la storia

Lamborghini Urus, così il suv trasforma Sant’Agata

di Mario Cianflone

 Così è stata battezzata la linea produttiva della azienda

3' di lettura

Può un suv cambiare la storia di un’azienda e, soprattutto, trasformare il suo territorio e la sua economia? È questa la partita che sta giocando Lamborghini con il suo suv Urus. Una storia iniziata oltre 5 anni fa e che il 4 dicembre si concluderà con il lancio del modello definitivo, finora visto in formato concept, realizzato in una ipermoderna fabbrica. Ed è una storia, quella del suv della casa di Sant’Agata Bolognese (Bo), che da una parte affonda le radici nelle cronache automotoristiche del secolo scorso (Lamborghini con la LM002 del 1986 per prima introdusse il concetto di fuoristrada con prestazioni da supercar), dall’altra racconta come ha portato Audi (Gruppo Vw), proprietaria della casa italiana, a insediare a Sant’Agata la produzione del «lambo-suv». È stato difficile strapparla nel 2015 alla designata fabbrica di Bratislava, grazie all’azione dell’allora amministratore delegato Stephan Winkelmann, del numero uno del marketing Audi, Luca de Meo (ora ceo di Seat) e del Governo italiano. Urus, in vendita dal prossimo anno, rappresenta, seppur in scala ridotta, una rivoluzione come quella di Cayenne per Porsche nel 2003 e proietta la casa di Sant’Agata in un’inedita dimensione industriale. Il nuovo modello si inserisce nel settore degli sport utility di super lusso, che di fatto non ha ancora concorrenti e che come minimo porterà al raddoppio dei volumi di vendita.

Dopo aver raggiunto una produzione mai vista in 60 anni di storia, con l’arrivo della Urus il marchio di Sant’Agata Bolognese si è dovuto espandere in termini di metri quadri, persone impiegate e tecnologie realizzando uno stabilimento 4.0. La nascita del primo suv “moderno” di Lamborghini, supportato da un investimento complessivo di oltre 700 milioni di euro, si è tradotto in un aumento di superficie del 100% rispetto alla metratura attuale, da 80mila a quasi 160mila metri quadri. Uno degli aspetti più interessanti dell’ampliamento riguarda le tempistiche dell’espansione con la realizzazione della nuova linea di assemblaggio dedicata alla Urus, l’inedito reparto finizione per tutti i modelli, la pista di prova specifica per i suv, il magazzino logistico, un secondo impianto di trigenerazione, la palazzina uffici con certificazione Leed Platinum e il nuovo polo per la produzione centralizzata di tutti i vettori energetici. Questo è stato possibile grazie al lavoro in soli 18 mesi di 3.600 persone esterne, mentre la produzione dei due modelli in gamma Huracán e Aventandor invece di rallentare ha segnato il record di vendite nel 2016 con un +7% rispetto al 2015. L’attenzione all’innovazione tecnologica è stata massima e la linea di assemblaggio dedicata alla Urus è caratterizzata dall’approccio industriale 4.0, integrando nuove procedure produttive al lavoro degli operatori. Battezzata “Manifattura Lamborghini”, la linea poggia su quattro principi fondamentali: artigianalità, competenze e specializzazione, ergonomia e sicurezza e processo di produzione. Questo differente approccio ha portato all’interno della produzione novità, a partire da robot collaborativi che affiancano le persone per migliorare lo svolgimento di operazioni ripetitive ad alta qualità come l’avvitatura sotto la scocca, l’incollaggio dei vetri e l’assemblaggio delle ruote. Introdotta anche una maggiore digitalizzazione attraverso dispositivi touch screen e la presenza di mezzi Agv (Automatic guided vehicle) utilizzati per trasportare vetture e materiali. E una grande attenzione alle lavorazioni manuali, andando contemporaneamente ad aumentare il livello di personalizzazioni e gli standard qualitativi. A questo lungo elenco di novità si aggiungeranno i 10mila mq del nuovo reparto di verniciatura, operativo entro la fine del 2018.

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La crescita commerciale e produttiva ha richiesto un aumento delle persone impiegate, come dimostrano le 500 persone assunte con contratto a tempo indeterminato per rendere possibile il progetto Urus e le ulteriori 200 in arrivo entro dicembre del prossimo anno. Tutto questo si è reso necessario per la realizzazione di un modello che rappresenta una novità assoluta nel mercato, realizzato sulla piattaforma mlb Evo (la stessa di Porsche Cayenne e Bentley Bentayga) e spinto dal 4.0 V8 da 650 cavalli. Abbinato alla trazione integrale e al cambio automatico Zf 8 marce, il nuovo Urus assicura prestazioni mai viste su un suv grazie anche a soluzioni tecniche derivate da quelle delle supercar.

Urus ha contribuito a portare il numero di dipendenti totali ad oltre 1.500 persone, raddoppiando così il numero di addetti presenti 10 anni fa. A fronte di questa crescita è curioso ricordare alcuni dubbi quando Audi comprò Lamborghini nel 1998, a causa di una possibile perdita d’identità del marchio fondato da Ferruccio Lamborghini. Al contrario, il marchio dei Quattro Anelli ha investito fortemente sul territorio e continuerà a farlo, partendo dall’arrivo futuro di una versione ibrida plug-in della Urus.

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