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Lana pugliese e tinture vegetali nelle maglie Fortunale. Che pianta un albero per ognuna

Successi e nuove sfide del marchio lanciato da un imprenditore tessile pugliese che vuole rilanciare la filiera della lana locale e rendere più verde anche la sua terra

di Chiara Beghelli


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3' di lettura

La fortuna aiuta gli audaci. O almeno, chi ha idee buone, tali non solo perché generano un successo, ma anche perché fanno del bene, all’ambiente, alle persone e all’economia. Per questo quando Ivan Aloisio, imprenditore tessile di Cassano delle Murge, in provincia di Bari, era in cerca di un nome adatto al suo nuovo progetto di maglieria sostenibile, ha scelto “ Fortunale ”: «È un vento molto forte, quando lo incontrano i marinai si affidano alla fortuna - racconta -. Anche noi siamo così: la natura può entrare nell’industria della moda e sparigliarne le carte».

L’ispirazione dai bambini
Fortunale nasce come marchio di maglie di lana purissima e sostenibile, prodotta a km zero in Puglia: «Sono nato in una famiglia di magliai, abbiamo prodotto per tante aziende. Qualcosa è cambiato quando sono nati i miei bambini - spiega Aloisio -. La loro pelle era delicatissima, dunque ho iniziato a interessarmi a quali tipi di tessuti potessero indossare. E mi sono reso conto che nel tessile c’era pochissimo di eco-compatibile e sostenibile. Per questo ho iniziato a studiare, a fare ricerche, e sono arrivato alla lana della nostra Puglia».

Ivan Aloisio

La lana locale, infatti, non è solo la più simile (per micronaggio) alla lana merinos, ma la sua alta qualità deriva anche dal fatto che gli allevatori non stressano i loro animali: «Come invece accade nelle enormi pampas argentine, dove vivono milioni di capi che competono per lo scarso cibo, controllati da elicotteri e curati per evitare malattie. Il 2-3% delle pecore muore, e non è poco su quei numeri - prosegue l’imprenditore -. Il vello delle pecore è come i capelli degli esseri umani, lo stress influisce sulla qualità e la quantità».

Le sfide del rilancio della filiera
Certo, la lana pugliese, come quella abruzzese d’altronde, ha vissuto lunghi anni di crisi, che portano tuttora gli allevatori a considerare più vantaggioso bruciarla nei campi, o gettarla, che venderla. Per fermare queste pratiche Fortunale è stato coinvolto anche nel progetto “Plauto” , sviluppato dall’università di Bari, che ha l’obiettivo di recuperare la lana murgiana, oggi considerata materia di scarto: «Stiamo costruendo una filiera di lanifici con allevamenti certificati. All’ultima edizione di Pitti Filati ho riscontrato molto interesse per questo tipo di produzione, anche da parte di importanti aziende. Oggi ci sono peraltro troppe oscillazioni di prezzo nelle aste delle balle, si rischia di pagare troppo o di ritrovarsi senza lana».

Tinture vegetali degli antichi Romani
La lana di Fortunale è priva di nylon, fibra che viene inserita di solito per renderla più resistente. E viene tinta con pigmenti naturali in una azienda di Biella, certificata Gots e Woolmark, che ha studiato a lungo le tecniche tintorie degli antichi Romani ed è riuscita a riprodurle, usando cipolla, prezzemolo, indaco, reseda, prezzemolo. «La pura lana e le tinture naturali fanno sì che ogni nostro capo sia riciclabile all’80%. Tant’è che a fine vita proponiamo ai nostri clienti di restituircelo, perché ne possiamo ricavare un’altra matassa», dice Aloisio.

I maglioni Fortunale sono poi confezionati in maglifici del distretto di Carpi, da tempo collaboratori dell’azienda di Aloisio. Anche il packaging è sostenibile, senza plastica, con un cartellino che diventa porta auricolari. Anche la carta velina avrà presto una seconda vita.

I pigmenti vegetali usati per tingere la lana Fortunale

Una maglia, un albero
Inoltre, per ogni maglione venduto l’azienda pianta un albero, grazie alla collaborazione con associazioni del territorio, fra cui Legambiente: proprio un logo che richiama il profilo di un alberello è ricamato sulla spalla di ogni maglione, accompagnato da un numero che corrisponde all’albero piantato, quasi per ricordare a chi lo indossa la natura e lo scopo del suo acquisto. Per il 21 novembre, Giornata nazionale degli Alberi, Fortunale ha già predisposto la messa a dimora di 250 piante.

Il successo su Kickstarter
Sostenuta anche da un ottimo andamento delle vendite: «Per finanziarci un anno fa abbiamo lanciato una campagna su Kickstarter da 15mila euro, e ne abbiamo raccolti 26mila. Così è nata la collezione uomo. Il 22 ottobre ne abbiamo lanciata un’altra, per produrre la collezione donna e gli accessori, che si chiuderà il 25 novembre ma che ha superato la quota richiesta in meno di 24 ore».

Metà degli ordini è partita verso Stati Uniti, Canada e Regno Unito, il 20% per la Germania e l’Olanda, il resto in Italia. Ma richieste arrivano anche dal Giappone, Paese sensibilissimo all’eccellenza tessile.

«Ora vorremmo lanciare anche la collezione bambino, che ci viene molto richiesta, e ampliare la gamma di colori disponibili. E siamo anche pronti per l’e-commerce, che però vogliamo affrontare con un magazzino adeguato». La fortuna aiuterà ancora le idee buone di Fortunale.

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