il direttore fmi sulla manovra di bilancio

Lagarde: «L’Italia? Rispetti le regole, è membro della Ue»

di Gianluca Di Donfrancesco


Fmi avverte l'Italia: incertezza politica aumenta rischi

2' di lettura

Sull'Italia «c'è preoccupazione, più per quello che è stato detto che per quello che è stato fatto, finora. Aspettiamo di vedere la manovra». Esita e sorride il direttore generale dell’Fmi, Christine Lagarde, prendendosi qualche istante prima di rispondere alla domanda sull’Italia dell’editorialista del Financial Times, Martin Wolf, durante una conversazione pubblica sull’economia mondiale, organizzata all'interno dei lavori del meeting annuale dell'Fmi e della Banca mondiale, in corso a Bali, in Indonesia. E dove non passa giorno senza che il caso Italia si ritagli la sua quota di attenzione, tra un monito sui rischi di una guerra commerciale tra Usa e Cina e l'allerta sulle vulnerabilità dei Paesi emergenti di fronte al rialzo dei tassi della Federal Reserve.

Facendo riferimento agli obiettivi di finanza pubblica fissati dal Governo, con il deficit pubblico al 2,4% del Pil, Lagarde ha sottolineato che «quando si entra in un club, come quello della Ue, se ne devono rispettare le regole». Il direttore dell’Fmi ha anche esortato l’Eurozona a riprendere il percorso di integrazione, per esempio sull’unione bancaria, che ha perso spinta negli ultimi mesi.
«Ma sull’euro e l’Eurozona, non bisogna mai mollare» ha chiosato.
Poco prima, nel più formale clima di una conferenza stampa, Lagarde aveva detto: «La nostra posizione sull’Italia è abbastanza ben conosciuta: l’Italia deve continuare il consolidamento fiscale e ci aspettiamo che tutti i Paesi membri della Ue ne rispettino le regole».

Dopo la doccia fredda sulla crescita (stimata all’1,2% nel 2018 e all’1% nel 2019, lontano dagli obiettivi del Governo) , dopo l’invito a non tornare indietro su riforma delle pensioni e del mercato del lavoro, dopo l’allerta sull'esposizione delle banche sul debito pubblico, ora arrivano le parole del n° 1 del Fondo.
Lagarde ha poi confermato le preoccupazioni espresse dall'Fmi sull'economia mondiale, che continua a crescere, ma vede addensarsi nuvole all'orizzonte. A partire dalle tensioni commerciali. Su questo punto, Lagarde ripete come un mantra l'invito a “de-escalare, correggere il sistema multilaterale, non romperlo”. Nulla di nuovo: è infatti la posizione da due anni a questa parte, vale a dire da quando il presidente Usa, Donald Trump, si è insediato alla Casa Bianca con la sua agenda America First, applicata a suon di dazi. “Spero che non ci stiamo muovendo verso una guerra commerciale e valutaria, perché ci sarebbero molte vittime”, ha affermato Lagarde, aggiungendo che sullo yuan, la Cina, come altri Paesi, sta lasciando la moneta libera di fluttuare: ma l'adozione di cambi flessibili da parte di Pechino, ha spiegato Lagarde, è stata una decisione appoggiata dall'Fmi, che incoraggia le autorità cinesi a procedere su questo percorso. Una risposta alle accuse mosse dalla Casa Bianca, che vede nel deprezzamento dello yuan sul dollaro una sorta di doping per spingere l'export cinese.
Dieci anni dopo la Grande crisi del 2008, ha affermato infine Lagarde, l'economia globale è più sicura, ma forse non abbastanza. E ha puntato il dito sul livello record (182mila miliardi di dollari) raggiunto dal debito pubblico e privato. Per questo, ha affermato il direttore generale dell'Fmi, bisogna evitare di tornare indietro sulla regolamentazione finanziaria.

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