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Lanificio Manteco supporta 56 piccoli fornitori: «Insieme per il lusso green»

L'azienda coinvolge i produttori della filiera nei progetti ambientali e di recupero scarti. E l'alleanza attutisce gli effetti della crisi Covid

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

La sostenibilità economica e sociale si allarga dal lanificio-committente ai terzisti della filiera, e diventa un argine contro le crisi da pandemia dei “piccoli”.

Succede alla Manteco di Montemurlo (Prato), azienda leader nei tessuti per abbigliamento in lana riciclata, 70,7 milioni di euro di fatturato 2020 con un margine operativo lordo di 13,6 milioni, che ha applicato alla lettera la ricetta del “fare sistema” coinvolgendo nei (tanti) progetti diretti a ridurre l'impatto ambientale, recuperare gli scarti di lavorazione, rigenerare capi usati, i produttori della filiera: rifinizioni, filature, tessiture e altre ditte terziste che realizzano fasi del processo (completamente tracciato) e che, com'è tipico del distretto pratese, hanno sede nel raggio di 10-15 chilometri.

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Il ‘Manteco System', formato da 56 aziende che hanno un fatturato aggregato di circa 32 milioni, contano quasi 900 addetti e hanno sottoscritto una carta dei valori etici e ambientali, è nato quando il Covid era un virus da fantascienza, ma si è rivelato prezioso in questa fase.

“Nell'ultimo anno e mezzo particolarmente difficile, segnato dalla pandemia e dalle diminuzioni di fatturato, nessuno dei nostri partner produttivi è entrato in crisi – spiega Matteo Mantellassi, alla guida col fratello Marco dell'azienda fondata dalla famiglia nel 1943 – e questo perché noi diamo loro un supporto strategico: non solo assicuriamo commesse ma li sosteniamo con aiuti finanziari, testiamo in laboratorio la qualità delle loro produzioni per migliorarle, trasmettiamo il know how acquisito sperimentando materiali e colori nel nostro centro di ricerca sul riciclato, li aiutiamo a trovare il personale specializzato che spesso non riescono a reperire”.

Il ‘Manteco System' produce valore per tutti gli anelli della filiera. “Nel 2020 ci siamo difesi meglio del settore tessile-moda”, sottolinea Mantellassi indicando un calo di fatturato del 21%. Quest'anno l'azienda pratese, che nel 2019 ha sfiorato i 90 milioni di ricavi con quasi 16 milioni di ebitda, ha avviato il rimbalzo verso i livelli pre-Covid anche se il mercato ancora instabile fa essere prudenti sulle previsioni.

Il faro resta quello del ‘luxury green'. Avere un processo di produzione tracciato digitalmente, che permette di risalire ai minimi dettagli di ogni partita di lavorazione, sta aiutando l'accelerazione sul fronte della sostenibilità e dell'economia circolare, dove Manteco è leader da tempo: su 7,5 milioni di metri di tessuto prodotto pre-Covid, circa 6 milioni sono di lana e, di questi, quasi la metà di lana cardata riciclata. Ora l'azienda ha l'obiettivo di diventare carbon neutral entro il 2030, abbattendo le emissioni di anidride carbonica; di potenziare il recupero (e il riciclo) degli scarti di lavorazione - oggi 200mila kg all'anno - raccolti da una delle imprese del ‘Manteco System' che fa la spola tra tutte le filature e tessiture della rete; di allungare la durata dei tessuti riciclati grazie a uno studio condotto con l'Università di Milano. “I prezzi della lana vergine e di quella riciclata si stanno avvicinando – conclude Matteo Mantellassi – e noi vogliamo puntare a dare valore ai tessuti di lana riciclata per farne un prodotto di lusso: un luxury green che recupera la tradizione di Prato e la esalta nel nome della sostenibilità”.

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