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Landini al vertice della Cgil, le incognite su rappresentanza e Tav

di Giorgio Pogliotti

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La Cgil ad un passo dall'accordo per il nuovo vertice, con Maurizio Landini (nella foto Ipp) segretario generale e Vincenzo Colla vice

2' di lettura

La Cgil volta pagina, finisce la stagione di Susanna Camusso con il passaggio di consegne a Maurizio Landini. Alla fine, nella tarda notte di mercoledì, al congresso di Bari è stata raggiunta un’intesa con l’altro candidato, Vincenzo Colla, per evitare una spaccatura tra i sostenitori dei due schieramenti.

Colla otterrà il posto di vicesegretario generale e sarà affiancato da una donna, probabilmente Gianna Fracassi, considerata più in continuità con il tandem Camusso-Landini. A Colla verrà riconosciuta anche un’altra presenza nella segreteria confederale, dove si liberano due dei dieci posti (quelli di Camusso e di Franco Martini, giunti a scadenza del mandato), sostituiti da Vito Miceli (segretario dei chimici-tessili, dell’area riformista che sostiene Colla), mentre l’altro posto andrà ad una sindacalista ancora da individuare, considerata in linea con il nuovo segretario. Colla avrà anche il 40% dei componenti del direttivo, il “parlamentino” di Corso d’Italia.

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Il compromesso raggiunto evita di eleggere alla guida della Cgil un leader “dimezzato”, perché se si fosse giunti alla conta, il rischio di trovarsi con un segretario generale eletto da poco più della metà dei circa 300 componenti dell’assemblea generale era alto.

Certo, fino allo scorso anno nessuno avrebbe scommesso sulla possibilità di Landini di prendere il posto di Camusso. Difficile dimenticare come al congresso di Rimini del 2014, Landini da leader dei metalmeccanici della Fiom, condusse una dura battaglia contro Camusso, chiese che il segretario venisse eletto dalla base, e capeggiò l’opposizione interna contestando fortemente l’accordo sulla rappresentanza raggiunto con Cisl, Uil e Confindustria. Ma ancora prima, nel 2011 l’estromissione della Fiom dagli stabilimenti Fiat in seguito alla battaglia condotta da Landini contro il piano Marchionne e la bocciatura della sua linea al referendum tra i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori, fu motivo di grande preoccupazione per Camusso che cercò a lungo una exit strategy per limitare i danni.

Fallito il tentativo di costruire una coalizione sociale, Landini posizionò la Fiom con i No Tav. Ma Landini rientrò in campo con la firma del contratto nazionale dei metalmeccanici di novembre 2016 – il precedente non lo aveva firmato – con una parte della Cgil contraria perché gli aumenti salariali venivano assorbiti dalle prestazioni di welfare. In quel Ccnl si introdusse una grande innovazione: il riconoscimento del diritto soggettivo alla formazione. Con la firma per Landini si aprirono le porte della segreteria confederale. E Camusso, di fronte alla scelta tra Landini e Colla, ha optato per l’ex leader Fiom.

Restano diverse incognite. Landini non ha mai chiarito pubblicamente se la sua posizione sull’accordo sulla rappresentanza – intesa che regola le relazioni industriali - nel frattempo sia cambiata, così come se sia venuto meno il sostegno ai No Tav (la Cgil sostiene la Tav). La sua elezione a segretario generale della Cgil sarà l'occasione per un chiarimento definitivo su questi temi.

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