oltretutto in un momento in cui tendono ad affievolirsi gli stimoli fiscali e i tassi di interesse tornano a rialzarsi.

Lagarde ha fatto un intervento a Hong Kong (dopo aver partecipato al Boao Forum), a una settimana dalla riunione plenaria a Washington dei 189 membri del Fmi, durante la quale sarà anche aggiornato l'Outlook del Fondo sull'economia globale (pronosticata nel gennaio scorso in crescita del 3,9% per quest'anno e per l'anno prossimo).

«La storia dimostra che le restrizioni alle importazioni fanno male a tutti, in particolare ai consumatori più poveri», ha detto Lagarde, secondo cui è stato l'emergere di un sistema globale di commercio a ridurre la povertà estrema, a tagliare il costo della vita e a creare milioni di lavori ben pagati: «Ma questo sistema di regole e responsabilità condivise è ora in pericolo di essere affossato: sarebbe un fallimento politico collettivo inescusabile».

Le priorità economiche dovrebbero essere piuttosto evitare le tentazioni di protezionismo, contenere i crescenti rischi finanziari e spronare con le riforme la crescita a lungo termine.

Largarde non ha citato esplicitamente Stati Uniti e Cina, protagonisti del tiro alla fune commerciale, tra dazi e controdazi, che sta allarmando il mondo intero per le possibile conseguenze su scala illimitata. In dichiarazioni rilasciate dopo il suo discorso, la managing director del Fmi ha comunque sottolineato che anche le questioni sulla proprietà intellettuale vanno trattate in un contesto multilaterale, non con la ricerca di favori specifici o con minacce unilaterali.

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