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Lancet: il mercato ittico potrebbe non essere la fonte del nuovo virus

È quanto emerge dalla lettura dei dati da parte della prestigiosa rivista scientifica. Non si tratta di scenari complottistici o di fughe di virus, ma di dati epidemiologici e analisi retrospettive

di Francesca Cerati


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(AFP)

3' di lettura

Il mercato ittico di Wuhan potrebbe non essere la fonte del nuovo virus che si è diffuso a livello globale. È quanto emerge dalla lettura dei dati da parte della prestigiosa rivista scientifica Lancet. Non si tratta di scenari complottistici o di fughe di virus, ma di dati epidemiologici e analisi retrospettive.

Come già è successo con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers), malattia che può essere letale e che si verifica sporadicamente: inizialmente si è stabilito che fosse arrivata da un paziente dell’Arabia Saudita nel giugno 2012. Studi successivi hanno poi fatto risalire l’origine a un precedente focolaio di polmonite inspiegabile in Giordania nell'aprile dello stesso anno.

Anche per il nuovo coronavirus cinese l’attenzione si è concentrata sul mercato del pesce a Wuhan. Ma una descrizione dei primi casi clinici appena pubblicati su The Lancet contesta tale ipotesi.

L’articolo - scritto da un numeroso gruppo di ricercatori cinesi appartenenti a diverse istituzioni - offre dettagli molto interessanti sui primi 41 pazienti ospedalizzati a causa di quello che è stato soprannominato il coronavirus 2019 (2019-nCoV).

Secondo gli autori, il primo caso risale al primo dicembre, e non c’era alcun collegamento con il mercato del pesce. Non solo, i loro dati evidenziano anche che, 13 dei 41 casi non avevano alcun collegamento con il mercato. Un numero piuttosto significativo.

Lo scambio di informazioni tra le autorità sanitarie cinesi e l'Organizzazione mondiale della sanità affermavano invece che il primo paziente aveva manifestato sintomi l'8 dicembre e che “la maggior parte” dei casi aveva legami con il mercato di Whuan, che è stato poi chiuso il primo di gennaio.

Il noto infettivologo Daniel Lucey, dell'Università di Georgetown di Washington, afferma che se i nuovi dati sono accurati, le prime infezioni nell’uomo devono essersi verificate a novembre, se non addirittura prima, perché esiste un tempo di incubazione tra infezione e comparsa dei sintomi. In questo caso, il virus avrebbe potuto diffondersi silenziosamente a Wuhan e magari altrove prima che i casi del famigerato mercato ittico all'ingrosso fossero scoperto alla fine di dicembre. Secondo Lucey “il virus è entrato in quel mercato prima di uscirne”.

Ma i dati dello studio su Lancet sollevano altre domande sull’accuratezza delle prime informazioni fornite dalla Cina.

All’inizio dell'epidemia la fonte ufficiale di informazioni pubbliche era la Commissione sanitaria municipale di Wuhan. Le prime comunicazioni risalgono all'11 gennaio e si riferiscono a 41 pazienti, e il conteggio è rimasto invariato fino al 18 gennaio.

Dai test diagnostici, la Commissione sanitaria municipale di Wuhan avevano confermato questi 41 casi già il 10 gennaio ed è presumibile che i funzionari conoscessero i dati clinici di ciascun paziente. Da qui, “la Cina deve aver capito che l'epidemia non ha avuto origine nel mercato del pesce di Wuhan” commenta preoccupato Lucey.

Kristian Anderson, un biologo evoluzionista dello Scripps Research Institute di San Diego che ha analizzato le sequenze genetiche del 2019-nCoV per cercare di chiarire la sua origine, commenta che “lo scenario che qualcuno sia stato infettato al di fuori del mercato e che successivamente lo abbia “portato” al mercato è uno dei tre scenari che stiamo considerando e che è coerente con i dati”.

Gli altri due scenari sono che l'origine sia legato a un gruppo di animali infetti o a un singolo animale presenti al mercato.

La lettura del Dna del virus consente ai ricercatori di monitorare come sta cambiando 2019-nCoV e fornisce una tabella di marcia per lo sviluppo di un test diagnostico e un vaccino.

Anderson, che il 25 gennaio ha pubblicato su un sito di ricerca virologica l’analisi di 27 genomi del 2019-nCoV, suggerisce che il nuovo virus cinese ha un “antenato comune più recente”, ovvero un’origine comune che si è manifestato già il primo ottobre.

Bin Cao, della Capital Medical University di Pechino, uno degli autori dell'articolo di Lancet e specialista in malattie respiratorie polmonari, ha scritto in una mail a Science che lui e i suoi co-autori “apprezzano le critiche” di Lucey ... e che “ora sembra chiaro che il mercato del pesce non sia l'unica origine del virus” - ha ribadito in un’altra mail a ScienceInsider - “e a essere sinceri, non sappiamo ancora da dove provenga il virus”.

Analisi retrospettive su campioni di sangue su persone e animali in Cina, compresi i venditori di animali in altri mercati, potrebbero offrire un quadro più definito sull’origine del 2019-nCoV. Tra i rumors potrebbe dunque esserci un segnale chiaro.

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