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Lancia Beta, la berlina due volumi che convinse Emerson Fittipaldi

Difficile trovare esemplari scampati alla rottamazione, ma i pochi in circolazione diventano una tentazione per gli appassionati del marchio

di Vittorio Falzoni Gallerani

3' di lettura

Probabilmente non avremmo celebrato questa automobile se non trapelassero continuamente la anticipazioni sul rilancio della Lancia sulla base del “tutto elettrico”; ecco: questa prospettiva è capace di fare rimpiangere agli appassionati anche questa controversa vettura. E poco amata, al punto che sono sparite dalla circolazione e quasi nessuno si è preso il disturbo di celebrarla in questo anno che sta per finire e che segna il cinquantesimo dal suo debutto al Salone di Torino del 1972 nelle versioni con motore 1,4; 1,6 ed 1,8 litri.

Eppure, vista con gli occhi di oggi, ed al netto dei suoi difetti che ricorderemo, essa ha tutti i caratteri di una Lancia anche se la Fiat aveva preso il comando della Casa fin dal 1969; primo modello concepito sotto la sua ala, essa non tradiva almeno un paio di caratteristiche tipiche delle berline Lancia: la trazione anteriore e la linea molto personale. A due volumi, soluzione allora poco capita su di un’auto di prestigio, non offriva neppure la praticità del portellone; l’andamento della finestratura creava poi un andamento verso la coda piuttosto pesante, oltre che penalizzante per la visibilità.

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La macchina non suscitò alcun entusiasmo ma, prima berlina Lancia totalmente nuova dopo nove anni (si può dire che dopo la Fulvia del 1963, la Lancia non fece altro che ammodernare i vecchi modelli), indusse molti Lancisti a comperarla comunque. Ed essi, una volta portatala a casa, si trovarono di fronte ad una situazione contraddittoria: da un lato una macchina confortevolissima, dai motori brillanti, con tenuta di strada e frenata da prima della classe.

Un insieme di doti che spinsero Emerson Fittipaldi a procurarsene un esemplare: coraggiosamente rossa con interno in pelle nera, motore 1,8 e totalmente accessoriata attingendo ad un elenco di opzioni finalmente all’altezza della concorrenza europea, se ne servì con soddisfazione per un paio d’anni per le sue trasferte sulle strade d’Europa.

Anche questo fu un incoraggiamento all’acquisto per tanti ma non è un mistero che vi erano anche lati meno brillanti di quest’auto che, dispiace dirlo, è difficile non attribuire alla consolidata politica Fiat di contenimento dei costi; fu così che le plastiche cigolavano e si staccavano, i tessuti si deterioravano anzitempo e la ruggine aveva troppo spazio di manovra.

Chi l’ha avuta ricorderà il terminale della marmitta che, costruito con un materiale che sembrava quello dello scatolame alimentare, non durava più di un anno ed anche, cosa molto più grave, l’intera carrozzeria andava incontro ad irreversibile deterioramento in tempi brevi tanto da costringere la Lancia a togliere la Beta dal mercato inglese ove le inclemenze del clima la mettevano fuori uso in tempi non accettabili.

La prima serie della Lancia Beta, quella che oggi starebbe proprio bene in qualsiasi collezione di Lancia, dura fino al 1975 totalizzando la deludente cifra di 63.542 esemplari venduti; per fortuna a quei tempi a nessuno in Lancia venne in mente di lasciar morire il Marchio e, anzi, i tecnici si impegnarono a tentare di ribaltare la situazione aggiornando la Beta.

Il primo tentativo, che rese meno personale la linea, ottenne infatti qualche risultato in quanto gli esemplari venduti salirono a 103.489, per quanto in un anno in più e cioè fino al 1979 quando debuttò la terza serie che di contro giocò tutte le sue carte sulla personalità.

Bello il frontale con la calandra richiamante la tradizione della Casa; meglio risolta la coda ora più movimentata ed elegante; bellissimi i cerchi in lega opzionali; indimenticabile l’interno con la famosa plancia “a groviera” dell’architetto Mario Maioli, i sedili dalla forma tagliata con l’accetta ed i pannelli porta rivestiti in moquette. Magnifico, e lo sottolineiamo con gioia, il motore Fiat due litri bialbero da 115 CV e ricco di coppia che, su una macchina così snella, faceva un figurone.

Nonostante tutte queste peculiarità così tipicamente Lancia, che ne fanno oggi una tentazione irresistibile all’acquisto se solo se ne trovasse una scampata alla rottamazione, la terza serie fu quella di minore successo: solo 28.431 esemplari fino al 1981 quando fu sostituita dalla Trevi a tre volumi sperando finalmente di accontentare i Lancisti fornendo loro un bagagliaio a sé stante.

Purtroppo fu un altro flop leggendario, che però ebbe il merito di preparare il campo alla Thema, ultimo grande successo Lancia prima della presentazione della sua erede nel 1994: quella Kappa che diede il la alla progressiva rovina del Marchio. Per tutto quanto detto e con un briciolo di struggimento, ci auguriamo quindi che Luca Napolitano, il nuovo Ceo Lancia, per il rilancio di questo Marchio così prestigioso e tormentato, si ispiri alla Beta, pur con tutti i suoi difetti, piuttosto che a certi mega elettrodomestici su ruote proposti oggi sul mercato; i Lancisti (e non solo) ringrazieranno.


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